Intervista a
Ray Perez
di Roberto Ernesto Gyemant

Un pistolero. Ecco cosa sembra Ray Pérez. Alto, magro e meticcio (trigueño*), con una vita sottile, tutto il meglio per portare una sei colpi. Occhi strabici e il sorriso obliquo del fiducioso tiratore scelto – uno che può vedere-leggere musica. In qualcuna delle sue 35 grossolane copertine d’album addirittura porta un cappello da cowboy tipico dei venezuelani delle pianure(llaneros). Poi senti che il suo soprannome è “Il Pazzo Ray”.
Le sue band – che ha concepito, per cui ha composto, arrangiato, suonato il piano e cantato per i Los Dementes, Los Calvos e Los Kenya tra gli altri – sono stati la voce dei giovani di Caracas nel 1967, Caracas nella “Cuarentona”, l’anno del Quattrocentennale (400 anni) dalla sua fondazione. La stessa gioventù che Richie Ray “Las Caraqueñas”, Ray Barretto “A Maracaibo” e “No Olvida a Caracas” e Pete Rodriguez “Arranca en Fa” hanno celebrato in brani dello stesso periodo.
I Los Dementes erano la voce della gente dell’est, la gente della classe lavorativa dei quartieri di San Agustin, La Pastora e il rivoluzionario e pazzo-per-la-salsa 23 de Enero. I brani del loro LP di debutto, che si traduce come “Attenzione Mondo! Gli Uomini Pazzi Sono Arrivati” spesso cominciavano con fischi, suoni di clacson, e i rumori di una classe di bambini impazziti, esplodendo velocemente verso descargas grezze ed eccitanti. Timbales alla velocità della luce si sentono non appena entrano i tromboni come i clacson di un diciotto ruote. I montuno di Ray, insistenti e pieni di sentimento, trasformano un dime (decimo di dollaro)in stacchi di Boogaloo pieni di Swing, dando notizia ai gruppi “country-club” come i forti Billo’s Caracas Boys: i reclusi si sono impadroniti del “manicomio”.









