Intervista a

Generoso Jiménez

di John Parker-Rees


Nella foto: Generoso Jimenez e sua figlia Regina
Nel Maggio del 1999 la leggenda cubana Generoso Jiménez ha rilasciato un’intervista per un documentario della televisione Inglese intitolato ‘IL RITORNO A L’HAVANA ‘. Siamo orgogliosi di presentarvi, per la prima volta, l’intervista completa. Accompagnavano Generoso suo figlio e sua sorella, l’intervistatore era John Parker-Rees. Anche questa traduzione in inglese è stata fatta da John, e noi lo ringraziamo.

L’intervista è divisa in due parti e questa è la prima. E’ stata registrata all’Havana nel mese di Maggio 1999. Ringraziamo la Ironhill Productions per l’uso di questa intervista e Passiondiscs.co.uk per l’autorizzazione a tradurla in italiano. L’intervista è sotto copyright (c) Ironhill Productions. La traduzione in italiano, invece, è stata fatta da Mamma Salsera che ringraziamo per la collaborazione.

Generoso Jiménez trombonista, compositore, arrangiatore, leader.

Generoso, affettuosamente battezzato ‘El Tojo‘ dai compagni musicisti, è nato il 17 Luglio 1917 a Cruces, Provincia de Las Villas, Cuba. Suonando il trombone ha fatto parte dell’autorevole Cuban Descarga Sessions registrata da Panart negli anni ’50, ed è citato come maggior ispiratore da molti famosi trombonisti di salsa dei nostri giorni. Oltre che capo della sua grande band, egli è stato per molti anni compositore/arrangiatore per Benny Moré quando Benny era al massimo della sua popolarità con la sua ‘La Banda Gigante De Benny Moré‘. Egli ha anche lavorato con i grandi gruppi cubani di Chico O’Farrill, Obdulio Morales e Antobal’s Cuban All Stars, tra gli altri. Gli arrangiamenti di Generoso della canzone ‘Que Bueno Baila Usted‘ sono stati usati recentemente nel CD Afro-Cuban All-Stars. L’intervista si compone di due parti, questa è la prima. E’ stata registrata a l’Havana nel maggio 1999. Un dovuto ringraziamento a Ironhill Productions per la concessione di questa intervista

John Parker-Rees: Generoso, puoi dirmi da dove pensi che derivi la musicalità del popolo Cubano ?

Generoso: Vediamo… c’è un misto. Deriva dai miei antenati, mio padre, mio nonno, mia nonna da parte di mio padre e dalla parte di mia madre c’è qualcosa di spagnolo. Mio nonno da parte di mia madre era spagnolo. Quindi ecco fatto. Sangue africano misto a sangue spagnolo, ed ecco qua.

JPR: Quale parte di musica deriva dall’Africa e quale dalla Spagna ?

Generoso: La madre di mio padre era spagnola, della Galizia e la madre di mia madre era africana, una schiava africana. Mio nonno, per liberarsi di questo problema, essendo lei una schiava, le ha dato i suoi due cognomi Garcia-Bareira. E quindi tutto ha avuto inizio da questa mescolanza. Quando avevo 7 anni sono andato a vivere con mio padre a l’Havana. Egli lavorava presso una ditta Herro de Bufo, e due volte alla settimana questa ditta organizzava un concerto – ma erano concerti di musica tradizionale; danza (è stata la prima musica che ho ascoltato), contra danza e danzon. Era l’autentica musica di Cuba ed io ho preso quella sonorità.

Il figlio di Generoso: Era un concerto o una “descarga”?

Generoso: Beh, puoi classificarla come “descarga” ma io li chiamo concerti perché c’era anche musica sinfonica, c’era musica lirica. C’era di tutto, ed io ho assorbito tutto. Man a mano che passava il tempo, io iniziavo a capire che cosa fosse realmente la musica Cubana. Mio padre era un gran improvvisatore di musica popolare Cubana. Mio zio era lo stesso. Quando mia madre e mio padre divorziarono, io tornai al villaggio dove ero nato, Cruces. L’insegnante della scuola locale, quando vide il mio cognome, mi chiese se aveva qualcosa a che fare con “Pucho” Jimenez. “E’ mio padre”, dissi io. Egli rispose “Siamo ottimi amici perché nel 1913 tuo nonno fondò la banda musicale del villaggio. Ti intendi di musica?” “Non so cosa sia”, risposi. “Bene. Guarda, telefono a qualcuno dei miei colleghi al college”, tra questi c’era Juan Castro Vázquez (sassofonista), ed egli mi portò dall’insegnante con la banda locale. Dieci anni più tardi Io suonavo il mio primo concerto con quel gruppo. Ora ero un musicista professionista. Nel 1931 il direttore diventò …

Regina: Ti ha fatto una domanda generale “Da dove ha origine la musica Cubana? ” -Dopo uno scambio con la famiglia…

Generoso: Una cosa è legata all’altra. Perché i cubani sono così, creano qualcosa dal nulla, iniziò con il “Son”, e da qui degenerò nel ‘son con estribillo’ , quindi il “son” adesso ha un “estribillo”. Ognuno cantava il pezzo che all’inizio era “son” e poi un “estribillo”. (cf JSR ‘Black Music of Two Worlds’ p96/7)

Regina: e che veniva chiamato “Guaracha Son?“

Generoso: No, quello era chiamato ‘Son with Estribillo‘ o ‘Son‘… Adesso ce ne sono altri, come si chiamano ? …..’Son Montuno‘ che deriva dal paese dei cowboy con I loro ‘tres’ e la loro aguardiente (brandy), iniziano a suonare …(imita il ritmo).. la gente inizia a ballare …quindi aggiungono le parole dei campagnoli e Pum! Inizia la festa e loro cominciano a ballare! La Guaracha ha un pezzo in più che va avanti con un gran miscuglio di ‘Son’, e un pezzo di musica Nord Americana. Anche il Guaguanco ha un ‘Son’ nel cuore.

Il figlio di Generoso: Il Guaguanco non ha strumenti di metallo, solo tamburi.

Generoso: Giusto, convergono gradualmente, mentre sta suonando si aggiungono le trombe, lo stesso come il ‘Son’. Vedi, ‘Son’ era suonato con una tromba, un tres ….era già un settimino, un settimino perché ce n’erano sette, una tromba, un tres, una chitarra, i bongos, tre corde doppio basso. Il ‘Son’ iniziava con “La botija” (brocca di argilla Africana usata come strumento musicale) che era seguita dalla “La Marimbula” (strumento derivato dal pianoforte africano) e “La Marimbula” dalle tre corde doppio basso.

JPR: Ti prego, continua a raccontare delle origini della musicalità.

Generoso: Deriva dalla natura. La natura è la padrona di tutto questo. Capisci ? Quando ho improvvisato per la prima volta. Ho iniziato a suonare un pezzo ma non lo suonavo dallo spartito. Ho aggiunto una nota, ne ho tolta un’altra, vedi … Quando Rene (?) è venuto a spiegarci che cos’era una composizione ci ha detto, “Vedi, tu sei un improvvisatore e non ha bisogno di moltissima educazione musicale. L’improvvisatore è al di là di tutto questo. Potresti aver memorizzato tutta la teoria musicale del mondo ed essere un pessimo compositore. Devi avere delle tue idee che arrivino solo dalla natura. Potrei improvvisare adesso e non so che cosa farò. Io inizio e le note emergono una dietro l’altra e tu ne sarai così assorbito e non vorrai fermare la musica. Las Descargas! C’era più improvvisazione a Cuba allora che oggi. Improvvisatori nati ispirati dalla natura. Lo illustrerò con una storia: Andai con Chico (O’Farrill) a Manzanillo e perdemmo il nostro trombettista. Laggiù trovammo un trombettista di 15 anni, si chiamava Alejandro Inocente Vivar, conosciuto come ‘El Negro Vivar‘. Dove alloggiavamo c’era un gruppo di giovani musicisti che facevano parte della banda del villaggio. Quando mi sentirono suonare, mi misero alle strette e mi chiesero di improvvisare e loro mi seguirono con i loro strumenti ed vorrei dire che ‘El Negro Vivar’ andò avanti ed è diventato uno dei migliori trombettisti improvvisatori del paese. Suonando ad orecchio, niente di più, ma ha avuto ciò che ha preso. Ce ne sono altri. Tu ascolti qualcuno improvvisare e non suona vero. Avevo un lavoro regolare che mi dava la libertà di fare altre cose che non influivano sul lavoro principale. Conosco già la scena, c’erano diversi trombettisti che improvvisavano veramente molto bene, chitarristi e siamo andati insieme, Pedro Justiz (Peruchin), Rolando Baró, Nino Rivera, Cachao, suo fratello che suonava il piano, Orestes ‘Macho’ Lopez, Tata Guines, Juanito Marquez, e molti altri, mio fratello Nemelio, Emilio Penas Vergas Terol, …. Richard Egues, veniva spesso da solo. Quindi, siamo andati insieme dalla parte opposta di La Vega, abbiamo attraversato la strada chiamata Progresso, quindi abbiamo approfittato di un programma su Radio Havana Cuba che era trasmessa all’estero. “Vediamo a chi tocca adesso ?, “E’ il tuo turno “, “Quindi, ho iniziato a suonare il mio strumento facendo qualsiasi cosa, il pianoforte rimaneva di sottofondo con il suo ritmo, il sassofono, e quando è toccato a me mi sono inserito.

Regina: La Descarga è improvvisazione pura. Non è programmata. E’ quello che ti viene in mente, è improvvisato.

Generoso: Non c’è niente di scritto. Niente di scritto. Ecco come sono nati. Più tardi ho registrato Descargas (El Trombón Majadero) ed ho dovuto scrivere la parte per timbales e tutte queste cose. Ma l’improvvisazione era libera (spontanea) non puoi scriverla.

Il figlio di Generoso: Voglio fare una domanda. Che cosa significa per te L’Alival?

Generoso: El Alival? Questo era il campo di Benny Moré. Era dove Benny Moré voleva sempre finire. Benny Moré poteva lavorare al Tropicana, in ogni altro nuovo cabaret di L’Havana e lui sarebbe sempre finito all’Alival dopo il lavoro. Questa è un’altra storia.

JPR: Tua figlia è la figlioccia di Benny Moré?

Generoso: E’ una lunga storia. Tutto è cominciato quando ho incontrato Benny Moré per la prima volta. Stavo facendo un programma su Cadena Sur de Radio con l’Orchestra di Bebo Valdés. Bebo Valdés è il padre di Chucho (il pianista con Irakere). Stava promovendo il Ritmo Batanga e più tardi hanno iniziato ad invitare degli artisti stranieri. Era il mese di Luglio del 1952. A metà Luglio arrivò Benny Moré. Ci incontrammo su un autobus, io non ho dato nessuna importanza alla cosa. In seguito quando andammo per iniziare il programma, la prova, io uscivo dal camerino, ero vestito da poliziotto perché avrei dovuto suonare in concerto con la Police Band – mi ero cambiato ed ero uscito e Bebo Valdés disse: “Guardate, abbiamo Benny Moré”.

Regina: Fammi spiegare. Quello che sta dicendo è che in quei giorni Benny Moré era famoso all’estero ma ancora largamente una faccia sconosciuta a Cuba. Era possibile che la gente avesse sentito la sua musica. Quindi quando gli fu presentato rimase sorpreso di vedere lo stesso uomo con il quale aveva chiacchierato fino a poco prima.

Generoso: Per cui, tornando a quel giorno. Il pubblico richiese una canzone che era molto popolare a Cuba, “Mucho Corazon” e Benny Moré chiese a Bebo Valdés “Chi può orchestrare quella canzone, perché ho promesso al pubblico che domani l’avrei cantata”, e Bebo disse, “Vediamo… Generoso potrebbe orchestrare quel “numero de negocio” per te”. Io dissi che non potevo farlo. Ma la matrigna di Regina, che per caso era li, gli disse “Dammi lo spartito. Ti prometto che domani potrai cantare il pezzo”. Quindi Benny replicò, “Guarda, se riesci a farglielo fare ti prometto che battezzerò il tuo primo figlio, purché sia maschio. Ma ha dovuto mantenere la promessa con una femmina, la mia primogenita era una femmina ed anche la seconda! Tutte sane e belle. Presi quello spartito, ed aveva solo parti per tre trombe quando l’orchestra aveva sei trombe, tre tromboni, cinque sassofoni, congas, ecc. – era un gruppo tremendo. Non avevamo nemmeno la melodia, perciò mia moglie mi cantò la melodia che conosceva per averla sentita alla radio ed io iniziai a trascriverla, la finii ed il giorno dopo gliela diedi a brevi mano e così fu in grado di cantarla. Da quel giorno siamo diventati inseparabili. Quando Benny creò il suo gruppo, mi mandò un messaggio chiedendomi di raggiungerlo e di unirmi al gruppo. Benny era un grande. Così grande che non poteva essere seguito che da grande distanza. Fammi dire qualcos’altro. Egli dirigeva la sua orchestra senza saper leggere la musica. Per esempio, quando ebbe inizio la nostra storia ed io incominciai ad orchestrare I pezzi per lui avevo messo alcune condizioni; dovevano esserci quattro trombe e tre tromboni ed io avrei scelto “los metales” la sezione dei corni. Scelsi i migliori trombettisti del paese ed i migliori tromboni. Quindi mi ritrovai a dirigere l’orchestra ed anche questo fu un’improvvisazione. Ed uno dei primi tre o quattro arrangiamenti che feci per lui fu “Generoso, que bueno toca Usted.” Lo registrammo, e mi capitarono alcune cose e il pezzo diventò famoso in tutto il mondo. Questa è stata la prova, questo era l’inizio. La prima volta che suonammo fu in Venezuela nel 1956 in un programma televisivo “La Manteca Carnaval. Andammo quasi come dei “guerriglieri” perchè avevamo perso sei, sette musicisti del gruppo. I musicisti dello studio non conoscevano il repertorio dell’orchestra. Perciò noi arrivammo ed il ragazzo ci incontrò per portarci a fare il programma televisivo. Quando arrivammo allo studio, facemmo una riunione per decidere cosa fare. Scegliemmo i numeri più facili. E dopo aver suonato i sei pezzi, ci siamo detti “Bene, che facciamo ora?” Decidemmo di fare una descarga ed improvvisare tutto quello che conoscevamo. Dicemmo al pianista “Johnny, dagli fuoco”, lui iniziò a suonare e lo spagnolo che era il personaggio dell’orchestra si alzò ed iniziò a ballare, fece l’ultimo ballo veramente bene. Lui ballava suonando il guiro e Benny iniziò a cantare “Castellano que bueno baila usted (come balli bene), senor que bueno baila usted, senor que bueno baila usted” quindi mi fece un segnale ed io iniziai a improvvisare e lui iniziò a cantare “Generoso que bueno toca usted (Generoso come suoni bene), que bueno toca usted, que bueno toca usted” e sul segnale io aprii la bocca per cantare “Benny Moré que banda tienes usted (che gruppo che hai )” e si inserì il mambo (la sezione dei corni), il cameramen ballava, il pubblico nello studio ballava e quando calarono il sipario noi stavamo ancora suonando. Registrammo quel numero un anno e mezzo più tardi dopo averlo suonato a quel modo.

Español

Entrevista a Generoso Jiménez

di John Parker-Rees


En la foto: Generoso Jimenez y su hija Regina

En mayo de 1999, la leyenda cubana Generoso Jiménez concedió una entrevista para un documental de la televisión inglesa titulado ‘EL REGRESO A LA HABANA’. Estamos orgullosos de presentarles, por primera vez, la entrevista completa. Acompañaban a Generoso su hijo y su hermana; el entrevistador era John Parker-Rees. Esta traducción al inglés también fue realizada por John, y se lo agradecemos.

La entrevista está dividida en dos partes y esta es la primera. Fue grabada en La Habana en mayo de 1999. Agradecemos a Ironhill Productions por el uso de esta entrevista y a Passiondiscs.co.uk por la autorización para traducirla al italiano. La entrevista está protegida por derechos de autor (c) Ironhill Productions. La traducción al italiano fue realizada por Mamma Salsera, a quien agradecemos por su colaboración.

Generoso Jiménez, trombonista, compositor, arreglista y líder. Generoso, cariñosamente apodado ‘El Tojo’ por sus compañeros músicos, nació el 17 de julio de 1917 en Cruces, provincia de Las Villas, Cuba. Tocando el trombón formó parte de las prestigiosas Cuban Descarga Sessions grabadas por Panart en los años cincuenta, y es citado como una de las principales inspiraciones por muchos famosos trombonistas de salsa de la actualidad. Además de dirigir su gran orquesta, fue durante muchos años compositor y arreglista de Benny Moré, cuando Benny estaba en la cima de su popularidad con su ‘La Banda Gigante De Benny Moré’. También trabajó con las grandes orquestas cubanas de Chico O’Farrill, Obdulio Morales y Antobal’s Cuban All Stars, entre otras. Los arreglos de Generoso para la canción ‘Que Bueno Baila Usted’ fueron utilizados recientemente en el CD de Afro-Cuban All-Stars. La entrevista consta de dos partes; esta es la primera. Fue grabada en La Habana en mayo de 1999. Un merecido agradecimiento a Ironhill Productions por la concesión de esta entrevista.

John Parker-Rees: Generoso, ¿puedes decirme de dónde crees que proviene la musicalidad del pueblo cubano?

Generoso: Veamos… hay una mezcla. Proviene de mis antepasados: mi padre, mi abuelo, mi abuela por parte de padre; y por parte de mi madre hay algo español. Mi abuelo materno era español. Así que ahí está. Sangre africana mezclada con sangre española, y ahí lo tienes.

JPR: ¿Qué parte de la música proviene de África y qué parte de España?

Generoso: La madre de mi padre era española, de Galicia, y la madre de mi madre era africana, una esclava africana. Mi abuelo, para liberarla de ese problema, ya que ella era esclava, le dio sus dos apellidos: García-Bareira. Y así todo comenzó con esa mezcla. Cuando tenía 7 años me fui a vivir con mi padre a La Habana. Él trabajaba en una empresa llamada Herro de Bufo, y dos veces por semana esa empresa organizaba un concierto, pero eran conciertos de música tradicional: danza —fue la primera música que escuché—, contradanza y danzón. Era la auténtica música de Cuba y yo capté ese sonido.

El hijo de Generoso: ¿Era un concierto o una “descarga”?

Generoso: Bueno, puedes clasificarlo como “descarga”, pero yo los llamo conciertos porque también había música sinfónica, había música lírica. Había de todo, y yo lo absorbí todo. Con el paso del tiempo, empecé a entender qué era realmente la música cubana. Mi padre era un gran improvisador de música popular cubana. Mi tío era igual. Cuando mi madre y mi padre se divorciaron, volví al pueblo donde había nacido, Cruces. El maestro de la escuela local, al ver mi apellido, me preguntó si tenía algo que ver con “Pucho” Jiménez. “Es mi padre”, dije. Él respondió: “Somos muy buenos amigos porque en 1913 tu abuelo fundó la banda musical del pueblo. ¿Entiendes de música?” “No sé qué es”, respondí. “Bien. Mira, voy a llamar a algunos de mis colegas del colegio”; entre ellos estaba Juan Castro Vázquez (saxofonista), y él me llevó con el maestro y la banda local. Diez años después toqué mi primer concierto con aquel grupo. Ya era un músico profesional. En 1931 el director se convirtió en…

Regina: Te hizo una pregunta general: “¿De dónde proviene la música cubana?”, después de un intercambio con la familia…

Generoso: Una cosa está ligada a la otra. Porque los cubanos son así: crean algo de la nada. Comenzó con el “son”, y de ahí degeneró en el ‘son con estribillo’; entonces el “son” ahora tiene un “estribillo”. Cada uno cantaba la parte que al principio era “son” y luego un “estribillo”. (cf. JSR, Black Music of Two Worlds, pp. 96/97)

Regina: ¿Y eso se llamaba “Guaracha Son”?

Generoso: No, eso se llamaba ‘Son with Estribillo’ o ‘Son’… Ahora hay otros, ¿cómo se llaman?… ‘Son Montuno’, que proviene del país de los vaqueros con sus ‘tres’ y su aguardiente; empiezan a tocar… (imita el ritmo)… la gente empieza a bailar… entonces añaden las palabras de los campesinos y ¡pum! ¡Empieza la fiesta y ellos comienzan a bailar! La Guaracha tiene una parte adicional que avanza con una gran mezcla de ‘Son’ y una parte de música norteamericana. También el Guaguancó tiene un ‘Son’ en el corazón.

El hijo de Generoso: El Guaguancó no tiene instrumentos de metal, solo tambores.

Generoso: Correcto, convergen gradualmente: mientras se está tocando se añaden las trompetas, igual que en el ‘Son’. Mira, el ‘Son’ se tocaba con una trompeta, un tres… ya era un septeto, un septeto porque eran siete: una trompeta, un tres, una guitarra, los bongós, tres cuerdas, contrabajo. El ‘Son’ comenzaba con “La botija” (una vasija de barro africana usada como instrumento musical), que era seguida por “La Marímbula” (instrumento derivado del piano africano), y “La Marímbula” por las tres cuerdas del contrabajo.

JPR: Por favor, sigue contándonos sobre los orígenes de la musicalidad.

Generoso: Proviene de la naturaleza. La naturaleza es la dueña de todo esto. ¿Entiendes? Cuando improvisé por primera vez, empecé a tocar una pieza, pero no la tocaba leyendo la partitura. Añadí una nota, quité otra, ¿ves?… Cuando René (?) vino a explicarnos qué era una composición, nos dijo: “Mira, tú eres un improvisador y no necesitas mucha educación musical. El improvisador está más allá de todo esto. Podrías haber memorizado toda la teoría musical del mundo y ser un pésimo compositor. Debes tener ideas propias que vengan solo de la naturaleza. Podría improvisar ahora mismo y no sé qué haré. Empiezo y las notas surgen una tras otra, y tú quedarás tan absorto que no querrás detener la música. ¡Las descargas! Había más improvisación en Cuba entonces que hoy. Improvisadores nacidos e inspirados por la naturaleza. Lo ilustraré con una historia: fui con Chico (O’Farrill) a Manzanillo y perdimos a nuestro trompetista. Allá encontramos a un trompetista de 15 años; se llamaba Alejandro Inocente Vivar, conocido como ‘El Negro Vivar’. Donde nos alojábamos había un grupo de jóvenes músicos que formaban parte de la banda del pueblo. Cuando me oyeron tocar, me acorralaron y me pidieron que improvisara, y ellos me siguieron con sus instrumentos. Y quisiera decir que ‘El Negro Vivar’ siguió adelante y se convirtió en uno de los mejores trompetistas improvisadores del país. Tocando de oído, nada más, pero tenía aquello que había captado. Hay otros. Escuchas a alguien improvisar y no suena auténtico. Tenía un trabajo fijo que me daba libertad para hacer otras cosas que no interferían con mi trabajo principal. Ya conocía el ambiente; había varios trompetistas que improvisaban realmente muy bien, guitarristas, y fuimos juntos: Pedro Justiz (Peruchin), Rolando Baró, Nino Rivera, Cachao, su hermano que tocaba el piano, Orestes ‘Macho’ López, Tata Güines, Juanito Márquez y muchos otros; mi hermano Nemelio, Emilio Peñas Vergas Terol… Richard Egües venía a menudo solo. Entonces fuimos juntos al lado opuesto de La Vega, cruzamos la calle llamada Progreso y aprovechamos un programa de Radio Habana Cuba que se transmitía al extranjero. “Veamos a quién le toca ahora”, “Es tu turno”. Entonces empecé a tocar mi instrumento haciendo lo que fuera; el piano quedaba de fondo con su ritmo, el saxofón, y cuando me tocó, me incorporé.

Regina: La Descarga es improvisación pura. No está programada. Es lo que se te ocurre; es improvisado.

Generoso: No hay nada escrito. Nada escrito. Así nacieron. Más tarde grabé descargas (El Trombón Majadero) y tuve que escribir la parte para timbales y todas esas cosas. Pero la improvisación era libre (espontánea); no puedes escribirla.

El hijo de Generoso: Quiero hacer una pregunta. ¿Qué significa para ti El Alival?

Generoso: ¿El Alival? Era el campo de Benny Moré. Era donde Benny Moré siempre quería terminar. Benny Moré podía trabajar en el Tropicana, en cualquier otro cabaret nuevo de La Habana, y siempre terminaba en el Alival después del trabajo. Esa es otra historia.

JPR: ¿Tu hija es la ahijada de Benny Moré?

Generoso: Es una larga historia. Todo comenzó cuando conocí a Benny Moré por primera vez. Estaba haciendo un programa en Cadena Sur de Radio con la orquesta de Bebo Valdés. Bebo Valdés es el padre de Chucho (el pianista de Irakere). Estaba promoviendo el Ritmo Batanga y más tarde comenzaron a invitar a artistas extranjeros. Era julio de 1952. A mediados de julio llegó Benny Moré. Nos encontramos en un autobús, pero no le di importancia. Después, cuando fuimos a comenzar el programa, el ensayo, yo salía del camerino; estaba vestido de policía porque tenía que tocar en un concierto con la Police Band. Me había cambiado y había salido, y Bebo Valdés dijo: “Miren, tenemos a Benny Moré”.

Regina: Déjame explicar. Lo que está diciendo es que en aquellos días Benny Moré era famoso en el extranjero, pero todavía era en gran medida un rostro desconocido en Cuba. Era posible que la gente hubiera escuchado su música. Así que, cuando le fue presentado, se sorprendió de ver al mismo hombre con el que había estado charlando poco antes.

Generoso: Entonces, volviendo a aquel día. El público pidió una canción que era muy popular en Cuba, “Mucho Corazón”, y Benny Moré le preguntó a Bebo Valdés: “¿Quién puede orquestar esa canción, porque le he prometido al público que mañana la cantaré?”, y Bebo dijo: “Veamos… Generoso podría orquestar ese ‘número de negocio’ para ti”. Yo dije que no podía hacerlo. Pero la madrastra de Regina, que por casualidad estaba allí, le dijo: “Dame la partitura. Te prometo que mañana podrás cantar la pieza”. Entonces Benny respondió: “Mira, si logras que él lo haga, te prometo que bautizaré a tu primer hijo, siempre que sea varón”. Pero tuvo que cumplir la promesa con una niña: mi primogénita era niña, ¡y también la segunda! Todas sanas y hermosas. Tomé aquella partitura y solo tenía partes para tres trompetas, cuando la orquesta tenía seis trompetas, tres trombones, cinco saxofones, congas, etc.; era un grupo tremendo. Ni siquiera teníamos la melodía, así que mi esposa me cantó la melodía que conocía por haberla escuchado en la radio, y yo empecé a transcribirla; la terminé y al día siguiente se la entregué rápidamente, y así pudo cantarla. Desde aquel día nos volvimos inseparables. Cuando Benny creó su grupo, me envió un mensaje pidiéndome que lo alcanzara y me uniera al grupo. Benny era un grande. Tan grande que solo podía ser seguido desde una gran distancia. Déjenme decir algo más. Dirigía su orquesta sin saber leer música. Por ejemplo, cuando comenzó nuestra historia y empecé a orquestar las piezas para él, puse algunas condiciones: debían haber cuatro trompetas y tres trombones, y yo elegiría “los metales”, la sección de vientos. Elegí a los mejores trompetistas del país y a los mejores trombonistas. Así que me encontré dirigiendo la orquesta, y eso también fue una improvisación. Y uno de los primeros tres o cuatro arreglos que hice para él fue “Generoso, qué bueno toca usted”. Lo grabamos, me sucedieron algunas cosas y la pieza se hizo famosa en todo el mundo. Esta fue la prueba; este era el comienzo. La primera vez que tocamos fue en Venezuela en 1956, en un programa de televisión llamado “La Manteca Carnaval”. Fuimos casi como “guerrilleros” porque habíamos perdido seis o siete músicos del grupo. Los músicos de estudio no conocían el repertorio de la orquesta. Por eso, cuando llegamos, el muchacho nos recibió para llevarnos al programa de televisión. Cuando llegamos al estudio, hicimos una reunión para decidir qué hacer. Elegimos los números más fáciles. Y después de tocar las seis piezas, nos dijimos: “Bien, ¿qué hacemos ahora?”. Decidimos hacer una descarga e improvisar todo lo que conocíamos. Le dijimos al pianista: “Johnny, dale fuego”; él empezó a tocar y el español, que era el personaje de la orquesta, se levantó y empezó a bailar; hizo el último baile realmente bien. Él bailaba tocando el güiro y Benny empezó a cantar: “Castellano, qué bueno baila usted, señor, qué bueno baila usted, señor, qué bueno baila usted”; entonces me hizo una señal y yo empecé a improvisar, y él comenzó a cantar: “Generoso, qué bueno toca usted, qué bueno toca usted, qué bueno toca usted”; y, a la señal, abrí la boca para cantar: “Benny Moré, qué banda tienes usted”, y entró el mambo (la sección de vientos); el camarógrafo bailaba, el público del estudio bailaba y, cuando bajaron el telón, todavía estábamos tocando. Grabamos aquel número un año y medio más tarde, después de haberlo tocado de aquella manera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.