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Viaggio a Panama: incontro con Francisco Buckley in arte “BUSH Y SU NUEVO SONIDO”


Ci aspettano 13 ore di viaggio per la nostra vacanza.
Bolzano Monaco, Monaco Atlanta, Atlanta Panama City.
Siamo appena arrivati, ma il freddo di Bolzano è già un ricordo lontano; l’impatto con la città di Panama è molto positivo, ma noi questo lo sapevamo già: infatti entrambi parliamo bene spagnolo, entrambi amiamo i climi caldi, la cultura e la musica latinoamericana e ovviamente la salsa. Insomma, ci sentiamo subito a casa…….

Prima di partire Oreste ha parlato con alcuni amici e so che abbiamo delle missioni da compiere: cercare dei dischi che in Italia non si trovano e comprare un libro scritto da un musicista di nome Bush.
Entrando nella prima libreria scopriamo subito che il libro non è così facile da trovare, nemmeno a Panama: è un libro per intenditori, non è un prodotto commerciale a larga diffusione, dobbiamo cercarlo in una libreria che abbia una più marcata sensibilità storico culturale. La nostra ricerca ci porta in via España e sembra che questa volta la libreria sia quella giusta.
Dietro il bancone ci sono due uomini e una signora formosa che in un primo momento rimangono stupiti che una coppia di turisti italiani cerchi proprio quel libro.
In un attimo l’atmosfera diventa famigliare: ci dicono orgogliosi e fieri che la loro libreria è l’unica ad avere il libro che cerchiamo e che l’autore, il musicista Bush, lì è uno di casa e che noi siamo proprio nel posto giusto.

Quando Oreste spiega la sua passione per la musica e che gli piacerebbe incontrare Bush di persona, subito la signora dice che tutti i giorni alle ore 17.00 egli va in un Bar che si chiama Minimax.
Oreste è felice e stupito per aver ottenuto con tanta facilità un’informazione così preziosa, ma a quel punto succede qualcosa di ancora più sorprendente e straordinario: uno dei due uomini si rivolge alla signora formosa e dice: “Dai chiamalo!” lei è un pò perplessa, non sa che fare, probabilmente anche se lo conosce teme di disturbarlo.” Chiamalo, chiamalo!”
Questa volta l’esortazione convinta dell’uomo toglie dagli impicci la signora. “Ciao Francisco (Bush), come va? Ho qui in negozio una coppia di italiani appassionati della tua musica…”.
Dopo un pò di convenevoli la signora porge il telefono a Oreste. E’ un po agitato, ma l’emozione del primo impatto si scioglie in un attimo. Adesso sento la sua voce tranquilla, i due parlano di musica naturalmente e ormai sembrano vecchi amici. Quando Oreste chiude la telefonata un sorriso entusiasta gli dipinge il viso e mi dice che Bush ci ha invitato al concerto dei suoi figli, ma che prima vuole conoscerci di persona!

Il giorno dopo ci viene a prendere in albergo: è un uomo sulla sessantina molto distinto e cordiale, sia io che Oreste abbiamo la sensazione di aver incontrato un vecchio amico, c’è un clima di rilassata confidenza che lo stesso Bush sottolinea dicendo che tra di noi scorre un’energia positiva.
Ci porta nel suo Bar preferito, il Minimax, ci sediamo a un tavolo e com’è ovvio che sia Oreste e Bush hanno tante cose da dirsi.
Lui ci spiega che adesso è in pensione e che prima faceva il contabile, non suona più, ora dedica tutto il suo tempo alla scrittura del secondo libro e segue i suoi tre figli, come lui musicisti.
Proprio stasera c’è un loro concerto al quale naturalmente siamo nuovamente invitati. Il nostro amico ora si guarda intorno e si accorge che in un’altro tavolo sono seduti i suoi amici. E’ una banda di vecchietti vispi ed energici che discutono vivacemente sull’origine della salsa! Il tavolo è diviso in due fazioni: quelli che sostengono che la radice della salsa sia portoricana e quelli che sostengono che sia cubana. Io e Oreste rimaniamo stupiti e divertiti da questo fervore intellettual-musicale e ovviamente interveniamo nel dibattito.

Ora Francisco vuole portarci a casa sua, vuole che conosciamo i suoi figli. Durante il tragitto in macchina Oreste gli regala uno dei suoi dischi di salsa, quella che si ascolta in Italia che Bush inserisce immediatamente nell’autoradio rimanendone entusiasta.
Arriviamo in una bella casa, semplice ma spaziosa ed egli ci presenta due dei suoi ragazzi, Francisco Jr. e Andrés, entrambi sono percussionisti e hanno studiato musica in Costarica, Francisco Jr. suona anche il vibrafono.
Tutti sembrano essere molto felici della nostra presenza e soprattutto stupiti che la musica di “Bush y su nuevo sonido” sia conosciuta anche in Italia. Con loro passiamo una giornata davvero speciale chiacchierando e guardando video di musicisti percussionisti dai quali Oreste cerca di capire qualche segreto.
Francisco Jr. esprime tutto il suo orgoglio per il padre dicendoci che Bush nei anni migliori suonava il timbal con grandi musicisti quali Eddie Palmieri e Bobby Valentin.
E’ tardi e noi dobbiamo andare. Stasera c’è il concerto.

Entrambi vestiti eleganti entriamo in una taverna molto “in” del “Casco viejo” nel centro storico della capitale. I ragazzi sono pronti per suonare e Bush ci presenta anche il terzo figlio Rodolfo e il resto dell’orchestra.
Il suono degli strumenti accompagnati da una voce carismatica riempie il locale: è “son cubano” alternato da canzoni tratte dal repertorio di “Ismael Rivera”.
Io e Oreste ci godiamo la serata concedendoci anche qualche ballo. Quando torniamo nell’albergo sappiamo entrambi che la nostra vacanza non poteva incominciare in un modo migliore. Domani partiremo per visitare il resto del paese.

Durante i venti giorni successivi Oreste e Bush sono rimasti sempre in contatto telefonico, egli ci ha fornito indicazioni preziose sui luoghi più interessanti e meno conosciuti del paese. Visitando Panama abbiamo spesso ripensato al nostro incontro con Bush, un personaggio che pur avendo contribuito a scrivere la storia della salsa, è rimasto una persona umile, semplice e capace di dare a due sconosciuti un’accoglienza calorosa e sincera.

Michela e Oreste
Bolzano Panama, gennaio 2007