articolo tratto da www.americasalsa.com
realizzato nel mese di Ottobre del 2003

traduzione di La Chica


Un pianista lungo, lungo, lungo (alto, alto, alto)
Un’attesa lunga, lunga, lunga…
Suppongo che debba essere stancante e magari intollerabile rispondere a qualcosa che l’intervistatore dovrebbe evitare: il famoso aneddoto di quando Bebo si dimenticò gli spartiti e nell’andare a riprenderli trovò il piccolo (di 3 anni) che stava suonando, o la non meno scontata: qual è la prima melodia che ricorda? E domande stupide sullo stile. – Non c’è fisico che regga. – Non c’è pazienza che resista. – Allora uno vede il tipo sorridere ogni volta in modo più forzato, seccarsi ogni volta con più speranza che ciò termini una volta per tutte. – Allora sono arrivato. – Saluto di rigore, è alto come sempre, chiarendogli che so già che è figlio di Bebo e Pilar, che non gli chiederò la sua data di nascita perché la conosco già (9 ottobre del 1941) e neppure sulle sue maestre Zenaida Romeu tra tutte, che tutto ciò me lo disse nel 1994 quando si trovava con Irakere a Buenos Aires: mi sembrò di notare un certo sollievo. – Allora al punto. –

Pedro de la Hoz (Quotidiano Granma) dice in un articolo del gennaio del 2001, che Lei affermò che il secolo XX cubano, musicalmente parlando, era cominciato ed era terminato con il son.

È così, così l’ho detto ed è verità, dice Chucho. – È più che dimostrato. –

Tenendo presente l’influenza del Son in tutta l’area del Caribe, mi interesserebbe sapere: per Lei qual è la relazione del son con il jazz?

Io oggi mi avvicino più al jazz latino, anche se continuo ovviamente ad avere legami con il son. Dopo aver evoluto il Son con gli Irakere, anche se per altre strade e nonostante a Cuba ci siano gruppi che continuano a fare Son tradizionale, non tutti possiamo fare la stessa cosa ed io ho cercato di fondere il jazz con il son, che è un po’ come dire latin jazz, perchè realmente il ritmo che facciamo può essere afro o può essere ritmo cubano creolo come il son. Ad esempio Tito Puente a livello di ritmo, faceva son con elementi di jazz. Invece nella musica che faccio io c’è anche il son però è già mischiato, è un’altra cosa, un altro percorso, è una fusione, una fusione diversa.

Chucho Valdez

Digressione uno: Lei accetta la denominazione di jazz latino per ciò che Lei fa? Non la urta questo modo di etichettare la musica?

Questo è già così, non si può eliminare, è come la salsa, è già identificata e non la cambia nessuno, per me questo si chiama jazz afrocubano, perché così lo chiamò Mario Bauzà, Afrocuban jazz, perché è il jazz con elementi afrocubani, però va bene lo stesso, si chiama latin jazz, è un marchio, si chiama così sebbene non sia corretto.

Quindi Lei lo accetta?

No, io non lo accetto, perché non è la realtà, quello che dico è che è stata imposta un’altra etichetta.

Digressione due: a proposito della fusione. – Nell’anno 1994 Lei mi disse che tutta la fusione portava davanti tre lettere “c, o, n”, ossia confusione, non sembra così ora. –

Alcuni tipi di fusione. – Quando la fusione non si fa bene, quando non si mischia bene, quando qualcuno non lo sa fare, invece che fare fusione si fa confusione.

Nell’anno ’94 Lei mi disse che Samuel era il padre del Danzón Cubano.

Lo è, perché nella contraddanza di Samuel c’era già la struttura del Danzón, egli arrivò quasi a trasformare la contraddanza in danzón, gli mancò poco per farcela (fa un gesto) quasi niente, però quelli che gli succedettero presero quegli elementi per completarlo, però gli hanno dato i crediti per questo si dice che egli sia il padre della musica cubana, perché il Danzón era la musica nazionale.

Bene, ora il Danzón ha relazione con il jazz?

Il Danzón ha più relazione con la musica francese.

Aggiungo: per la sua origine?

Certo, perché arriva con la contraddanza francese che arriva ad Haiti, che viene con il cinquillo, gli haitiani che vanno a vivere a Cuba vengono con quel cinquillo che comincia a formare parte della musica cubana ed è soprattutto nel danzón dove si sente l’influenza francese.

Allora esiste la relazione tra Son e Danzòn con il Jazz?

La risposta è Africa! Haití è una colonia francese però il cinquillo è africano e non di Haití. Però il cinquillo,arriva anche dalla contraddanza francese, attenti con questa cosa, il jazz ha la sua influenza africana che arriva da N.Orleáns, quindi in alcuni luoghi (paesi) ha qualche connessione anche se non è completo come nel Son.

Cambiando rapidamente di argomento, noto nei suoi gusti una sana curiosità per il lettore e dati più interessanti di quelli tecnici apportati. Nel leggerli mi rendo conto che sono densi. – Già sto chiedendo le mie scuse.
Lei ha brani dedicati a Bill Evans, Mc Coy Tyner, Bud Powell, in che ordine di preferenza li metterebbe?

Difficile, molto difficile, però sarebbe Bill Evans – Mc Coy, forse per un problema generazionale, quando io stavo cominciando, stava iniziando anche lui, io avevo ascoltato Bud Powell e altri però Evans – Mc Coy sono quelli che più mi hanno influenzato.

Tuttavia nei suoi lavori di solo piano io la trovo più simile a Evans che a Mc Coy……

Certo, certo……

Il miglior esempio è la balada My Foolish Herat, registrata da Lei ma anche da Bill Evans, di diverse ispirazioni e colori ma tecnicamente molto simili.

Certo, è la sua influenza su di me, io sono stato molto influenzato da Evans…

Lei l’ha ascoltato molto???

Lo ascolto……

Chi altri……?

Jarret, Peterson, Herbie, Corea, però ora sto ascoltando i nuovi Brad Mehldau, John Cadenacci…..

Chucho Valdez

Le piace Melhdau…… sa, io lo trovo un po’ ripetitivo, non mi convince……

Beh, bisogna vederlo dal vivo……

Ah… ah… dal vivo tutto cambia.

Dal vivo è un’altra storia, perché a volte il disco limita e c’è chi offre più dal vivo che in disco.

Chucho Valdez, le nomino giovani pianisti cubani. – Il riferimento a Ramoncito Valle che mi fece nel 1994 risultò preciso: un genio. – Ora Roberto Fonseca……

Bravissimo!!!!!

Omar Sosa?

È amico mio.

Le metto in chiaro che è il mio pianista preferito. – Inoltre Lei non considera che l’opera di Sosa rompe il piano creativo in cui si trova il denominato jazz latino? – Inoltre Lei non pensa che ci sia del ristagno nel jazz latino?

Non la vedo così, bisogna ascoltare tutto quello che c’è, ossia bisogna vedere fino a dove ha ascoltato, chi ha ascoltato, lì ci sono cose incredibili……

Quali…?

Sosa è molto bravo… però ci sono tentativi come quello di Ed Simòn… è molto bravo.. bravissimo!!! C’è Rubalcaba che fa meraviglie… non tolgo i meriti a Sosa ma c’è altra gente che sta facendo cose molto interessanti……

Rolando Luna……?

È il migliore dei giovani…

Aldo Lopez Gavila…? Ha un pezzo “En el ocaso de la Hormiga y el Elefante”, come materiale sperimentale mi sembra molto interessante…

È molto giovane. Gli mancano molte cose, per essere troppo giovane gli mancano molte basi delle nostre radici, però tecnicamente è meglio formato che gli altri nel genere classico, però la musica popolare è basata sulle radici delle cose di strada. – La scuola ti da la tecnica ma l’idea è più importante che la tecnica perché è lo sviluppo e tanto Luna quanto questo ragazzo hanno una esperienza più popolare……

David Alfaro? ……… gli ho fatto un’intervista quando venne con gli Afrocuban.

Bravissimo!!!!…è del mio quartiere

Chuchito, come le sembra?

È il mio figlio maggiore… bravissimo!!!

Mi piace il disco, anche se non ha avuto una buona critica, dico sempre che se invece che chiamarsi Valdés si chiamasse… Quevedo, diciamo, sarebbe diverso il trattamento……

Io sono figlio di Bebo……

Però quando Lei si fa conoscere negli anni Settanta, a partire da Montreux (1978) qualcuno si ricorda fuori da Cuba che Bebo viene scartato a Stoccolma? In più nell’intervista del 94 io le chiesi se suo padre vivesse……

Ta, ta. – Quel che succede è che lui deve cominciare a trovare se stesso, si trova ancora nel pieno dello sviluppo.

Finale premeditato, affrettato, quasi quasi… mi buttano fuori… però tutta l’orchestra, meglio tutta la polemica. –

A partire dal 97 con Buena Vista la musica popolare cubana riguadagna presenza. – Secondo la sua visione qual è la situazione attuale?

Ha una presenza eccezionale, non solamente per Buena Vista, quello è altra cosa, per le orchestre di Timba, le orchestre femminili, ci sono ottimi gruppi di jazz di donne!!! …

??????

Sono diplomate nelle scuole di musica e fra le individualità ci sono realtà interessantissime….

E con la Timba cosa succede?

È una evoluzione della musica ballabile, del son, è un fenomeno fino a questo momento molto locale, non si è generalizzato all’estero… la Timba è stata creata dal gruppo Irakere……

Bacalao con pan…..?

Sì, c’è chi vuole negarlo, però, sai, tutto il mondo vuole essere Cristoforo Colombo, a me non interessa essere C.C., però realmente è nata da lì, i musicisti sanno che Irakere è la Timba……, la timba di oggi non è la stessa di Irakere……

Xiomara……

Certo, echàle semilla,,,,, el atrevimiento,,,,, el guayo de Catalina,,,,,el tata cimarrón, lì è la timba.

Lei dice tutti i musicisti, tuttavia il Tosco continua a dire che Bacalao Con Pan non è il primo……

(Interrompe)
Quel che succede è che il Tosco lavorò con Irakere, quello che fece fu copiare Irakere, cercare di copiare, Irakere è irripetibile, ha fatto un gruppo buono… quel che succede è che tutti vogliono essere padri della Timba… ma lì è scritto…

Finale…… finale, finale!!!!!!…… Per i trenta anni di Irakere, quali musicisti del gruppo originale pensa di convocare?

Beh, ci stiamo ancora lavorando……

Averohoff ci sarà?

Non lo so, si parlò con lui…… bisogna vedere… tutti sono impegnati, ognuno ha la propria banda, è molto difficile tornare ad unire tutta quella gente, tutti dicono “io ho il mio lavoro, bisogna fare quel che si può”……

Così bruscamente è finita l’intervista. – Buonanotte.

Articolo tratto da www.americasalsa.com

Español

Entrevista a Chucho Valdés

Artículo tomado de www.americasalsa.com
realizado en el mes de octubre de 2003
traducción de La Chica

Un pianista larguísimo, larguísimo, larguísimo (alto, alto, alto)
Una espera larguísima, larguísima, larguísima…

Supongo que debe de ser agotador y quizá intolerable responder a algo que el entrevistador debería evitar: el famoso anécdota de cuando Bebo olvidó las partituras y, al ir a buscarlas, encontró al pequeño, de 3 años, tocando, o la no menos obvia: ¿cuál es la primera melodía que recuerda? Y preguntas tontas sobre el estilo.
— No hay físico que lo aguante.
— No hay paciencia que resista.
— Entonces uno ve al tipo sonreír cada vez de forma más forzada, irritarse cada vez con más esperanza de que todo termine de una vez.
— Entonces he llegado.
Saludo de rigor, es alto como siempre, y le aclaro que ya sé que es hijo de Bebo y Pilar, que no le voy a preguntar su fecha de nacimiento porque ya la conozco (9 de octubre de 1941), ni tampoco por sus maestras, entre todas Zenaida Romeu, que todo eso ya me lo contó en 1994 cuando estaba con Irakere en Buenos Aires: me pareció notar cierto alivio.
— Entonces, al grano.

Pedro de la Hoz (Diario Granma) dice en un artículo de enero de 2001 que usted afirmó que el siglo XX cubano, musicalmente hablando, había comenzado y terminado con el son.

— Así es, eso lo dije y es verdad —dice Chucho—. Está más que demostrado.

Teniendo en cuenta la influencia del son en toda el área del Caribe, me interesaría saber: para usted, ¿cuál es la relación del son con el jazz?

— Hoy me acerco más al jazz latino, aunque, obviamente, sigo teniendo vínculos con el son. Después de haber evolucionado el son con Irakere, aunque por otros caminos y a pesar de que en Cuba hay grupos que siguen haciendo son tradicional, no todos podemos hacer lo mismo y yo he buscado fusionar el jazz con el son, que es un poco como decir latin jazz, porque realmente el ritmo que hacemos puede ser afro o puede ser ritmo cubano criollo como el son. Por ejemplo, Tito Puente, a nivel rítmico, hacía son con elementos de jazz. En cambio, en la música que hago yo también hay son, pero ya mezclado, es otra cosa, otro camino, es una fusión, una fusión distinta.

Chucho Valdez

Primera digresión: ¿Usted acepta la denominación de jazz latino para lo que hace? ¿No le molesta esa forma de etiquetar la música?

— Eso ya es así, no se puede eliminar, es como la salsa, ya está identificada y nadie la cambia. Para mí eso se llama jazz afrocubano, porque así lo llamó Mario Bauzá, Afrocuban jazz, porque es jazz con elementos afrocubanos, pero da igual, se llama latin jazz, es una marca, se llama así aunque no sea correcto.

Entonces, ¿usted lo acepta?

— No, yo no lo acepto, porque no es la realidad; lo que digo es que se impuso otra etiqueta.

Segunda digresión: hablando de la fusión. En el año 1994 usted me dijo que toda fusión llevaba delante tres letras: “c, o, n”, es decir, confusión; ahora ya no parece así.

— Algunos tipos de fusión. Cuando la fusión no se hace bien, cuando no se mezcla bien, cuando alguien no sabe hacerlo, en vez de hacer fusión se hace confusión.

En el año 94 usted me dijo que Samuel era el padre del danzón cubano.

— Lo es, porque en la contradanza de Samuel ya estaba la estructura del danzón; él casi llegó a transformar la contradanza en danzón, le faltó muy poco para lograrlo, casi nada, pero los que le siguieron tomaron esos elementos para completarlo. Sin embargo, a él le dieron el crédito; por eso se dice que es el padre de la música cubana, porque el danzón era la música nacional.

Bien, ahora el danzón tiene relación con el jazz?

— El danzón tiene más relación con la música francesa.

Añado: ¿por su origen?

— Claro, porque llega con la contradanza francesa que pasa a Haití, y que viene con el cinquillo; los haitianos que van a vivir a Cuba traen ese cinquillo que empieza a formar parte de la música cubana y es sobre todo en el danzón donde se siente la influencia francesa.

Entonces, ¿existe la relación entre son y danzón con el jazz?

— ¡La respuesta es África! Haití es una colonia francesa, pero el cinquillo es africano y no haitiano. Sin embargo, el cinquillo también llega desde la contradanza francesa; cuidado con eso: el jazz tiene su influencia africana que llega desde Nueva Orleans, así que en algunos lugares hay cierta conexión, aunque no completa como en el son.

Cambiando rápidamente de tema, noto en sus gustos una sana curiosidad por el lector y datos más interesantes que los técnicos aportados. Al leerlos me doy cuenta de que son densos.
(Ya estoy pidiendo disculpas).Usted tiene temas dedicados a Bill Evans, McCoy Tyner, Bud Powell; ¿en qué orden de preferencia los pondría?

— Difícil, muy difícil, pero sería Bill Evans, McCoy… quizá por un asunto generacional; cuando yo empezaba, él también estaba empezando. Yo había escuchado a Bud Powell y a otros, pero Evans y McCoy son los que más me han influido.

Sin embargo, en sus trabajos de piano solo yo lo encuentro más parecido a Evans que a McCoy…

— Claro, claro…

El mejor ejemplo es la balada My Foolish Heart, grabada por usted pero también por Bill Evans, de distintas inspiraciones y colores pero técnicamente muy similares.

— Claro, es su influencia sobre mí; yo he estado muy influenciado por Evans…

¿Lo ha escuchado mucho?

— Lo escucho…

¿A quién más?

— Jarrett, Peterson, Herbie, Corea, pero ahora estoy escuchando a los nuevos, Brad Mehldau, John Cadenacci…

Chucho Valdez

¿Le gusta Mehldau? Mire, yo lo encuentro un poco repetitivo, no me convence…

— Bueno, hay que verlo en vivo…

Ah… ah… en vivo todo cambia.

— En vivo es otra historia, porque a veces el disco limita y hay quien ofrece más en directo que en disco.

Chucho Valdés, le nombro pianistas cubanos jóvenes. El comentario que me hizo sobre Ramoncito Valle en 1994 resultó exacto: un genio. Ahora Roberto Fonseca…

— ¡Bravísimo!

¿Omar Sosa?

— Es amigo mío.

Le aclaro que es mi pianista favorito. Además, ¿usted no considera que la obra de Sosa rompe el plano creativo en que se encuentra el llamado jazz latino? Además, ¿usted no piensa que hay estancamiento en el jazz latino?

— No lo veo así, hay que escuchar todo lo que hay, es decir, hay que ver hasta dónde ha escuchado, a quién ha escuchado; ahí hay cosas increíbles…

¿Cuáles?

— Sosa es muy bueno… pero hay intentos como el de Ed Simón… ¡es muy bueno, bravísimo! Está Rubalcaba, que hace maravillas… no le quito méritos a Sosa, pero hay otra gente haciendo cosas muy interesantes…

¿Rolando Luna?

— Es el mejor de los jóvenes…

¿Aldo López Gavilán? Tiene una pieza, “En el ocaso de la hormiga y el elefante”, como material experimental me parece muy interesante…

— Es muy joven. Le faltan muchas cosas; por ser tan joven le faltan muchas bases de nuestras raíces, pero técnicamente está mejor formado que los demás en el género clásico. Sin embargo, la música popular se basa en las raíces de las cosas de la calle. La escuela te da la técnica, pero la idea es más importante que la técnica porque es el desarrollo, y tanto Luna como este muchacho tienen una experiencia más popular…

¿David Alfaro? Le hice una entrevista cuando vino con Afrocuban.

— ¡Bravísimo!… es de mi barrio.

¿Chuchito, cómo le parece?

— Es mi hijo mayor… ¡bravísimo!

Me gusta el disco, aunque no haya tenido buena crítica. Siempre digo que, si en vez de llamarse Valdés se llamara Quevedo, por ejemplo, el trato sería distinto…

— Yo soy hijo de Bebo…

Pero cuando usted se da a conocer en los años setenta, a partir de Montreux (1978), ¿alguien recuerda fuera de Cuba que Bebo fue descartado en Estocolmo? Además, en la entrevista del 94 yo le pregunté si su padre vivía…

— Ta, ta. Lo que pasa es que él debe empezar a encontrarse a sí mismo; todavía está en pleno desarrollo.

Final premeditado, apresurado, casi… me echan… pero toda la orquesta, mejor, toda la polémica. A partir del 97, con Buena Vista, la música popular cubana recupera presencia. Según su visión, ¿cuál es la situación actual?

— Tiene una presencia excepcional, no solamente por Buena Vista, eso es otra cosa; por las orquestas de timba, las orquestas femeninas, ¡hay excelentes grupos de jazz de mujeres! Están graduadas en las escuelas de música y, entre las individualidades, hay realidades interesantísimas…

¿Y con la timba qué pasa?

— Es una evolución de la música bailable, del son; es un fenómeno, hasta ahora, muy local, no se ha generalizado en el extranjero. La timba fue creada por el grupo Irakere…

¿Bacalao con pan…?

— Sí, hay quien quiere negarlo, pero ya sabes, todo el mundo quiere ser Cristóbal Colón. A mí no me interesa ser C. C., pero realmente nació de ahí; los músicos saben que Irakere es la timba… la timba de hoy no es la misma de Irakere…

Xiomara…

— Claro, échale semilla, el atrevimiento, el guayo de Catalina, el tata cimarrón; ahí está la timba.

Usted dice todos los músicos, sin embargo Tosco sigue diciendo que Bacalao con pan no es el primero…

— (Interrumpe) Lo que pasa es que Tosco trabajó con Irakere, lo que hizo fue copiar a Irakere, tratar de copiar; Irakere es irrepetible, hizo un grupo buenísimo… lo que pasa es que todos quieren ser padres de la timba… pero ahí está escrito…

Final… final, final…

Para los treinta años de Irakere, ¿qué músicos del grupo original piensa convocar?

— Bueno, todavía estamos trabajando en eso…

¿Estará Averohoff?

— No lo sé, se habló con él… habrá que ver… todos están ocupados, cada uno tiene su banda, es muy difícil volver a reunir a toda esa gente; todos dicen “yo tengo mi trabajo, hay que hacer lo que se pueda”…

Así, bruscamente, terminó la entrevista. Buenas noches.

Artículo tomado de www.americasalsa.com

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