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La biografia del Negrito Calaven

di Armando Gruber

Se ci fu un cantante ritmico, carismatico ed istrionico che lasciò uno stile molto definito nei locali dove si esibiva, nella decade degli anni sessanta e settanta in quei vecchi club situati nella vecchia zona del Paraíso, nelle feste private a Caracas o nell’interno del paese, questo fu senz’altro Carlos Rafael Perdomo Yánez, meglio conosciuto nell’ambiente artistico come “El Negro Calaven”, che salì alla ribalta grazie a Fedérico Betancourt y su combo latino.

El Negro Calaven

El Negro Calaven

Il suo modo di cantare, secondo quanto affermato dagli specialisti del canto afrocaraibico, era caratterizzato dall’uso dello “scat-singing”, ovvero di quella tecnica fonetica dove si utilizza la poliritmia avanzata come quella usata nella musica africana occidentale, al posto dei convenzionali soneos afrocubani.

esempi di scat-singing

Lo stile fonetico progressivo e ritmico del Negro Calaven era caratteristico perchè possedeva una grande varietà ritmica e poteva essere riconosciuto istantaneamente, cosa che divise la critica fra chi lo definì come un geniale innovatore e chi lo etichettò come un inusuale e radicale cantante di cattivo gusto.

Calaven realizzò le sue prime registrazioni discografiche con “Anguera y sus Muchachos”, musicista di orgine spagnola che viveva nel quartiere Los Castores a San Antonio de los Altos. Fece parte anche dei gruppi “Los Kenyas”, “Los Calvos” e “Los Dementes” diretti dal pianista Ray Pérez. A seguire registrò altri dischi nel 1967, nel 1981 con il pianista Jesús “Chuíto” Narváez il disco “Calaven y Yo”. Inoltre collaborò con: “Pipo y sus Estrellas”, l’orchestra “Los Caciques” diretta da Leonardo Pedroza e “Las Estrellas Latinas” insieme a Canelita Medina, Joe Ruiz e Carlín Rodríguez.

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Calaven nacque a Caracas il 29-2-1940 e passò la sua infanzia nel quartiere Tiro al Blanco, parrocchia Candelaria adiacente a Sarría in cui negli anni cinquanta venne costruita la moderna urbanizzazione Simón Rodríguez, vicina alla collina El Avila (Guaraira Repano) durante la dittatura di Marcos Pérez Jiménez, del quale resta solo un settore conosciuto come il barrio Luís Hurtado, vicino alla strada Andrés Bello a Caracas.

La sua ispirazione verso Vicentico Valdez:

Da uomo di origine popolare qual’era, cantava con molto sentimento e veniva spesso paragonato da alcuni suoi amici dell’epoca al cantante cubano Vicentico Valdés, che era anche il suo cantante preferito. Il suo modo di cantare sul palco in modo contorto e gestuale, nacque a seguito di un incidente che ebbe sul finire degli anni cinquanta, quando un signore salì sul palco dove cantava tangos in un omaggio a Gardel a Caño Amarillo e lo spinse facendolo cadere per terra facendogli battere violentemente la testa. El Negro Calaven era un ragazzo che vendeva mango per le strade e al quale piaceva cantare. Era il secondo di nove fratelli e dimostrò di avere un grande talento musicale già in giovane età.

Iniziò la sua carriera artistica insieme ai suoi amici d’infanzia nel “Tiro al Blanco” come cantante di Boleros, che furono la sua principale fonte d’ispirazione e che gli permisero d’interpretare classici come: “Vendrán-Parece Mentira” e successivamente di utilizzare la sua voce melodiosa in canzoni come “Nadie se Salva de La Rumba” e “El Carbonero” (de Iván Linares) che ebbero un grande impatto fra gli appassionati di ballo; però fu con Federico Betancourt che raggiunse la grande popolarità nella metà degli anni sessanta, quando partecipò a numerose trasmissioni televisive in Venezuela, Curacao e Colombia. El Negro Calaven aveva uno stile molto personale, influenzato dal lirismo che lo caratterizzava rispetto agli altri cantanti della sua generazione: era realmente fantastico osservarlo e apprezzarlo dal vivo.

Andando avanti con la sua carriera nel 1981 Calaven registrò con il pianista Jesús “Chuito” Narváez la produzione “Calaven y Yo”. Il Negro Calaven morì a Caracas il 3 maggio del 2003, due anni dopo aver sofferto di un’aneurisma cerebrale, forse causato dall’abuso di alcol e lo stato d’indigenza nel quale era caduto.
Anche se non ricevette mai il riconoscimento che avrebbe meritato, è indubbio il suo grande apporto al genere della musica popolare afrocaraibica, così come lo dimostrano le registrazioni che ci ha lasciato, anche se le prove del suo grande talento sono limitate a pochi dischi.

I critici considerano la registrazione con la Orquesta La Amistad come il lavoro in cui el Negro Calaven mise in evidenza il suo stile particolare ed il suo modo unico di cantare. Il tema con il quale apre l’Lp ci invita già alla festa e alla baldoria sfrenata: con la canzone “Carbonero” del cubano Iván Fernández e arrangiato da uno dei fondatori della Dimensión Latina di Chuito Narvaez cosa abbastanza abituale in queste produzioni degli anni sessanta e settanta.

Un assolo di tromba prima dell’ingresso del montuno; l’assolo del piano a cui mancava solo il tipico grido del Negro Calaven “Chuiiiito”; l’assolo del bongó ed i cori dove si sente la voce di Rodrigo Mendoza; il bolero NO VENDRAS (D.D); il bellissimo NADIE SE SALVA DE LA RUMBA di Ciro Rodríguez con gli arrangiamenti del dominicano Carlos D’ León. Un altro bolero PARECE MENTIRA di Pepe Robles con gli arrangiamenti di Gerardo Alonzo; il merengue UN DIA NOCHE (D.D) e arrangiato da Carlos D León; la canzone HONEY (D.D), arrangiata da Isaías Urbina e resa famosa dall’argentino Sandro, e una splendida plena dal titolo PLENAVEN scritta dallo stesso Carlos Yánez e arrangiata da Carlos D Leó. Sono tre canzoni antologiche interpretate dalla voce del Calaven: Carbonero, Nadie se Salva de la Rumba e Plenaven, esempi assoluti del modo in cui il “moreno del barrio Tiro al Blanco” dimostrò una vera maestria e doti non comuni grazie al suo particolare e originale modo di interpretare le canzoni.

Nell’Lp “CALAVEN Y YO”, (LPV 1969), prodotto dalla casa discografica Velvet e con la copertina stampata a nome dell’Orquesta La Amistad di Chuito Narvaez, la tessitura della banda, il suono, gli arrangiamenti e la presenza di Jesús “Chuito” Narváez, Carlos D León e Gerardo Alonzo como arrangiatori, oltre a Rodrigo Mendoza e Alex Martínez che compaiono nei cori, rendono facilmente percebile il talento e la qualità della sua musica.

La copertina del disco Calaven y yo

La copertina del disco Calaven y yo

Los Calvos, Los Kenya y Calaven:

“Lo conobbi nell’urganizzazione 23 de enero, a Caracas. Ci vedevamo durante i fine settimana perchè io lavoravo per la ditta distributrice delle macchine Remington. A lui piaceva cantare fin da quando era un bambino e a me piaceva suonare il piano. Ci incontravamo e passavamo molto tempo insieme; andavamo nei club notturni a suonare e cantare. Lo facevamo per l’amore che avevamo nei confronti della musica e non per soldi. Fu così che iniziò la nostra amicizia” racconta Ray Pérez, fondatore di tre gruppi venezuelani: Los Kenya, Los Calvos e Los Dementes. “Lui era veramente un uomo con molto calore umano e spettacolare”.

Non aveva una grande educazione formale quando iniziò il suo grande successo; tutti lo chiamavano affinchè cantasse nei club venezuelani e all’estero. Dopo i Los Calvos, cantò con Federico y su Combo. Purtroppo beveva molto, nonostante il medico gli avesse proibito di farlo, e alla fine questo vizio lo avrebbe ucciso. Cercai di convincerlo a smettere ma non mi diede retta, morì il 28 maggio del 2003.
Ray Pérez inizia a ricordare i musicisti dell’orchestra che formò per registrare con el Negro Calaven: El Pavo Frank alle percussioni, Pedro García alla congal – percussionista di origine cubana già scomparso, conosciuto come Pedro Guapacha; Miguel Silva al basso, Araujo al trombone ed il negro Lewis alla tromba. Ovviamente al piano c’era Ray Pérez, compositore e arrangiatore del disco.

Con l’orchestra Los Calvos – continua il suo racconto Ray Pérez – eravamo indubbiamente molto avanti rispetto ai nostri tempi. Ci divertivamo molto nello studio di registrazione con i Los Calvos, e anche con i Los Dementes. El Negro Calaven era stato anche cantante dell’orchestra Pedroza y sus Caciques, però senza registrare nessun disco. Entrambi i dischi dei Los Calvos furono registrati con la casa discografica RCA Víctor. (Estos Son los Calvos y …¡Y Qué Calvos! 1967 e Aquí Estoy de Nuevo 1971 (Palacios).

La copertina del disco "Exitos del Negrito Calaven"

La copertina del disco “Exitos del Negrito Calaven”

Calaven con Fedérico y su Combo Latino:

L’LP, Psicodélico con salsa (1968) segna l’ingresso del Negro Calaven nel Combo Latino di Fedérico Betancourt. E’ qui che inizia veramente il successo grazie alle trasmissioni radiofoniche di questo cantante senza uguali e che gli permetterà di presentarsi nel massimo splendore dell’onda pre-salsera nel periodo compreso fra il 1965 ed il 1971. Era l’epoca della psicadelia, del pop e del rock, la stessa epoca, all’inizio degli anni sessanta, in cui il boogaloo proveniente da New York influenzò lo spettacolare Combo Latino di Federico Betancourt, iniziando a segnare una netta differenza rispetto alle altre orchestre che suonavano lo stesso genere. La decisione da parte di Fedérico Betancourt dì’incorporare nella sua orchestra la voce molto particolare e lo stile unico del Negro Calaven, si rivelò vincente.

Lo stesso Betancourt confessò che la voce caratteristica di questo “crooner” creolo che puntava al successo, gli permise insieme al suo produttore discografico di scoprire varie canzoni conosciute nel folclore latinoamericano come: “El Alacrán”, “Que dichoso es”; il classico di Juan Vicente Torrealba, “Campesina” e una stupenda versione del bolero di Armando Manzanero “No” , con la voce del Calaven e la guaracha con boogaloo, “Aunque no tengo dinero”. Ancora più boogaloo possiamo ascoltare in “Oh baby”. Grazie alla combinazione ritmica e vocalistica trasformarono alcuni grandi classici del pop-rock degli anni sessanta come “Sunny” e “El amor es azul” di Paul Muriat in canzoni afro caraibiche. L’altro cantante del Combo Latino, Dimas Pedroza, si mise in luce in questa produzione con le canzoni “Campesina” e “Ha llegado la pachanga”.

Fu un’epoca dai forti contrasti musicali, con le vecchie ville trasformate in club, come nella zona Paraíso, il club della Contraloría o l’INOS a San Bernardino e nei quali i liceali di Caracas organizzavano le loro feste per raccogliere fondi per i loro studi con il Combo Latino di Federico ed i suoi cantanti Dimás Pedroza, Carlín Rodríguez e l’eclettico Calaven.

Ringraziamo il sito Salsabrava.com.ve per averci concesso l’autorizzazione a pubblicare e tradurre questo articolo.

Español
Si hubo un cantante rítmico, carismático e histriónico y que dejó un estilo muy definido en los bailes donde se presentaba, por allá en la década de los años sesenta y setenta en esos viejos clubes de las añejas casonas del Paraíso, en bailes privados en Caracas o hacia el interior del país, ese precisamente fue Carlos Rafael Perdomo Yánez cariñosamente llamado en el ambiente artístico el “ Negro Calaven”, quien salta a la fama de manos de Fedérico Betancourt y su combo Latino. El estilo al cantar de Calaven se caracterizaba, en opinión de especialistas en canto afrocaribe, por el uso del “scat-singing”, técnica fonétia vocal donde se utilizan poliritmias avanzadas semejantes a las usadas en la música Africana Occidental, en lugar de los convencionales soneos afrocubanos.

El estilo fonético progresivo y rítmico de Calaven era característico porque poseía una gran diversidad rítmica y podía ser reconocido instantáneamente en cualquier escenario, lo que lo llevo a ser calificado por críticos musicales de innovador y genial por unos y de radical e inusual o de mal gusto por otros.

Calaven realizó sus primeras grabaciones con “Anguera y sus Muchachos”, músico de origen español residenciado en Los Castores, San Antonio de los Altos. Participo también en las agrupaciones “Los Kenyas” y “Los Calvos” y “Los Dementes” dirigidos por el pianista Ray Pérez. Posteriormente en 1967 grabó En 1981 grabó con el pianista Jesús “Chuíto” Narváez la producción “Calaven y Yo”. Además participó en: “Pipo y sus Estrellas”, la orquesta “Los Caciques” dirigida por Leonardo Pedroza y “Las Estrellas Latinas” junto a Canelita Medina, Joe Ruiz y Carlín Rodríguez, fallecidos estos dos últimos.
Calaven nació en Caracas el 29-2-1940 y se crió en el barrio Tiro al Blanco, parroquia Candelaria adyacente a Sarría y que dio paso en la década de los años cincuenta del pasado siglo XX a la moderna urbanización Simón Rodríguez, cercana al cerro El Avila( Guaraira Repano) en la gestión del dictador Marcos Pérez Jiménez, del cual solo queda un sector hoy conocido como el barrio Luís Hurtado, adyacente a la avenida Andrés Bello, en Caracas.

Su inspiración hacia Vicentico Valdez:

Como hombre de extracción popular cantaba con mucho sentimiento, y lo comparaban algunos de sus amigos de la época con el cantante cubano, Vicentico Valdés, quien era su cantante preferido; siempre se lo manifestó a sus amigos. No obstante él era un vocalista natural. Su manera de cantar contorsionado muy gestual en tarima, surgió a raíz de un golpe, a finales de los años cincuenta que sufrió en la cabeza, cuando un sujeto subió a la tarima en donde cantaba tangos, en un homenaje a Gardel en Caño Amarillo y lo empujó para caer al piso y se golpeó en el cráneo Era un muchacho que vendía mangos en la calle, le gustaba cantar, y era del barrio. Era el segundo de nueve hermanos, Calaven demostró un gran talento musical a muy temprana edad.

Se inicia en la música junto a sus amigos de infancia en el “Tiro al Blanco” cantando Boleros su fuente de inspiración verdadera que le permitió interpretar clásicos como: Vendrán-Parece Mentira, para después cantar sus guarachas y descargar. Su melodiosa voz en temas como “ Nadie se Salva de La Rumba Y El Carbonero ( de Iván Linares)”, fueron de gran impacto en la audiencia bailadora; pero fue con Federico Betancourt fue cuando alcanzo gran popularidad a mediados de la década de los años 60, cuando hizo numerosas presentaciones en vivo y en televisión en Venezuela, Curazao y Colombia. Poseía un estilo muy personal, influenciado por el lirismo que lo caracterizaba frente a otros cantantes de su generación, era realmente fantástico observarlo y disfrutarlo en vivo, Siguiendo su ruta artística nos encontramos que en el año de 1981

Calaven grabo con el pianista Jesús “Chuito” Narváez la producción “Calaven y Yo”. Calaven falleció en Caracas el 03/05/2003, dos anos después de haber sufrido un aneurisma cerebral, quizás generado por la ingesta de alcohol y el estado de indigencia en la que cayó. Aunque nunca recibió el reconocimiento que se merecía, es indudable su gran aporte al género de la música popular afrocaribeña así. como lo demuestran las grabaciones que nos dejó, aunque no numerosas son prueba palpable de su gran talento.

Los críticos consideran que cuando grabó el Lp con el respaldo de La Amistad. “Calaven” se destacó su estilo bien particular, su cantar original que por ende en este trabajo discográfico y aquí no iba a ser la excepción. El tema con el que abre el Lp ya nos invita al bochinche y a la farra desenfrenada: con el tema CARBONERO del cubano Iván Fernández y arreglo de uno de los fundadores de la Dimensión Latina de “Chuito Narvaez” con lo que era una fija en esas producciones de la década de los años 60 y 70.

Un solo de trompeta antes de ingresar al montuno; el solo de piano en donde lo único que faltó fue que “Calaven” diera el grito característico para identificarlo “Chuiiiito”; el solo de bongó y los coros donde se identifica la voz del marabino Rodrigo Mendoza a leguas; el bolero NO VENDRAS (D.D); el sabroso NADIE SE SALVA DE LA RUMBA de Ciro Rodríguez y arreglos del dominicano Carlos D’ León. Otro bolero de nombre PARECE MENTIRA de Pepe Robles y arreglo de Gerardo Alonzo; el merengue UN DIA NOCHE (D.D) y arreglo de Carlos D León; el tema HONEY (D.D), arreglo de Isaías Urbina, popularizado en la voz del argentino Sandro y una sabrosa y exquisita plena identificada como PLENAVEN escrita por el propio Carlos Yánez y arreglo de Carlos D Leó. Son tres temas antológicos en la voz de Calaven: Carbonero, Nadie se Salva de la Rumba y Plenaven. Allí el moreno del barrio Tiro al Blanco derrocho verdadera maestría y sabrosura con esa particular originalidad la forma de interpretar las canciones.

En el Lp de nombre “CALAVEN Y YO”, LPV 1969, bajo el sello Velvet con el respaldo de la Orquesta La Amistad de Chuito Narvaez la tesitura de la banda, el sonido, los arreglos y la presencia Jesús “Chuito” Narváez, Carlos D León y Gerardo Alonzo como arreglistas, aparte de Rodrigo Mendoza y Alex Martínez que aparecen en los coros, se derrochó talento y calidad.Así como también del maestro Isaías Urbina, quien tiempo después pasó a ser director musical de la empresa Venevisión y participante en muchos festivales de música a nivel internacional.

Los Calvos, Los Kenya y Calaven:

Lo conocí en la urbanización 23 de enero, en Caracas. Nos veíamos durante los fines de semana, porque yo trabajaba en la distribuidora de máquinas Remington. A él le gustaba cantar desde muy temprana edad, y a mí tocar el piano. Nos encontrábamos y pasábamos ratos juntos; íbamos a los clubes nocturnos y tocábamos, y él cantaba. Lo hacíamos por amor a la música y no por dinero. Así comenzó nuestra amistad-apuntó Ray Pérez, fundador de tres Agrupaciones venezolanas, Los Kenya, Los Calvos y Los Dementes.- El era de verdad un hombre con mucho calor humano y espectacular.

No tenía mucha educación formal. Cuando triunfó en grande, todo el mundo lo llamaba, para que cantara aquí y allá. Cantó en los barrios, en la calle, con cualquier banda disponible. Después de Los Calvos, cantó con Federico y su Combo.El bebía licor, y el alcoholismo al final lo mató. Aunque el médico le prohibió la bebida, Pero hacía caso omiso. Le traté de decir: “Mira no sigas en eso…” Murió en mayo 28 de 2003.
Pérez comenzó a rememorar los integrantes de la orquesta que formó para grabar con Calaven y los uintegrantes fueron :El Pavo Frank en la percusión, Pedro García en la conga – percusionista de origen cubano ya fallecido, conocido como Pedro Guapacha; Miguel Silva en el bajo, Araujo, en el trombón y el negro Lewis en la trompeta. (Ray Pérez, compositor y arreglista, en el piano).
Con la orquesta Los Calvos-apuntó Ray Pérez- estábamos adelantados a nuestra época, sin lugar a dudas-apuntó. Nos divertiamos mucho en el estudio de grabación con Los Calvos, y también con Los Dementes. Y, aunque Calaven había sido cantante de la orquesta de Pedroza y sus Caciques, él nunca había grabado. Ambos LPs de Los Calvos los hice para RCA Víctor, sello que queaba por el Valle. (Estos Son los Calvos y …¡Y Qué Calvos! 1967) Eso fue en 1971. Regresamos para grabar. Aquí Estoy de Nuevo (Palacios) fue alrededor de ese periodo.

Calaven con Fedérico y su Combo Latino:

El LP, Psicodélico con salsa (1968) viene a marcar el ingreso del moreno Calaven al combo Latino de Fedérico Betancourt.Aquí es cuando verdaderamente comienza a sonar duro en la radio y el salto a la fama respectivo. De este sin igual cantante que le permtió presentarse con todo el esplendor de la onda pre-salsera en la etapa comprendida entre los años de 1965 y 1971. Era la época que la ola psicodélica con el pop y el rock abrumaba al público, sin embargo a otros los cautivaba. Precisamente en esa década de comienzos de los años sesenta, cuando el bogaloo proveniente de New York hace retumbar e influencia al espectacular Combo Latino de Federico Betancourt, de allí que marcan una diferencia con otras orquestas de su estilo. Esa acertada decisión, de Fedérico Betancour, de incorporar a su banda esa voz muy particular y de estilo único como la de Calavén, reimpulsa una vez más su orquesta.

Señaló Fedérico que la voz característica de este “ crooner” criollo que apuntaba hacia el éxito le permitió a él y su productor discográfico escoger varias versiones de temas conocidos en el folklore latinoamericano como El Alacrán, Que dichoso es; el clásico de Juan Vicente Torrealba, Campesina y una estupenda versión del bolero de Armando Manzanero “ No “ , en la voz de Calaven y la guaracha con boogaloo, Aunque no tengo dinero. Más boogaloo tenemos en Oh baby. Toda una combinación rítmica y vocalistica para versionar, al estilo afrocaribe instrumentales de los clásicos del pop-rock norteamericano de la década de los años sesenta como, Sunny y El Amor es azul, de Paul Muriat .El otro cantante del Combo Latino Dimas Pedroza se destacó en esa producción con solvencia y calidad en Campesina y Ha llegado la pachanga.

Fue una época de mucho colorido músical, idílica en las viejas quintas convertidas en clubes de la urbanización Paraíso o el club de la Contraloría o el INOS en San Bernardino y en la que los liceístas de Caracas, organizaban sus verbenas para recoger finanzas de los comités de Pro-graduación con el combo Latino de Federico y sus cantantes, Dimás Pedroza, Carlín Rodríguez y el ecléctico Calaven.

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