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Intervista a Olinto Medina direttore musicale del Sexteto Juventud

di Alfredo Churión.
realizzato nel mese di Ottobre del 2007

traduzione a cura della Redazione LaSalsaVive


Sexteto Juventud

Il Sexteto Juventud

Pionieri della salsa brava: “Ci sono molti musicisti che dicono che fummo noi ad intraprendere il cammino”. Ascoltandoli suonare dal vivo è difficile immaginare che questi signori abbiano già 45 anni di attività alle spalle, giacchè il loro stile continua ad essere invariato da quando cominciarono: lo stile di quei gruppi di ragazzi di quartiere (barrio) che cantano in qualsiasi strada.

Questo è il Sexteto Juventud, una vera istituzione nazionale che – a suo modo – definì uno stile diverso di fare salsa.
A tal proposito conversiamo con il loro direttore musicale e fondatore: Olinto Medina.

Alfredo: Olinto, quest’anno il Sexteto ha compiuto 45 anni.

Olinto: “Effettivamente è così. Lo formammo parecchio tempo fa, il 13 maggio del 1962 con il nome Conjunto Rítmico Juventud. Eravamo un gruppo di amici che vivevano nel bloque 44 del quartiere 23 de Enero a Caracas.
Avevamo la stessa passione per la musica e per lo sport, nel gruppo di amici c’erano i fratelli Carlos e Marco Tulio Crocker, mio fratello Juan, Arturo López, Isaías, Alfredo Arraiz ed io.

L’orchestra non aveva ancora una composizione definita anche perchè non c’era molta esperienza ed io cercavo musicisti che potevano adattarsi a quel che stavamo facendo.
Grazie a Dio i ragazzi riuscirono ad adattarsi, anche se per vari motivi con il tempo alcuni di loro si ritirarono, il tutto coincise con l’arrivo nell’orchestra di Tabaco e di suo fratello Cruz, insieme a Pablo. Dell’orchestra originale siamo rimasti in quattro.”

Carlos Quintana Tabaco & Sus Metales “Una Sola Bandera”

AC: Quale influenza musicale avevate a quell’epoca?

OM: “Io credo che in Venezuela non avessimo alcuna influenza musicale perchè per noi che venivamo dal barrio (quartieri poveri) era impossibile andare a vedere i concerti di orchestre come quella di Luís Alfonso, l’orchestra Billos e quella dei Los Hermanos Belisario, pertanto non potevamo trarre alcuna conoscenza dalla loro musica.
Però arrivava molta musica cubana come quella della Sonora (Matancera),della Aragón e dei sestetti che suonavano là.
Successivamente si iniziò a sentire la salsa messicana, che era diversa dalla nostra, ma faceva parte della stessa corrente caraibica.
Negli stessi anni sessanta si ascoltava il Sexteto La Playa con Tito Rodríguez e noi seguivamo questa corrente nonostante non avessimo avuto un contatto diretto, però sapevamo che qualcosa sarebbe accaduto perchè piacevano molto alla gente”.

AC: Arriva un momento in cui voi iniziate a fare una fusione fra la musica tradizionale cubana con generi emergenti come il Rock.

OM: “Il buon latino che conosce le proprie radici sa che quando un gruppo si avvicina a queste correnti le deve assimilare. Questo è stato quel che ho fatto: cercare prima la sintonia del sestetto e successivamente trovare poco alla volta lo stile, cosa che alla fine è accaduta. Uno stile che non assomigliava a nessun’altro, non so se questo dipendesse dalla creatività delle canzoni che facevamo o dalla strumentazione che è diventata un’icona della nostra musica.”

AC: Quale fu la reazione della gente quando cominciaste a suonare?

OM: “Mi ricordo che quando facevamo le prove nei corridoi del palazzo qualcuno si lamentava, però si vedeva già che esisteva un carisma fra i membri del gruppo. Eravamo gente umile, sana, nessun vizio, nessun malinteso”. Con il tempo si creò un regolamento d’accordo con quelli che mi volevano come leader. Anche se non ci crederete, in quell’epoca suonavamo per molte feste da ballo nell’est di Caracas ed io credo che questi inizi furono la nostra grande scuola.

Guasanco
Mala

AC: Quale fu il primo grande successo del Sexteto?

OM: “Fu una canzone che registrammo nel 1967 quando Caracas compì 400 anni: “Guasancó”, la nostra prima registrazione di un disco a 45 giri. Dopo ci furono canzoni come “Mala”, “Caramelo y Chocolate”, “La Cárcel”, “Mi Calvario” e molte altre ancora, tutte canzoni realizzate dal gruppo, perchè questa è sempre stata la mia convinzione”.

AC: Però è indubbio che l’ingresso nel gruppo di Carlos “Tabaco” Quintana fu un fattore di grande influenza nel trionfo del Sexteto Juventud. Lo snello e ricordato cantante si mise in luce per meriti propri, come uno dei principali musicisti e soneros del Venezuela.

Mas Guasanco
La Juventud se impone

AC: Parlami di Tabaco.

OM: “Tabaco fu un vero fenomeno. Io lo considero così. Aveva un dono speciale per tutta la parte ritmica ed anche se iniziò a cantare in modo del tutto casuale, fu una vera rivelazione in questo stesso campo.
E pensare che non sapeva nemmeno cosa fosse un tono, una croma nè niente di musica. Senza contare la sua creatività come autore di testi. Quando io iniziai a vedere le sue composizioni gli chiesi che fosse lui stesso a cantarle affinchè si sentisse più sicuro”.

Tabaco y su Sexteto

Tabaco y su Sexteto

AC: “La Cárcel”, una delle composizioni emblematiche del gruppo, fu realizzata in collaborazione fra i componenti dell’orchestra a causa di una spiacevole situazione della quale Olinto preferisce non dare maggiori dettagli. Quando si andò a registrare la canzone, si vide come questa non era ben fatta e si dovette adattarla al suono del Sexteto. La stessa cosa successe con “Mi Calvario” e curiosamente entrambe le canzoni sono diventate punti chiave della carriera del gruppo. Però secondo Olinto “queste furono situazioni non di casualità, ma di fortuna. Una fortuna può presentarsi a qualsiasi gruppo”.

AC: In questi 45 anni di carriera, fra gli artisti con cui ha collaborato, chi ricorda con maggior piacere?

OM: “Dei gruppi con i quali ci siamo alternati, quello che mi ha lasciato i più bei ricordi è la Sonora Matancera. Imparai molto da loro. Non me lo insegnarono direttamente, però io li osservavo e cominciai a farmi influenzare dalla loro disciplina e mistica. Grazie a questo hanno continuato a suonare insieme per sessant’anni e questo non è affatto facile. Per lo stesso motivo il Sexteto è ancora attivo. Aver avuto l’opportunità di stare al fianco di un gruppo con questa storia, ha rappresentato un motivo di grande orgoglio per tutti noi”.

La Sonora Matancera: “Jancito Trucupey”

AC: Come avete fatto ad evitare di cadere nelle sonorità di Joe Cuba, dato che in quel periodo dettavano legge?

OM: “Strutturalmente non avremmo mai potuto cadere in quelle sonorità, anche perchè le strumentazioni erano completamente diverse. Però i sestetti si caratterizzano molto per gli incisi, per gli arrangiamenti nelle canzoni e per affidarsi maggiormente al ritmo rispetto ad una grande orchestra. Gli arrangiamenti che facevamo ovviamente avevano l’orientamento di quelli di Joe Cuba, però non erano imitazioni. I suoi arrangiamenti avevano una tecnica molto complessa e noi li facevamo, però secondo un nostro stile…e questo diede i suoi risultati”.

Olinto Medina, Direttore e Fondatore del Sexteto Juventud. Foto di Alfredo Churión D.

Olinto Medina, Direttore e Fondatore del Sexteto Juventud. Foto di Alfredo Churión D.

AC: Pensa di poter dire che il Sexteto Juventud ha creato influenze in altri gruppi venezuelani?

OM: “Sì, sì, sì! In quell’epoca c’era un boom della musica latina e le case discografiche volevano registrare tutto quel che si presentava in quello stile. E dato che noi eravamo quelli che avevano maggior successo in quel periodo, i produttori obbligavano i propri artisti a suonare con il nostro stile. Fu così che nacquero gruppi come il Sexteto Caracas, Príncipe Y Su Sexteto e molti altri ancora. Però nessuno di loro riuscì a ottenere un suono come il nostro. Senza contare che ci sono molti musicisti che affermano che fummo noi ad intraprendere il cammino”.

AC: Come si spiega che dopo tanto tempo senza registrare il Sexteto Juventud continua a lavorare tantissimo e a riempire i locali dove si esibisce?

OM: “Noi abbiamo registrato più di 300 canzoni, oltre il 90% di queste sono originali. E fra queste, una quindicina sono grandi successi. Però bisogna vedere il contenuto delle altre canzoni. Il messaggio dei testi era legato a tematiche del popolo ed in quell’epoca arrivò sia ai giovani che agli adulti. Oggi sta accadendo di nuovo. I giovani ci cercano perchè non ci avevano visto. Io non dico che siamo un fenomeno, però la verità è che qualcosa sta succedendo”.

Olinto Medina insieme a Carlín Rodríguez. Foto di Alfredo Churión D. D.

Olinto Medina insieme a Carlín Rodríguez. Foto di Alfredo Churión D.

AC: Come vede le correnti musicali di oggi? Il reggaeton e la salsa che si fa oggi?

OM: “La verità è che questi generi non li raccomando a nessuno, specialmente ai giovani che hanno tutto il diritto di poter ascoltare e apprezzare la musica attuale, ma che non devono essere obbligati ad ascoltare solo queste sonorità perchè nessuno gli propone quel che noi abbiamo vissuto ai nostri tempi. Quelle orchestre dal vivo…quei festival con musicisti che suonavano davvero. Il reggaeton è musica di un volume così alto da far sballare qualsiasi persona che l’ascolti, ed io non penso che da questo genere si possa imparare qualcosa. Però lo rispettiamo”.

AC: E come per far capire che la sua non è un’attitudine contraria alla musica pop, ricorda l’epoca in cui sorsero i gruppi giovanili in Venezuela. Gente come Trino y Henry, oggi suoi grandi amici. Olinto aveva capito che la salsa stava cominciando a calare quando ci fu questa crescita del pop e decise di iniziare a sperimentare. E così, nonostante l’avversione del presidente della sua casa discografica, nacque un grande successo come “Caramelo y Chocolate”.

Il Sexteto Juventud ha presentato la sua arte in tutte le isole dei Caraibi, in Colombia, Italia, Puerto Rico e Messico, anche se il direttore del gruppo pensa che, nelle attuali condizioni, sia molto difficile per i musicisti venezuelani uscire dal paese: “Ci pongono una serie di condizioni diverse da quelle che noi abbiamo qui. Se tu chiedi in Messico o in Italia quello che guadagni qui, o un poco di più, ti fanno delle obiezioni. Intendo dire che un hotel o un biglietto aereo per la Spagna o per il Messico costano soldi, però loro chiedono che dei sette musicisti che siamo ne vadano solo tre e questo non è quel che vogliamo. Qui i musicisti hanno dovuto emigrare rischiando in prima persona”.

El Sexteto Juventud nel 1967. Olinto Medina (fundatore), basso; Carlos Quintana, batteria e voce; Rómulo Robaina, tumbadora; Juan M. Sánchez, chitarra elettrica; Pablo Erasmo Alvarez, guiro; Cruz Armando Quintana bongó e Oscar Mijares, voce principale. Foto di Gherson Maldonado.

El Sexteto Juventud nel 1967.
Olinto Medina (fondatore), basso; Carlos Quintana, batteria e voce; Rómulo Robaina, tumbadora; Juan M. Sánchez, chitarra elettrica; Pablo Erasmo Alvarez, guiro; Cruz Armando Quintana bongó e Oscar Mijares, voce principale.
Foto di Gherson Maldonado.

Il Sexteto diventa a 10 musicisti

Il Sexteto diventa a 10 musicisti.Foto di Gherson Maldonado.
Il Sexteto con il suo autentico sabor

Il Sexteto con il suo autentico sabor.


Olinto Medina, Direttore e fondatore; José Gómez, piano; Juan Sánchez, tres; Narciso Y. Drogo, basso; Javier Plaza, tumbadora; Ángel Utrera, bongó ed Erasmo Machado, cantante.
Foto di Gherson Maldonado.

Enrique Iriarte, piano, Olinto Medina, direttore e Nelson Navas cantante.

Enrique Iriarte, piano, Olinto Medina, direttore e Nelson Navas cantante.Foto di Gherson Maldonado.
Olinto Medina, l'animatore della Fiera dell'Allegria Henry Altuve, il timbalero Alfredo Francheski “Cutuflá” ed il vocalista Nelson Navas. Foto de Gherson Maldonado.

Olinto Medina, l’animatore della Fiera dell’Allegria Henry Altuve, il timbalero Alfredo Francheski “Cutuflá” ed il vocalista Nelson Navas. Foto de Gherson Maldonado.
Olinto Medina insieme allo scomparso dj della radio Phidias Danilo Escalona.Foto de Gherson Maldonado.

Olinto Medina insieme allo scomparso dj della radio Phidias Danilo Escalona.Foto de Gherson Maldonado.

Vai alla discografia del Sexteto Juventud

Español

Pioneros de la salsa brava: “hay muchos músicos que dicen que nosotros fuimos los que abrimos el camino”.
Oyéndolos tocar en vivo es difícil imaginar que estos señores tengan 45 años en el candelero ya que su estilo sigue siendo aquel que no ha variado desde sus inicios: el que emula la presencia de un grupo de jóvenes de barrio cantando en cualquier esquina. Es el Sexteto Juventud, una verdadera institución nacional que- a su manera- definió una forma diferente de hacer salsa. Conversamos con su director y fundador Olinto Medina.

“Olinto: este año el sexteto cumplió ya 45 años de edad”

“Efectivamente. Lo formamos un día de la madre, un 13 de mayo del año 1962 bajo el nombre de Conjunto Rítmico Juventud un grupo de amigos en el bloque 44 de la urbanización 23 de Enero en Caracas.

Compartíamos la música y los deportes y allí estaban los hermanos Carlos y Marco Tulio Crocker, mi hermano Juan, Arturo López, Isaías, Alfredo Arraiz y yo, pero en ese tiempo no había un personal definido aún porque no había experiencia y yo buscaba a quienes pudieran adaptarse a lo que estábamos haciendo. Gracias a Dios los que estuvieron allí se adaptaron, pero por otras razones al tiempo algunos de ellos se retiraron y es cuando llegan Tabaco y su hermano Cruz junto a Pablo. De los originales quedamos cuatro vivos”.

“¿Qué influencias musicales tenían en aquella época?”.

“Yo creo que del país no existía ninguna influencia porque los accesos a las orquestas como Luís Alfonso, la Billos y los Hermanos Belisario no existían para nosotros porque veníamos del barrio. Por lo tanto no podíamos sacar conocimiento de ellos. Pero si nos llegaba mucha música cubana como la Sonora, la Aragón y los sextetos de allá. Después se empezó a meter la salsa mexicana, diferente a la nuestra, pero de las mismas corrientes caribeñas. En los mismos años 60 se mete el Sexteto La Playa con Tito Rodríguez y nosotros buscábamos esa referencia sin conocimiento alguno, pero sabíamos que algo había ahí porque le gustaba mucho a la gente”.

“Llega un momento en que ustedes hacen una mezcla de la música tradicional cubana con cosas que venían pasando como el rock”.

“El buen latino conocedor de sus propias raíces sabe que cuando un grupo se ajusta a esas corrientes él lo acepta. Eso fue lo que yo hice: ajustar primero el acople del sexteto y después buscar poco a poco el estilo que al fin quedó. Un estilo que no se parece a ningún otro, no se si será por la creatividad de las piezas que hicimos o por la instrumentación que quedó ahí como un icono”.

“¿Cómo era la reacción de la gente cuando comenzaron?”.

“Al principio molestábamos mucho en los pasillos del bloque cuando ensayábamos, pero ya se veía que existía un carisma en los integrantes. Éramos gente humilde, sana, cero vicios y cero malentendidos. Poco a poco se fue creando un reglamento de acuerdo a lo que me exigían a mí. Aunque no lo creas, en esa época amenizábamos muchos bailes en el este de caracas y yo creo que esos inicios fueron nuestra gran escuela”.

“¿Cuál fue el primer éxito grande del Sexteto?”.

“En el disco fue un tema que grabamos en el 67 cuando Caracas cumplió 400 años. “Guasancó”, nuestra primera grabación en disco de 45. Después vinieron “Mala”, “Caramelo y Chocolate”, “La Cárcel”, “Mi Calvario” y muchas más, todas creaciones del grupo porque esa siempre fue mi insistencia”.

Pero indudablemente la entrada al grupo de Carlos “Tabaco” Quintana fue un factor de gran influencia en su triunfo. El espigado y recordado cantante llegó a destacar por derecho propio como uno de los grandes músicos y soneros de Venezuela.

“Háblame de Tabaco”.

“Tabaco fue un verdadero fenómeno. Yo lo considero así. Tenía un don especial para toda la parte rítmica y, aunque entra al canto en forma verdaderamente accidental, fue una verdadera revelación en este campo. Y eso que no conocía ni lo que era un tono ni una corchea ni nada de música. Sin contar con su creatividad como letrista. Cuando yo comencé a ver sus composiciones le pedí que las cantara el mismo para que se sintiera más seguro”.

“La Cárcel”, una de las composiciones emblemáticas del grupo fue compuesta en colaboración entre sus miembros por una desagradable situación acaecida de la cual Olinto no brinda mayores detalles. Cuando fueron a grabar el tema, este no estaba bien hecho y hubo que adaptarla al sistema del sexteto. Lo mismo sucedió con “Mi Calvario” y curiosamente ambos números se han convertido en emblemáticos dentro de la carrera del grupo. Pero para Olinto “esas fueron situaciones no de casualidad, sino de suerte. Una suerte que se le puede presentar a cualquier grupo”.

“En estos 45 años ¿con que artista recuerdas con más cariño el haber compartido?”.

“De los grupos con que alternamos el que recuerdo con más cariño es a la Sonora Matancera. Aprendí mucho de ellos. No me lo enseñaron directamente, pero yo los observaba y comencé a regirme por su disciplina, por su mística. Una gente que ha durado 60 años juntos, lo que no es nada fácil. Y ese es el caso del sexteto. Entonces, pararnos al lado de un grupo con ese historial tiene que haber sido un orgullo para nosotros”.

“¿Cómo hicieron para evitar caer en el sonido de Joe Cuba que era él que mandaba en la época?”.

“Estructuralmente no íbamos a caer nunca en su sonido porque las instrumentaciones son completamente distintas. Pero los sextetos se caracterizan mucho por hacer intermedios y cortes en las piezas y por afincar más en el ritmo que lo que lo hace una orquesta grande. Los cortes que hacíamos obviamente tenían la orientación de los de Joe Cuba, pero no eran imitación. Sus cortes traían una tecnificación muy dura y nosotros lo hacíamos pero a nuestra manera… y nos dio resultados”.

“¿Sientes que el Sexteto Juventud ha creado influencia en otras agrupaciones venezolanas?”.

“¡Si, si, si! En aquella época había un boom de la música latina y los sellos disqueros querían grabar a todo el que se le presentara en el estilo. Y como nosotros éramos los que estábamos pegados en ese momento los productores obligaban a sus artistas a tocar como nosotros. Salieron grupos como el sexteto caracas, Príncipe y su sexteto y varios más. Pero el truco que teníamos nosotros no lo logró ninguno de ellos. Y hay muchos músicos que dicen que nosotros fuimos los que abrimos el camino”.

“¿Cómo se explica que después de tanto tiempo sin grabar el Sexteto siga trabajando muchísimo y metiendo tanta gente en sus presentaciones?”.

“Nosotros tenemos más de 300 composiciones grabadas, más del 90 por ciento originales. Y de esos temas hay 12 0 15 hits. Pero hay que ver el contenido del resto de los temas. El mensaje de las letras es muy de pueblo y en aquella época le llegó a los jóvenes y a los adultos. Hoy en día está pasando lo mismo. Los muchachos jóvenes nos buscan porque ellos no nos vieron. Yo no digo que seamos un fenómeno, pero la verdad es que algo pasa”.

“¿Cómo ves las corrientes musicales de hoy en día? El reggetón y la salsa que se hace ahora”

“La verdad es que eso si no se lo recomiendo a nadie, en especial a los jóvenes, que si es verdad que tienen derecho a oírlo y ¿Porqué no? a gustarle, pero no deben abocarse a eso solamente porque allí no hay nada de lo que vimos nosotros. Aquellas orquestas en vivo… aquellos festivales con músicos tocando de verdad. El reggetón es música de volumen como para volver loco a cualquiera y yo no pienso que de él se pueda aprender algo. Eso sí, lo respetamos”.

Y como para que quede claro que lo de él no es una actitud en contra de la música pop, recuerda la época en que surgen los grupos juveniles en Venezuela. Gente como Trino y Henry, hoy sus grandes amigos.

Olinto percibió que la salsa comenzaba a tener un bajón gracias a esa avanzada pop y decidió comenzar a experimentar. Y así, a pesar de la animadversión del presidente de su sello nació otro hit como lo fue “Caramelo y Chocolate”.

El sexteto Juventud ha presentado su arte en todas las islas del caribe, en Colombia, Italia, Puerto Rico y México, aunque el director del grupo piensa que en las actuales condiciones es difícil para el músico venezolano salir del país: “Nos ponen una serie de condiciones distintas a las que nosotros cumplimos aquí. Si tú pides en México o Italia lo que ganas aquí, o un poquito más, te le ponen objeciones. Entiendo que un hotel o un pasaje para España o México cuestan plata, pero ellos piden que de los siete músicos que somos vayan solo tres y esa no es la idea. Aquí el músico ha tenido que emigrar bajo su propio riesgo”.

Articolo tratto da www.herencialatina.com

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