
Ci aspettano tredici ore di viaggio per la nostra vacanza.
Bolzano-Monaco, Monaco-Atlanta, Atlanta-Panama City.
Siamo appena arrivati, ma il freddo di Bolzano è già un lontano ricordo; l’impatto con la città di Panama è molto positivo, ma noi questo lo sapevamo già: infatti entrambi parliamo bene spagnolo, entrambi amiamo i climi caldi, la cultura e la musica latinoamericana e ovviamente la salsa. Insomma, ci sentiamo subito a casa…

Prima di partire Oreste ha parlato con alcuni amici e so che abbiamo delle missioni da compiere: cercare dei dischi che in Italia non si trovano e comprare un libro scritto da un musicista di nome Bush.
Entrando nella prima libreria scopriamo subito che il libro non è così facile da trovare, nemmeno a Panama: è un libro per intenditori, non è un prodotto commerciale a larga diffusione, dobbiamo cercarlo in una libreria che abbia una più marcata sensibilità storico-culturale. La nostra ricerca ci porta in via España e sembra che questa volta la libreria sia quella giusta.
Dietro il bancone ci sono due uomini e una signora formosa che in un primo momento rimangono stupiti che una coppia di turisti italiani cerchi proprio quel libro.
In un attimo l’atmosfera diventa famigliare: ci dicono orgogliosi e fieri che la loro libreria è l’unica ad avere il libro che cerchiamo e che l’autore, il musicista Bush, lì è uno di casa e che noi siamo proprio nel posto giusto.

Quando Oreste spiega la sua passione per la musica e che gli piacerebbe incontrare Bush di persona, subito la signora dice che tutti i giorni alle ore 17:00 egli va in un bar che si chiama Minimax.
Oreste è felice e stupito per aver ottenuto con tanta facilità un’informazione così preziosa, ma a quel punto succede qualcosa di ancora più sorprendente e straordinario: uno dei due uomini si rivolge alla signora formosa e dice: “Dai, chiamalo!” Lei è un po’ perplessa, non sa che fare, probabilmente anche se lo conosce teme di disturbarlo.“Chiamalo, chiamalo!”
Questa volta l’esortazione convinta dell’uomo toglie dagli impicci la signora. “Ciao Francisco (Bush), come va? Ho qui in negozio una coppia di italiani appassionati della tua musica…”.
Dopo un po’ di convenevoli la signora porge il telefono a Oreste. E’ leggermente agitato, ma l’emozione del primo impatto si scioglie in un attimo. Adesso sento la sua voce tranquilla, i due parlano di musica naturalmente e ormai sembrano vecchi amici. Quando Oreste chiude la telefonata un sorriso entusiasta gli dipinge il viso e mi dice che Bush ci ha invitato al concerto dei suoi figli, ma che prima vuole conoscerci di persona!
Il giorno dopo ci viene a prendere in albergo: è un uomo sulla sessantina molto distinto e cordiale, sia io che Oreste abbiamo la sensazione di aver incontrato un vecchio amico, c’è un clima di rilassata confidenza che lo stesso Bush sottolinea dicendo che tra di noi scorre un’energia positiva.
Ci porta nel suo Bar preferito, il Minimax, ci sediamo a un tavolo e com’è ovvio, Oreste e Bush hanno tante cose da dirsi.
Lui ci spiega che adesso è in pensione e che prima faceva il contabile, non suona più, ora dedica tutto il suo tempo alla scrittura del secondo libro e segue i suoi tre figli, come lui musicisti.
Proprio stasera c’è un loro concerto al quale naturalmente siamo nuovamente invitati. Il nostro amico ora si guarda intorno e si accorge che in un altro tavolo sono seduti i suoi amici. È una banda di vecchietti vispi ed energici che discutono vivacemente sull’origine della salsa! Il tavolo è diviso in due fazioni: quelli che sostengono che la radice della salsa sia portoricana e quelli che sostengono che sia cubana. Io e Oreste rimaniamo stupiti e divertiti da questo fervore intellettuale-musicale e ovviamente interveniamo nel dibattito.
Ora Francisco vuole portarci a casa sua, vuole che conosciamo i suoi figli. Durante il tragitto in macchina Oreste gli regala uno dei suoi dischi di salsa, quella che si ascolta in Italia che Bush inserisce immediatamente nell’autoradio rimanendone entusiasta.
Arriviamo in una bella casa, semplice ma spaziosa ed egli ci presenta due dei suoi ragazzi, Francisco Jr. e Andrés, entrambi sono percussionisti e hanno studiato musica in Costarica, Francisco Jr. suona anche il vibrafono.
Tutti sembrano essere molto felici della nostra presenza e soprattutto stupiti che la musica di “Bush y su nuevo sonido” sia conosciuta anche in Italia. Con loro passiamo una giornata davvero speciale chiacchierando e guardando video di musicisti percussionisti dai quali Oreste cerca di capire qualche segreto.
Francisco Jr. esprime tutto il suo orgoglio per il padre dicendoci che Bush nei suoi anni migliori suonava il timbal con grandi musicisti quali Eddie Palmieri e Bobby Valentin.
È tardi e noi dobbiamo andare. Stasera c’è il concerto.

Entrambi vestiti eleganti, entriamo in una taverna molto “in” del “Casco viejo” nel centro storico della capitale. I ragazzi sono pronti per suonare e Bush ci presenta anche il terzo figlio Rodolfo e il resto dell’orchestra.
Il suono degli strumenti accompagnati da una voce carismatica riempie il locale: è “son cubano” alternato da canzoni tratte dal repertorio di “Ismael Rivera”.
Io e Oreste ci godiamo la serata concedendoci anche qualche ballo. Quando torniamo nell’albergo sappiamo entrambi che la nostra vacanza non poteva incominciare in un modo migliore. Domani partiremo per visitare il resto del paese.

Durante i venti giorni successivi Oreste e Bush sono rimasti sempre in contatto telefonico, egli ci ha fornito indicazioni preziose sui luoghi più interessanti e meno conosciuti del paese. Visitando Panama abbiamo spesso ripensato al nostro incontro con Bush, un personaggio che pur avendo contribuito a scrivere la storia della salsa, è rimasto una persona umile, semplice e capace di dare a due sconosciuti un’accoglienza calorosa e sincera.
Michela e Oreste
Bolzano-Panama, gennaio 2007
Español
Viaje a Panamá: encuentro con Francisco Buckley, conocido como “BUSH Y SU NUEVO SONIDO”

Nos esperaban trece horas de viaje para nuestras vacaciones.
Bolzano-Múnich, Múnich-Atlanta, Atlanta-Ciudad de Panamá.
Acabábamos de llegar, pero el frío de Bolzano ya era un recuerdo lejano; el impacto con la ciudad de Panamá fue muy positivo, aunque nosotros ya lo sabíamos: ambos hablamos bien español, ambos amamos los climas cálidos, la cultura y la música latinoamericanas y, por supuesto, la salsa. En fin, nos sentimos como en casa desde el primer momento…

Antes de partir, Oreste había hablado con algunos amigos y supe que teníamos algunas misiones que cumplir: buscar discos que no se conseguían en Italia y comprar un libro escrito por un músico llamado Bush.
Al entrar en la primera librería descubrimos enseguida que el libro no era tan fácil de encontrar, ni siquiera en Panamá: era un libro para conocedores, no un producto comercial de gran difusión; teníamos que buscarlo en una librería con una sensibilidad histórico-cultural más marcada. Nuestra búsqueda nos llevó a la vía España y parecía que esta vez la librería era la adecuada.
Detrás del mostrador había dos hombres y una señora de complexión robusta que, al principio, se quedaron sorprendidos de que una pareja de turistas italianos buscara precisamente ese libro.
En un instante, el ambiente se volvió familiar: nos dijeron, orgullosos y satisfechos, que su librería era la única que tenía el libro que buscábamos y que el autor, el músico Bush, era allí uno más de la casa; estábamos, precisamente, en el lugar correcto.

Cuando Oreste explicó su pasión por la música y que le gustaría conocer personalmente a Bush, la señora dijo enseguida que todos los días, a las 5:00 p. m., él iba a un bar llamado Minimax.
Oreste estaba feliz y sorprendido por haber obtenido con tanta facilidad una información tan valiosa, pero en ese momento ocurrió algo aún más sorprendente y extraordinario: uno de los dos hombres se dirigió a la señora y le dijo: «¡Vamos, llámalo!» Ella estaba un poco perpleja, no sabía qué hacer; probablemente, aunque lo conocía, temía molestarlo. «¡Llámalo, llámalo!»
Esta vez, la exhortación convencida del hombre sacó a la señora del apuro. «Hola, Francisco (Bush), ¿cómo estás? Tengo aquí en la tienda una pareja de italianos apasionados por tu música…».
Después de unos saludos, la señora le pasó el teléfono a Oreste. Estaba ligeramente nervioso, pero la emoción del primer contacto se disipó enseguida. Ahora escuchaba su voz tranquila; los dos hablaban de música con naturalidad y ya parecían viejos amigos. Cuando Oreste colgó, una sonrisa entusiasta le iluminó el rostro y me dijo que Bush nos había invitado al concierto de sus hijos, pero que antes quería conocernos en persona.
Al día siguiente vino a recogernos al hotel: era un hombre de unos sesenta años, muy distinguido y cordial. Tanto yo como Oreste tuvimos la sensación de haber encontrado a un viejo amigo; había un clima de confianza relajada que el propio Bush subrayó al decir que entre nosotros fluía una energía positiva.
Nos llevó a su bar favorito, el Minimax; nos sentamos a una mesa y, como era de esperar, Oreste y Bush tenían muchas cosas que contarse.
Nos explicó que ahora estaba jubilado y que antes era contable; ya no tocaba y dedicaba todo su tiempo a escribir su segundo libro y a acompañar a sus tres hijos, músicos como él.
Justamente esa noche tenían un concierto, al que, naturalmente, fuimos invitados de nuevo. Nuestro amigo miró a su alrededor y se dio cuenta de que en otra mesa estaban sentados sus amigos. Era un grupo de ancianos vivaces y enérgicos que discutían animadamente sobre el origen de la salsa. La mesa estaba dividida en dos bandos: los que sostenían que la raíz de la salsa era puertorriqueña y los que sostenían que era cubana. Oreste y yo nos quedamos sorprendidos y divertidos por aquel fervor intelectual y musical y, por supuesto, intervenimos en el debate.
Ahora Francisco quería llevarnos a su casa; quería que conociéramos a sus hijos. Durante el trayecto en coche, Oreste le regaló uno de sus discos de salsa, de los que se escuchan en Italia, y Bush lo puso inmediatamente en la radio del coche, quedando entusiasmado.
Llegamos a una casa bonita, sencilla pero espaciosa, y nos presentó a dos de sus hijos, Francisco Jr. y Andrés; ambos eran percusionistas y habían estudiado música en Costa Rica. Francisco Jr. también tocaba el vibráfono.
Todos parecían muy felices con nuestra presencia y, sobre todo, sorprendidos de que la música de «Bush y su nuevo sonido» también fuera conocida en Italia. Con ellos pasamos un día realmente especial, conversando y viendo vídeos de músicos percusionistas, de los cuales Oreste intentaba descubrir algún secreto.
Francisco Jr. expresó todo su orgullo por su padre al contarnos que Bush, en sus mejores años, tocaba el timbal con grandes músicos como Eddie Palmieri y Bobby Valentín.
Era tarde y teníamos que irnos. Esa noche había concierto.

Con ropa elegante, entramos en un local muy de moda del «Casco Viejo», en el centro histórico de la capital. Los muchachos estaban listos para tocar y Bush nos presentó también a su tercer hijo, Rodolfo, y al resto de la orquesta.
El sonido de los instrumentos, acompañado por una voz carismática, llenó el local: era son cubano alternado con canciones del repertorio de Ismael Rivera.
Oreste y yo disfrutamos de la noche, bailando también un rato. Cuando volvimos al hotel, ambos supimos que nuestras vacaciones no podían haber comenzado de mejor manera. Al día siguiente partiríamos para conocer el resto del país.

Durante los veinte días siguientes, Oreste y Bush mantuvieron siempre contacto telefónico; él nos dio indicaciones valiosas sobre los lugares más interesantes y menos conocidos del país. Al recorrer Panamá, a menudo pensábamos en nuestro encuentro con Bush, una persona que, aunque había contribuido a escribir la historia de la salsa, seguía siendo humilde, sencilla y capaz de dar a dos desconocidos una acogida cálida y sincera.
Michela y Oreste
Bolzano-Panamá, enero de 2007
