All’interno di questa sezione troverete le biografie dei principali artisti di salsa e gli articoli realizzati in collaborazione con alcuni importanti giornalisti e studiosi del settore.
Con l’occasione abbiamo il piacere di presentarvi Gherson Maldonado, famoso produttore e conduttore radiofonico di vari programmi fra i quali Concierto Caribe e Ritmo, Sabor y Estilo nonchè coordinatore del forum creato dal Ministero della Cultura venezuelano sulla storia della salsa in quel paese. E’ inoltre collaboratore di alcune riviste venezuelane ed internazionali.
Diamo il nostro benvenuto a Gherson!
Fra i nostri collaboratori abbiamo inoltre due “vecchie conoscenze”:
* Tato Conrad, “Cocolo”, titolare della più antica Accademia di salsa a Puerto Rico nonchè grande studioso della musica e delle tradizioni caraibiche.
* Tommy Salsero
William Anthony Colón Román è nato nel Bronx, New York, il 28 aprile 1950, da una famiglia di origini portoricane. Cresciuto dalla nonna e dalla zia, è stato immerso fin da piccolo nella musica tradizionale portoricana e nei ritmi latinoamericani.
Gli inizi e la rivoluzione del trombone
A soli 11 anni, Colón iniziò a esplorare il mondo della musica, passando dal flauto alla tromba e approdando infine al trombone, strumento che avrebbe definito la sua carriera. La sua scelta fu dettata dal desiderio di emulare il suono potente, quasi animalesco, di Barry Rogers. A 15 anni firmò il suo primo contratto con la Fania Records e nel 1967, a soli 17 anni, pubblicò il suo album di debutto, El Malo, che vendette oltre 300.000 copie. La sua musica era un’audace fusione di jazz, rock, funk e ritmi caraibici, un mix che i veterani del settore faticavano inizialmente ad accettare ma che avrebbe dato vita alla salsa moderna.
Nel vasto panorama della Salsa newyorchese degli anni ’70, dominato dai giganti della Fania Records come Willie Colón ed Hector Lavoe, esistono gemme nascoste che brillano di una luce propria e oscura. L’Orquesta Narváez è forse la più brillante di queste gemme: una band che ha creato un capolavoro assoluto per poi svanire nel nulla per quasi quarant’anni, lasciando dietro di sé un’aura di mistero e venerazione.
Joe Cuba, pseudonimo di Gilberto Miguel Calderón Cardona (conosciuto anche come “Sonny”), è celebrato come il “Padre del boogaloo latino”. Nato a New York il 22 aprile 1931 da genitori portoricani stabilitisi nella Spanish Harlem, Cuba è stato una figura centrale nel definire l’identità musicale dei portoricani nati negli Stati Uniti, contribuendo in modo determinante al Movimento Nuyorican.
Le Origini: Dallo Sport alle Percussioni
Inizialmente, l’interesse di Cuba era rivolto allo sport, in particolare allo stickball e al basket. Fu un infortunio a una gamba a cambiare il corso della sua vita: durante la convalescenza iniziò a suonare la conga, continuando a praticare tra gli studi e il tempo libero. Nonostante avesse iniziato a studiare legge all’università, l’incontro e l’amicizia duratura con il leggendario Tito Puente lo motivarono a organizzare la propria band.
Nel 1954, su consiglio del suo agente, cambiò il nome del suo gruppo da José Calderón Sextet a Joe Cuba Sextet, debuttando ufficialmente alla Stardust Ballroom.
L’Innovazione del Sestetto e il Boogaloo
Il Joe Cuba Sextet si distinse dalle grandi orchestre dell’epoca per una formazione più snella, che includeva il vibrafono (suonato originariamente per creare un’atmosfera nuova ed euforica), il pianoforte, il basso e le percussioni. La band era nota per il suo dinamismo, con tre cantanti che non solo cantavano, ma suonavano strumenti a percussione e ballavano coreografie coordinate.
Negli anni ’60, Cuba fu uno degli architetti chiave del Boogaloo, uno stile che fondeva il soul e il rhythm and blues (R&B) afroamericano con ritmi latini come il son montuno, la guajira e il cha cha cha. Tra le voci più iconiche del sestetto figurano Jimmy Sabater Sr. e Cheo Feliciano, quest’ultimo descritto da Cuba come un “diamante grezzo” per il suo straordinario talento naturale.
I Grandi Successi e l’Impatto Culturale
Il gruppo ottenne successi senza precedenti che scalarono le classifiche nazionali:
• “To Be With You” (1962): Una ballata soul latina estremamente popolare, cantata da Jimmy Sabater.
• “El Pito (I’ll Never Go Back to Georgia)” (1965): Famoso per l’uso del fischietto e il coro in inglese preso da un’introduzione di Dizzy Gillespie.
• “Bang Bang” (1966): Vendette oltre un milione di copie, diventando un successo nella National Hit Parade e inaugurando ufficialmente l’era del boogaloo.
Ultimi Anni ed Eredità
Joe Cuba ha continuato a essere un punto di riferimento per la cultura latina, diventando direttore del Museo de La Salsa a Manhattan. Nel 1999 è stato inserito nella International Latin Music Hall of Fame.
Il musicista è scomparso il 15 febbraio 2009 a New York, all’età di 78 anni, a causa di un’infezione batterica persistente.
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Discografia di Joe Cuba
Album del Joe Cuba Sextet (come Leader)
• 1956:I Tried To Dance All Night
• 1956:Mardi Gras Music For Dancing Vol. 1 (La Playa Sextet)
• 1957:Cha Cha Chá
• 1958:Mardi Gras Music For Dancing Vol. 2 (La Playa Sextet)
• 1958:Cha Cha Cha’s To Soothe The Savage Beast (con Cheo Feliciano)
• 1959:Mardi Gras Music For Dancing Vol. 3
• 1959: Red, Hot and Cha Cha Chá
• 1959: Pachanga Brava
• 1961:Merengue loco (con Sonny Rossi)
• 1961:Joe Cuba
• 1962:To Be With You
• 1962:Steppin’ Out
• 1963:Diggin’ The Most
• 1964:Vagabundeando (Hangin’ Out)
• 1964:El Alma del Barrio: The Soul of Spanish Harlem
• 1965:Comin’ at You
• 1965:Breakin’ Out
• 1965:Bailadores
• 1966: Estamos Haciendo Algo Bien! We Must Be Doing Something Right!
• 1966: Wanted Dead or Alive (Bang! Bang! Push, Push, Push)
• 1967: Joe Cuba Sextet Presents The Velvet Voice of Jimmy Sabater
• 1968:My Man Speedy
• 1970:Recuerdos de mi querido Barrio
• 1972:Bustin’ Out
• 1973:Hecho y Derecho (Doing it Right)
• 1976:Cocinando la Salsa (Cookin’ The Sauce)
• 1979:El Pirata del Caribe (The Caribbean Pirate)
• 1995:Steppin’ Out… Again!
Raccolte e Album Postumi
• 1996:Salsa y Bembé
• 2010:Greatest Hits
• 2012:El Alcalde del Barrio
• 2012:Anthology
Español
Joe Cuba, seudónimo de Gilberto Miguel Calderón Cardona (conocido también como “Sonny”), es celebrado como el “Padre del boogaloo latino“. Nacido en Nueva York el 22 de abril de 1931 de padres puertorriqueños establecidos en Spanish Harlem, Cuba fue una figura central en definir la identidad musical de los puertorriqueños nacidos en Estados Unidos, contribuyendo de manera determinante al Movimiento Nuyorican.
Los Orígenes: Del Deporte a las Percusiones
Inicialmente, el interés de Cuba estaba dirigido al deporte, en particular al stickball y al baloncesto. Fue una lesión en una pierna la que cambió el curso de su vida: durante la convalecencia comenzó a tocar la conga, continuando la práctica entre los estudios y el tiempo libre. Aunque había empezado a estudiar derecho en la universidad, el encuentro y la amistad duradera con el legendario Tito Puente lo motivaron a organizar su propia banda.
En 1954, siguiendo el consejo de su agente, cambió el nombre de su grupo de José Calderón Sextet a Joe Cuba Sextet, debutando oficialmente en el Stardust Ballroom.
La Innovación del Sexteto y el Boogaloo
El Joe Cuba Sextet se distinguió de las grandes orquestas de la época por una formación más reducida, que incluía el vibráfono (tocado originalmente para crear una atmósfera nueva y eufórica), el piano, el bajo y las percusiones. La banda era conocida por su dinamismo, con tres cantantes que no solo cantaban, sino que tocaban instrumentos de percusión y bailaban coreografías coordinadas.
En los años 60, Cuba fue uno de los arquitectos clave del Boogaloo, un estilo que fusionaba el soul y el rhythm and blues (R&B) afroamericano con ritmos latinos como el son montuno, la guajira y el cha cha cha. Entre las voces más icónicas del sexteto figuranJimmy Sabater Sr. y Cheo Feliciano, este último descrito por Cuba como un “diamante en bruto” por su extraordinario talento natural.
Los Grandes Éxitos y el Impacto Cultural
El grupo obtuvo éxitos sin precedentes que escalaron las listas nacionales:
“To Be With You” (1962): Una balada soul latina extremadamente popular, cantada por Jimmy Sabater.
“El Pito (I’ll Never Go Back to Georgia)” (1965): Famoso por el uso del silbato y el coro en inglés tomado de una introducción de Dizzy Gillespie.
“Bang Bang” (1966): Vendió más de un millón de copias, convirtiéndose en un éxito en la National Hit Parade e inaugurando oficialmente la era del boogaloo.
Últimos Años y Legado
Joe Cuba continuó siendo un punto de referencia para la cultura latina, convirtiéndose en director del Museo de La Salsa en Manhattan. En 1999 fue incluido en el International Latin Music Hall of Fame.
El músico falleció el 15 de febrero de 2009 en Nueva York, a la edad de 78 años, debido a una infección bacteriana persistente.
Discografía de Joe Cuba
Álbumes del Joe Cuba Sextet (como Líder)
• 1956:I Tried To Dance All Night
• 1956:Mardi Gras Music For Dancing Vol. 1 (La Playa Sextet)
• 1957:Cha Cha Chá
• 1958:Mardi Gras Music For Dancing Vol. 2 (La Playa Sextet)
• 1958:Cha Cha Cha’s To Soothe The Savage Beast (con Cheo Feliciano)
• 1959:Mardi Gras Music For Dancing Vol. 3
• 1959: Red, Hot and Cha Cha Chá
• 1959: Pachanga Brava
• 1961:Merengue loco (con Sonny Rossi)
• 1961:Joe Cuba
• 1962:To Be With You
• 1962:Steppin’ Out
• 1963:Diggin’ The Most
• 1964:Vagabundeando (Hangin’ Out)
• 1964:El Alma del Barrio: The Soul of Spanish Harlem
• 1965:Comin’ at You
• 1965:Breakin’ Out
• 1965:Bailadores
• 1966: Estamos Haciendo Algo Bien! We Must Be Doing Something Right!
• 1966: Wanted Dead or Alive (Bang! Bang! Push, Push, Push)
• 1967: Joe Cuba Sextet Presents The Velvet Voice of Jimmy Sabater
• 1968:My Man Speedy
• 1970:Recuerdos de mi querido Barrio
• 1972:Bustin’ Out
• 1973:Hecho y Derecho (Doing it Right)
• 1976:Cocinando la Salsa (Cookin’ The Sauce)
• 1979:El Pirata del Caribe (The Caribbean Pirate)
Parlare di Joe Bataan “la perla del barrio” non è certo facile in quanto questo autentico genio musicale ha contribuito con le sue creazioni musicali (uno dei pochi artisti dell’epoca ad essere anche autore della musica) a una quantità enorme di stili e generi musicali, dal Latin Soul alla Salsa, dal Funky alla Disco per finire con il Latin Rap. Joe soprannominato anche “The King Of Latin Soul” come ricorda il grande bassista Andy Gonzalez, ha rappresentato negli anni 60 e nei primi anni 70, l’anima del barrio meglio di chiunque altro, con la sua musica a metà tra le due culture quella afroamericana e quella latina.
Sua anche l’etichetta “Salsoul” a metà tra salsa e soul, utilizzato ancora oggi per descrivere un certo tipo di musica.
E in definitiva anche l’etichetta “Latin Soul” fu fortemente voluta da Bataan per differenziarsi dal Boogaloo.
A cura della redazione LaSalsaVive, basato su un’intervista esclusiva per Lasalsavive.org
Nel mondo della danza latina, spesso dominato da stili commerciali e codifiche accademiche rigide, figure come Tato Conrad rappresentano un faro di autenticità storica. Maestro, ballerino e figlio d’arte, Conrad non è solo un insegnante di passi, ma un vero e proprio antropologo del ritmo, capace di smontare miti consolidati e restituire dignità alle origini popolari del ballo portoricano.
In una intervista del 2008, Conrad ha aperto lo scrigno dei suoi ricordi, offrendo una prospettiva unica sull’evoluzione della salsa, del reggaeton e della cultura “cocola”.
Tommy Salsero con Tato Conrad “Cocolo”
Un’Eredità Lunga Oltre Settant’anni
La legittimità di Tato Conrad affonda le radici nella storia stessa della danza a Porto Rico. “Sono nato in una famiglia di ballerini”, racconta. I suoi genitori insegnavano a tempo pieno già dal 1940 e nel 1950 fondarono la loro accademia, la scuola di ballo popolare più antica dell’isola. Tato, cresciuto tra clave e tamburi, ha iniziato ufficialmente il suo percorso di insegnamento nel 1974, diventando testimone diretto dei cambiamenti culturali che hanno attraversato i Caraibi e New York negli ultimi decenni.
Il mondo della salsa piange la scomparsa di una delle sue figure più carismatiche. Luis “Papo” Rosario, voce storica e anima scenica de El Gran Combo de Puerto Rico per quasi quarant’anni, ci ha lasciato questo mese di dicembre 2025. Conosciuto affettuosamente come “El Carbonerito”, Rosario non era solo un corista: era il motore visivo dell’orchestra, l’uomo che con la sua energia ha definito lo stile dell’istituzione conosciuta come la “Universidad de la Salsa“.
Dalle origini al Gran Combo
Nato il 4 aprile 1947 a Santurce, Puerto Rico, Luis Alberto Rosario (questo il suo nome di battesimo) iniziò la sua carriera musicale militando in gruppi come Tempo 74 e l’orchestra di Willie Rosario. Tuttavia, la svolta della sua vita arrivò nel 1980.
In quell’anno, El Gran Combo stava cercando di riempire il vuoto lasciato dal coreografo e ballerino Mike Ramos. Rafael Ithier, il leggendario direttore dell’orchestra, vide in Papo non solo un cantante capace, ma un intrattenitore nato. Entrò ufficialmente nel gruppo il 26 gennaio 1980, inizialmente per rinforzare la sezione vocale e aggiungere dinamismo al fronte del palco.
Nato a Ponce il 3 giugno del 1937, Ismael Quintana è deceduto sabato 16 aprile 2016 in Colorado a causa di un infarto. Aveva 78 anni.
Il piccolo Ismael viaggia insieme alla sua famiglia quando è ancora in fasce alla volta degli Stati Uniti, dove cresce e inizia ad ascoltare alcuni musicisti latino-americani come Tito Rodriguez, Frank “Machito” Grillo, Ismael Rivera e Tito Puente che lo influenzeranno nella sua futura carriera.
E’ un periodo molto bello per il giovane Quintana che si ritrova insieme agli amici del quartiere per cantare alcune fra le canzoni più popolari di quegli anni.
Successivamente viene chiamato da Orlando Marin per un’audizione che non ha successo (Quintana dirà che il vero motivo era quello di far paura al cantante dell’orchestra e non di sostituirlo) ma che gli permette di essere ascoltato da Eddie Palmieri che all’epoca suonava con Tito Puente e che rimane molto colpito dal giovane Quintana.
Nel 1960 Eddie Palmieri chiama Ismael Quintana per un provino a casa sua e iniziano a provare alcuni brani già conosciuti da entrambi e di lì a poco nascerà una collaborazione destinata a fare la fortuna dell’orchestra La Perfecta grazie anche ad alcuni musicisti di grande talento come Many Oquendo, Tommy López, Mike Collazo, Barry Rogers, Chocolate Almenteros e Vitín Paz.
Nel 1961 vede la luce il primo disco di Eddie Palmieri e La Perfecta che viene chiamato con lo stesso nome dell’orchestra.
Nel 1962 esce il secondo disco, El Molestoso, con canzoni che passeranno alla storia come la stessa “El Molestoso”, “No critiques”, “Asi es la humanidad” fra le altre.
Saranno anni di grandi successi per la Perfecta e Ismael Quintana, fino ai primi anni settanta quando decide di iniziare la carriera da solista collaborando con diverse orchestre fra le più conosciute del panorama salsero.
In realtà già nel 1967 aveva collaborato con Vladimir Vassilieff e successivamente nel 1969 con il trombonista Johnny Colón nella canzone “New York Mambo”.
Il 1973 rappresenta l’anno della svolta: esce il nuovo disco di Eddie Palmieri “Sentido” con alcune canzoni che diventeranno successi mondiali come “Adoracion”, inoltre Johnny Pacheco e Jerry Masucci invitano Ismael Quintana a far parte della Fania
ll Stars e a realizzare i suoi primi dischi da solista sotto l’etichetta che avrebbe rivoluzionato il mondo della salsa.
Nel 1974 viene presentato il suo primo disco “Ismael Quintana” con la canzone “Mi debilidad” che diventa presto una hit targata Fania con la collaborazione di alcuni nomi fra i più importanti del periodo fra i quali non possiamo non ricordare Papo Lucca, Bobby Valentín, Johnny Pacheco, Barry Rogers, Mark “Markolino” Dimond, Hector Lavoe, Jimmy Sabater, Nicky Marrero.
Da lì in avanti i successi si susseguiranno, così come le collaborazioni con i migliori artisti del momento.
Nella sua lunga carriera, Ismael Quintana, non ha mai voluto creare una sua orchestra, preferendo collaborare di volta in volta con artisti diversi per realizzare i propri lavori discografici, una scelta nata dalla volontà di non trovarsi mai a dover gestire troppi musicisti direttamente e soprattutto per realizzare ogni volta nuove collaborazioni.
Ismael Quintana
Discografia:
Da solista:
“Punto y Aparte” (1971);
“Dos Imágenes” (1972);
“Ismael Quintana” (1974);
“Lo Que Estoy Viviendo” (“What I’m Living Through”) (1976);
“Amor, Vida y Sentimiento” (“Love, Life and Feelings”) (1977);
“Jessica” (1979) (with Ricardo Marrero and The Group);
“Mucho Talento” (1980) (with Papo Lucca).
Con Eddie Palmieri:
“Eddie Palmieri y La Perfecta” (1961);
“El Molestoso” (1962);
“Lo Que Traigo Es Sabroso” (1963);
“Echando Pa’ Lante” (“Straight Ahead”) (1964);
“Azúcar Pa’ Ti” (“Sugar for You”) 1965);
“Mozambique” (1966);
“Molasses” (1967);
“Champagne” (1968);
“Justicia” (1969);
“Superimposition” (1970);
“Vamonos Pa’l Monte” (1971);
“Recorded Live at Sing Sing, Vol. 1” (1972);
“Recorded Live at Sing Sing, Vol. 2” (1974);
“Sentido” (1973);
“Timeless”. Live recording;
“Eddie Palmieri Live At The University of Puerto Rico” 1974).
Con Cal Tjader e Eddie Palmieri:
“El Sonido Nuevo” (“The New Soul Sound”): Cal Tjader & Eddie Palmieri;
“Bamboléate”: Eddie Palmieri & Cal Tjader”.
Con la Fania All-Stars:
“Live at Yankee Stadium, Vol. 2”;
“Fania All Stars in Japan”;
“Live in Africa”;
“Salsa: Original Motion Picture Sound Track Recording”;
“Tribute To Tito Rodríguez”;
“Habana Jam”;
“Commitment”;
“Lo Que Pide La Gente”;
“Live In Puerto Rico 1994”;
“Bravo 97”;
“Viva Colombia”.
Con Tito Puente:
“Homenaje a Beny Moré”, Vol. 1;
“Homenaje a Beny Moré”, Vol. 2.
Con Vladimir Vassilief:
“Vladimir and His Orchestra: New Sound in Latin Jazz”.
Il compositore e fondatore dell’orchestra La Selecta, Raphy Leavitt, è scomparso questa mattina 5 agosto 2015 a Miami, aveva 66 anni.
Le cause sono dovute ad un’infezione alla protesi dell’anca che gli avevano impiantato molti anni prima a seguito di un incidente d’auto.
Nato a San Juan di Portorico il 17 settembre del 1948, Leavitt fonda la sua prima orchestra nel 1966 e la chiama “Los Señoriales“.
Successivamente l’orchestra cambierà nome e diventerà “La Banda Latina“.
Ma è solo nel 1970 che decide di cambiare lo stile dell’orchestra con un nuovo concetto musicale (con i tromboni e quel suono aggressivo reso popolare da Willie Colon ma anche con le trombe per rendere la melodia più dolce) ed un messaggio sociale per il popolo latino.
Grazie a queste innovazioni nel 1971 vede la luce l’orchestra “La Selecta” il cui primo cantante sarà Sammy Marrero.
Ed è sempre nel 1971 che La Selecta occuperà per ben 12 settimane di seguito la prima posizione in classifica nella hit parade di Portorico con il bolero montuno “Payaso”, composizione originale di Leavitt che diede il titolo alla sua prima registrazione discografica.
Oltre a Payaso fra i maggiori successi di Leavitt e della Selecta ricordiamo: La Cuna Blanca, Jíbaro Soy, Soldado, Mi Barrio, El Solitario e Parranda Selecta.
Uno dei principali riconoscimenti ricevuti dall’artista nella sua carriera fu quello di aver utilizzato musica tipica di Portorico come la décima, la bomba e los aguinaldos, integrandoli nella salsa.
Attualmente La Selecta stava registrando il nuovo disco.
Siamo a Ponce, Portorico, quando nel 1944 un musicista oriundo di Yauco, però residente in questa città, Enrique “Quique” Lucca Caraballo, decide di formare un gruppo musicale. La prima formazione viene chiamata “Orquesta Internacional” ed è formata da due trombe, percussioni e voci e viene costituita nella sua totalità da musicisti di Ponce.
Dieci anni più tardi il sogno di Lucca, ovvero quello di ottenere qualcosa di trascendentale, inizia a sfumare. Ormai stanco delle feste nei saloni da ballo e dei contratti domenicali decide di sciogliere il conjunto. Il suo desiderio era qualcosa di più di un quintetto, come quelli che andavano di moda in quel periodo, inoltre cercava l’occasione per aumentare gli introiti per migliorare la qualità della vita della sua sposa Angélica e dei suoi tre figli: Zulma, Enrique e Wanda.
Il 9 ottobre del 2000 è andato a ballare con gli angeli, una delle stelle più splendenti della costellazione salsera: Miguel Matos Chevere, meglio conosciuto come “Papito Jala Jala”.
Un uomo dal carisma inconfondibile, un ballerino inimitabile, capace di lasciare una traccia indelebile nella storia di questa espressione musicale da noi così tanto amata.
Per me, come per molti altri, ha rappresentato molto di più di un semplice maestro e credo che il suo esempio, il suo personaggio rimarrà per sempre nel cuore dei salseri di tutto il mondo.
1996: Papito Jala Jala durante una sua esibizione al Meeting Latino di Roma. Prima tournèe di un gruppo portoricano in Italia
Come persona aveva come tutti mille difetti ma aveva un cuore incredibilmente grande, pronto com’era a correre in soccorso anche del suo peggior nemico.
Come ballerino possedeva la straordinaria capacità di trasformarsi, ogni volta che entrava in pista, in un incantatore, un mago o se preferite un domatore.
Sì, quando lo vedevo ballare con le sue Jala Jala dancers, mi dava proprio l’idea del domatore del circo, alle prese con le sue tigri e le sue leonesse. Gli ho sempre invidiato quella sua capacità innata di ipnotizzare le persone, di penetrare la musica e di raggiungere, nei momenti di massima ispirazione un vero e proprio stato di trance.
Il destino di molti artisti è quello di cadere nell’oblio una volta che abbandonano le scene. Nessuno, nemmeno tra gli amici più cari o tra gli allievi più fedeli, si preoccupa di mantenere vivo il loro ricordo.
Il sito www.papitojalajala.com ed il Papito Jala Jala fan club che ho creato su Facebook sono la mia maniera di esternagli tutta la mia gratitudine, la mia ammirazione ma soprattutto il mio affetto a una persona che ha saputo avere una importanza così radicale nella mia vita, come in quella di tanti salseri che grazie a lui hanno avuto l’ispirazione per dedicarsi anima e corpo al ballo…
“Grazie maestro per averci insegnato che un uomo non va’ amato solo per le sue virtù ma anche per i suoi vizi…
Che la bontà e la malvagità possono convivere incredibilmente nello stesso cuore ed essere alle volte solo il frutto di un estremo bisogno d’amore..
Grazie per averci insegnato a perdonare e averci mostrato la sottile linea di confine tra l’amore e l’odio…
Grazie Papito, un artista muore ma la sua arte non muore con lui, vivrà per sempre nel ricordo delle persone che gli hanno voluto bene…”
Miguel Matos Chevere nasce a Puerto Rico il 29 giugno del 1952. Nasce, sotto il segno del cancro, a Carolina, un comune, nelle vicinanze della capitale, noto per aver dato i suoi natali a molti grandi ballerini ma anche a diversi sportivi di fama internazionale. Vive la sua infanzia in un quartiere che già dal suo nome aveva dei segni premonitori: “l’esquina caliente” (l’angolo caldo).
Comincia a ballare all’età di tredici anni. Erano i mitici anni ’60, l’epoca in cui la salsa cominciava a dare i suoi primi vagiti. Erano gli anni in cui furoreggiava un nuovo ritmo l’Jala Jala, ritmo creato da Roberto Roena ma portato al successo dal Gran Combo di Puerto Rico e dal duo formato da Richie Ray e Bobby Cruz.
Miguel Matos partecipò ad una gara di Jala Jala organizzata dal Canal 11 per il programma “Teenager Matinèe”.
In quella occasione sbaragliò tutti gli avversari e da allora per tutti fu semplicemente Papito Jala Jala.
Successivamente vinse altri concorsi di ballo organizzati rispettivamente dalle trasmissioni “Alta tensione”, e “Cambia Cambia” (Canale 11) e “La factoria de la salsa” (Canal 7).
Sull’onda di quei travolgenti successi fu invitato così a partecipare come ballerino ufficiale alla trasmissione “Salsa, sabado en la noche” sul Canal 2.
Papito non aveva una preparazione accademica alle spalle, era al contrario il classico “bailador de la calle”, tutto genio e sgretolatezza. Era un istintivo, una persona estremamente creativa con una straordinaria sensibilità artistica.
Fra i suoi ispiratori troviamo sicuramente ballerini come Mike Ramos, Anibal Vasquez, i fratelli Roberto e Cuqui Roena, Samson Batalla e Tito Bey.
Oltre che per le sue eccezionali doti di ballerino, Papito si era messo, fin da giovanissimo, in luce per le sue qualità di coreografo. Aveva così cominciato a collaborare con molte orchestre sia di salsa che di merengue, dentro e fuori Puerto Rico. Tra le sue collaborazioni più importanti ricordiamo quelle con: Los Hijos del Rey, Anthony Cruz, Wilfrido Vargas, Rafù Warner, Sergio Vargas, Gary Pinto, Giro.
Dopo essersi ritirato per alcuni anni dalle scene, Papito verso la fine degli anni ’80 ritorna con un grande progetto: la creazione di un gruppo di ballo che potesse rappresentare non solo il suo stile inconfondibile ma che potesse diventare anche il fiore all’occhiello “dell’Isla del encanto” e del talento “borincano”.
Nel 1989 fonda così Los Jala Jala dancers. L’attività che segnò l’esordio di questo gruppo fu l’omaggio per i 25 anni nella musica di Andy Montañez, celebratosi nel Teatro della Università di Portorico.
Da allora Papito Jala Jala ha sempre di più incrementato la sua popolarità partecipando a numerosi trasmissioni televisive come “Musicomedia”, “Semana de la salsa”, “El Show del Mediodia”, “Noche de Gala”, “Que vacilon”.
Fra le apparizioni più celebri del suo gruppo ricordiamo quelle al Teatro Bellas Artes di San Juan insieme a cantanti del calibro di Cheo Feliciano, Tony Vega, Ismael Miranda e Roberto Roena; quelle al Coliseo Roberto Clemente con la MP All Stars e Gilberto Santarosa; quelle all’anfiteatro Tito Puente con l’orchestra di Tommy Olivencia e della Sonora Ponceña, senza dimenticare quella più importante: al Madison Square Garden di New York ancora una volta con la Sonora Ponceña.
Gli Jala Jala dancers sono stati il primo gruppo portoricano ad esibirsi in Italia e allo stesso tempo il primo ad esibirsi ufficialmente a Cuba nell’ambito di una manifestazione denominata “De aqui pa allà”. Questa storica tournée ha di fatto influenzato moltissimo lo stile di Papito che da allora ha incominciato ad incorporare nel suo stile molti movimenti presenti sia nella timba che nella rumba cubana.
Profondamente innamorato dell’Italia e del popolo italiano Papito fino al momento della sua scomparsa ha continuato a frequentare assiduamente quella che sarà per lui la sua seconda casa.
Molti dei maestri che attualmente insegnano in Italia sono stati allievi del grande Papito ed oggi i suoi insegnamenti, pur in un momento di grande contaminazione stilistica, continuano ad essere un punto di riferimento costante per tutti gli amanti della salsa.
Da anni sofferente di diabete Papito non ha resistito ad un attacco di cuore che ha stroncato la sua vita il 9 ottobre del 2000, nella sua abitazione, sita nel quartiere Bahia Vistamar.
Aveva appena 48 anni…