di Tommy Salsero

Parlare di Joe Bataan “la perla del barrio” non è certo facile in quanto questo autentico genio musicale ha contribuito con le sue creazioni musicali (uno dei pochi artisti dell’epoca ad essere anche autore della musica) a una quantità enorme di stili e generi musicali, dal Latin Soul alla Salsa, dal Funky alla Disco per finire con il Latin Rap. Joe soprannominato anche “The King Of Latin Soul” come ricorda il grande bassista Andy Gonzalez, ha rappresentato negli anni 60 e nei primi anni 70, l’anima del barrio meglio di chiunque altro, con la sua musica a metà tra le due culture quella afroamericana e quella latina.
Sua anche l’etichetta “Salsoul” a metà tra salsa e soul, utilizzato ancora oggi per descrivere un certo tipo di musica.
E in definitiva anche l’etichetta “Latin Soul” fu fortemente voluta da Bataan per differenziarsi dal Boogaloo.
Peter Nitollano Jr, in arte Joe Bataan, nasce il 15 maggio del 1942 a New York da madre afroamericana (della Virginia) e padre filippino.
Bandleader, pianista, cantante, e compositore, cresce nello Spanish Harlem ed apprende i primi rudimenti musicali in carcere, come tanti altri coetanei del barrio, dove sconta una condanna a cinque anni per aver guidato un’auto rubata, conquistando due diplomi musicali (basico e secondo anno).
Studia musica con Mark Francis ed apprende lo stile pianistico del suo idolo Eddie Palmieri! Sempre in carcere apprende a ballare dai latini, approfondendo i punti in comune tra le due comunità, e quando esce dal carcere molte delle sue idee musicali erano pronte per essere scritte e diffuse. “La musica fu la mia salvezza”, racconta e si diede da fare creando il suo primo gruppo musicale, in un centro correttivo giovanile. Successivamente per circa sei mesi provò con la banda di Jhonny Colon, che da sempre aiutava i giovani latini in difficoltà (aprì anche una scuola di musica nello spanish Harlem).
Peter chiese a Colon se Tony Rojas e Tito Ramos, suoi vecchi amici, potevano cantare anche nel suo gruppo, ottenendo una risposta contrariata da parte di Colon che arrivò a chiedergli di uscire dalla sala prove dove stavano suonando. Umiliato e ferito, Bataan giurò a se stesso che avrebbe creato una nuova fusione musicale con un gruppo superiore al suo.
Trovato il cantante Gergie Pagàn, chiamò il gruppo “The Latin Singers” (“Los Cantantes Latinos“). L’incontro con il famoso promoter Federico Pagani fu importante, chiamò il gruppo “Joe Bataan & The Latin Singers” e gli fece firmare il primo contratto per una serie di concerti in diversi locali. A questo punto Joe voleva fare il grande passo, registrando il suo primo disco.
Per incidere i dischi sia per la Tico che per la Cotique bisognava pagarsi le registrazioni, Peter aveva firmato il contratto con il suo pseudonimo di Joe Bataan e non con il suo vero nome, su diversi contratti, e fu buttato fuori dal giro ancora prima di entrarci! La sua fortuna fu quella di incontrare Jerry Masucci che, grazie al suo fiuto commerciale e la direzione artistica di Johnny Pacheco, divenne ben presto l’unico re di tutto il mercato musicale latino. Masucci a differenza delle altre due etichette più grandi, la Tico e la Alegre, non faceva pagare nulla, anzi pagava anche gli artisti per le musiche, prevedendo però un contratto di 5 anni entro i quali, tutti i proventi dei diritti d’autore sarebbero stati interamente della Fania. Successivamente i diritti sarebbero passati agli artisti sotto contratto (contratto che in realtà non venne mantenuto con moltissimi artisti, tra cui Ruben Blades che risolverà i suoi problemi con la Fania nel 2004 grazie ad un accordo extragiudiziale).
Grazie a ciò, tutti i nuovi e giovani talenti musicali firmarono per la Fania, e ne decretarono il successo.
Nel giro di pochi anni la Fania avrebbe acquistato tutte le altre case discografiche latine di New York incluse la Tico e la Alegre, le due più importanti case discografiche latine. Il primo disco (di otto) per la Fania Records fu Gipsy Woman del 1967 e venne presentato al programma radio di Dick “Ricardo” Sugar, ottenendo un successo strepitoso…
Joe decise di cantare inizialmente le proprie composizioni assieme a Gergie Pagàn. Sfortunatamente la sua morte avvenuta dopo l’uscita di Gipsy Woman, costrinse Joe a cercare un altro cantante e riuscì a convincere Tito Ramos (ex Johnny Colon) ad entrare nella band per la registrazione del secondo disco Subway Joe. Questo spiega anche perché alcune sonorità ricordano quelle dei primi dischi di Jhonny Colon.
Tito Ramos successivamente fonderà assieme a Tony Rojas il gruppo “T.N.T.“, altra band storica del Latin Soul. Joe divenne in breve tempo l’idolo incontrastato delle due comunità presenti all’interno del barrio. Il suono dei due tromboni, (il suo gruppo contava di otto elementi), divennero ben presto la caratteristica del Latin Soul, con quel sound sporco e graffiante, caratteristica che ritroveremo anche nella Salsa.
I brani tratti dai primi album come Gypsy Woman del 1967, Subway Joe del 1968 o i successivi Riot e Poor Boy, divennero le hit più ascoltate del momento.
Grandi classici da ricordare sono Gipsy Woman, Chickie’s Trombone (dedicato proprio al suo trombonista Chickie a cui va il merito delle sonorità sporche dei suoi dischi), Mestizo, Ordinary Guy, Subway Joe, My Prayer, My Cloud e lo straordinario Juanito. Partecipa come interprete a due dischi storici della Fania: Fania All-Stars Live At The Red Garter 1968 Vol 1 e 2. Nel secondo volume interpreta uno standard di Marvin Gaye: If This World Were Mine.
Sempre nel 1968 vince per la rivista di moda Farandula l’Award come il miglior gruppo.
Questo successo fu decretato da diversi fattori, ad esempio Joe Bataan oltre ad essere perfettamente accettato dalla comunità afroamericana alla quale apparteneva, si era sempre dichiarato un figlio della cultura newyoricans.
La sua musica fu quella sicuramente più profonda, soprattutto per la parte riguardante i testi.
Cantando della gente povera, con il linguaggio che lui conosceva bene, della gente emarginata, divenne uno dei primi idoli “sociali” della comunità, anticipando quello che sarebbe avvenuto da lì a poco con Hector Lavoe e Ruben Blades.
Il gruppo di Joe Bataan & the Latin Singers, era tra i cinque gruppi latini che potevano vantare il maggiore record di vendite di dischi alla fine degli anni 60.
Contemporaneamente Joe cominciò a registrare anche nel settore del Pop americano vendendo parecchi dischi anche in quel campo.
Ma Bataan sempre alla ricerca di nuovi stimoli, cerca di rompere il contratto con la Fania per incidere con una nuova etichetta la “Ghetto records“, ma il precedente contratto con la Fania glielo impedisce, fino al 1974.
Finalmente libero incide con la nuova etichetta “Mericana” di Joe Cayre, il disco Salsoul che contiene grandi hits come The Latin Strut, Johnny’s No Good (che diventerà un hit in Francia grazie alla cover del gruppo rock Blone Latin) e che arriverà al successo (oltre 20.000 copie nella prima settimana di uscita) grazie alla promozione del disc jockey di R&B Frankie Crocker!
La sua fame di conoscenza lo portò ad anticipare musicalmente i tempi della Disco Music, con il grande successo in U.S.A. e U.K. del 1975 The Bottle, tratto da Afrofilipino ’75 per l’etichetta Salsoul (divisione della Mericana), versione strumentale del brano di Gil Scott Heron Song. Disco che vede anche la partecipazione di vere star del mondo della Jazz/Fusion come David Sanborn al Sax, Randy Brecker alla tromba e Sammy Garcia alle percussioni.
Con il successivo disco LASO, abbreviazione di Latin Soul, interpretò il soul con i ritmi brasiliani.
Uno dei primi esempi di Rap latino arrivò sul disco del 1980 Joe Bataan And His Mestizo Band con il brano Mestizo Suite: Mestizo/Rap-O Clap-O/Sadie (She Smokes) della durata di oltre 15 minuti!
A metà anni 80 lavorò come consigliere della comunità latina del Bronx. Negli anni 90 suona a New York, da ricordare nel 1995 il concerto con Tito Puente e Dave Valentin o quello nella sua amata Puerto Rico nel 1999 a Bayamon.
Il ritorno di Joe Bataan
Bataan non è mai stato dimenticato, visto il suo impegno su più fronti musicali, ad esempio nel Funk/Soul, nella disco music, nella salsa, nel Latin Soul, nel Rap. Con il recente boom dell’Acid Jazz/Funk e della House Music moltissimi dei suoi vecchi LP erano stati depredati, per essere utilizzati sotto forma di brevi frasi musicali o piccoli riff in produzioni odierne.
Finalmente una casa discografica spagnola la Monster attraverso il catalogo Vampisoul si interessa al fenomeno latino, in particolare quello Soul/Jazz degli anni 60 con diverse ristampe, tra cui Jhonny Colon, Mongo Santamaria, Joe Cuba, Larry Harlow e ovviamente Joe Bataan.
Caratteristica interessante è la doppia versione di questi capolavori in formato LP da 220 grammi modello vinile della Virgin, e in formato digipack CD, oltre a versioni a 45 giri per Juke Box!
Tre le opere dedicate al grande Joe:
- Young,Gifted & Brown (doppio cd/Lp Compilation con 3 brani inediti)
- Chick A Boom / Cycles (45 giri “Vintage Juke Box Series)
- …e infine il disco del 2005 Call My Name!


Ecco alcune note di produzione del disco tratte dal sito della Vampisoul e che riporto in italiano:
Per citare la Spanish Harlem Orchestra è “Un grand dia en el Barrio” ora che il Signor New York, Joe Bataan, è tornato con il suo nuovo album intitolato Call My Name per la Vampisoul Records.
Il primo esponente del Latin soul, co-fondatore della Salsoul Records e pioniere del rap in spagnolo, Bataan ha pubblicato il suo ultimo album nei primi anni ’80. Ma si è esibito ancora negli ultimi dieci anni e la sua influenza si è espansa notevolmente. “Per molto tempo ero conosciuto a New York per via del Latin Soul; in California ero famoso fra i Chicanos; in Giappone per The Bottle (la sua versione di Heron Tune di Gil Scott). Ora tutto questo si è fuso in questo nuovo album.”
Registrato negli Studios di Brooklyn “funky Dap-Tone”, Call My Name ha degli elementi classici degli anni ’70, ma gioca anche con un sound incredibilmente fresco ancorato all’inimitabile voce calda e intensa del cantante. Call My Name è essenzialmente frutto della visione di Daniel Collas (Trans Love Airways) che è stato in grado di comprendere l’ambiente musicale da cui proveniva Bataan ed ha attinto dalle varie fasi dell’immensa carriera del cantante non copiando nemmeno un suono. L’incontro è stato accidentale.
“Stavo suonando al SOB’s a New York e mi ha chiesto di cantare nel suo album. Normalmente incido musica solo con il mio gruppo, ma pensai, “perché non cogliere questa occasione?”. Sapevo che la Vampisoul stava riproducendo molti dei miei lavori dal catalogo della Fania (la leggendaria etichetta newyorkese di salsa).”
Dopo 40 anni di musica, Bataan è soddisfatto degli sforzi di Collas, “Devi capire che cosa vuol dire per una persona come me, è così gratificante quando qualcuno apprezza ciò che hai fatto. Nei miei ultimi anni mi fa sentire bene che la mia musica venga sentita per intero”.
Joe Bataan dal 2005 ad oggi

Il successo di Call My Name del 2005 segna l’inizio di una nuova fase artistica per Joe Bataan, che dopo oltre vent’anni di assenza dalle scene discografiche torna a registrare con rinnovato entusiasmo.
Nel 2006 pubblica “The Message” con i Raza All-Stars per l’etichetta ITP, un progetto che celebra le sue radici latine e afroamericane, continuando a esplorare la fusione tra soul, funk e ritmi latini.
Nel 2009 arriva “King of Latin Soul”, prodotto dalla Vampisoul in collaborazione con Los Fulanos, una band funk latina di Barcellona. L’album rappresenta un ritorno alle origini del suo sound, con nuove versioni di alcuni dei suoi brani più celebri come “Subway Joe”, “Mestizo”, “The Bottle” e “Johnny’s No Good”, oltre ad alcuni brani meno conosciuti della sua discografia, tutti riarrangiati con una fresca patina funk contemporanea.
Tra il 2010 e il 2014 vengono pubblicate diverse raccolte e ristampe: “Singin’ Some Soul” (2010), “The Lost Sessions New York 1976” (2010) – registrazioni inedite ritrovate negli archivi – e “Sweet Soul” (2014), che permettono alle nuove generazioni di riscoprire il catalogo storico del King of Latin Soul.
Nel 2015 Joe Bataan approda per la prima volta in Francia, esibendosi al Théatre des Etoiles di Parigi nel mese di giugno, seguito da un concerto storico al Jazz Mix de Vienne. Durante questo tour europeo incontra il gruppo francese Setenta, con cui nel settembre dello stesso anno registra “My Rainbow”, un bolero soul che diventerà parte dell’album “Paris To Nueva York” pubblicato nel 2016.
Nel 2017 collabora con Spanglish Fly per il brano “New York Rules”, incluso nell’album “Ay Que Boogaloo!” prodotto dalla Chaco World Music. Questo brano include riferimenti ai suoi classici “Subway Joe” e “Rap-O Clap-O”, celebrando le sue radici newyorkesi. Una versione remix di “My Rainbow” viene inclusa nella colonna sonora della serie “She’s Gotta Have It” (2019) diretta da Spike Lee, portando la musica di Bataan a una nuova generazione di ascoltatori.
Dal 2015 in poi, Joe Bataan intensifica la sua attività live, diventando una presenza costante nei festival e nei concerti dedicati alla musica soul e latina. Si esibisce regolarmente in California, New York e in tutto il territorio statunitense, mantenendo viva la tradizione del Latin Soul. Particolarmente significativi sono i concerti al Celebrate Brooklyn festival, al White Eagle Hall di Jersey City e le numerose apparizioni a Los Angeles, dove viene accolto come una leggenda vivente.
Nel 2023 Joe Bataan pubblica il singolo “Joe Bataan Con Orquesta Rene in East L.A.”, celebrando il legame con la comunità chicana della California, che lo ha sempre sostenuto e apprezzato fin dagli anni ’70.
Nel 2024 partecipa al Latin Rock on the Dock festival a Vallejo, California, insieme ad altri artisti come Ozomatli e Puro Bandido, confermando la sua influenza duratura sulla scena musicale latina contemporanea.
Ad oggi, all’età di 83 anni (gennaio 2026), Joe Bataan continua a esibirsi dal vivo, portando il suo inconfondibile Latin Soul sui palchi americani ed europei. La sua eredità musicale è riconosciuta non solo nel mondo della salsa e del Latin Soul, ma anche nell’hip hop (grazie ai numerosi campionamenti dei suoi brani), nella disco music e nel funk contemporaneo.
Il catalogo Vampisoul continua a ristampare i suoi lavori classici con edizioni rimasterizzate e vinili di alta qualità, garantendo che il sound del King of Latin Soul rimanga accessibile alle nuove generazioni di appassionati.
La carriera di Joe Bataan rappresenta oltre sei decenni di innovazione musicale, un ponte culturale tra le comunità afroamericana e latina di New York, e una testimonianza vivente della capacità della musica di unire, ispirare e trasformare.
Il suo contributo alla cultura musicale latina e americana è stato immortalato nel documentario “We Like It Like That” (2016), dedicato alla storia del Latin Boogaloo, genere di cui Bataan fu uno dei principali innovatori e interpreti.
Discografia dall’inizio ad oggi:
Era Fania Records (1967-1972):
- 1967 – Gypsy Woman (Fania Records)
- 1968 – Subway Joe (Fania Records)
- 1968 – Riot (Fania Records)
- 1969 – Poor Boy (Fania Records)
- 1969 – Singin’ Some Soul (Fania Records)
- 1970 – Mr. New York and The East Side Kids (Fania Records)
- 1972 – Saint Latin’s Day Massacre (Fania Records)
- 1972 – Sweet Soul (Fania Records)
Era post-Fania (1973-1981):
- 1973 – Salsoul (Mericana Records)
- 1975 – Afrofilipino (Salsoul Records)
- 1980 – Rap-O / Clap-O (Salsoul Records)
- 1981 – Joe Bataan II (Salsoul Records)
Periodo di pausa e ritorno (1992-2005):
- 1992 – The Years Of Soul (Century Records Co.)
- 1997 – Last Album Last Song (Bataan Music Records)
2005 – Call My Name (Vampisoul)
2006 – The Message (con Raza All-Stars, ITP)
2009 – King of Latin Soul (Vampisoul)
2010 – Singin’ Some Soul (ristampa)
2010 – The Lost Sessions New York 1976 (inediti)
2014 – Sweet Soul (ristampa)
2016 – Paris To Nueva York (con Setenta, Latin Big Note)
2019 – New York Rules (singolo)
2023 – Joe Bataan Con Orquesta Rene in East L.A. (singolo)
Per maggiori info visita il sito ufficiale di Joe Bataan
Testi e articoli consultati per la biografia:
- Mambo Kingdom di Max Salazar
- Descarga.com
Español
Joe Bataan – The king of Latin Soul

por Tommy Salsero
Hablar de Joe Bataan “la perla del barrio” no es ciertamente fácil, ya que este auténtico genio musical ha contribuido con sus creaciones musicales (uno de los pocos artistas de la época en ser también autor de la música) a una enorme cantidad de estilos y géneros musicales, desde el Latin Soul hasta la Salsa, desde el Funky hasta la Disco para terminar con el Latin Rap. Joe, apodado también “The King Of Latin Soul” como recuerda el gran bajista Andy Gonzalez, representó en los años 60 y principios de los 70, el alma del barrio mejor que cualquier otro, con su música a mitad de camino entre las dos culturas, la afroamericana y la latina.
Suya también es la etiqueta “Salsoul“, entre salsa y soul, utilizada aún hoy para describir un cierto tipo de música.
Y, en definitiva, también la etiqueta “Latin Soul” fue fuertemente querida por Bataan para diferenciarse del Boogaloo.
Peter Nitollano Jr, nombre artístico Joe Bataan, nace el 15 de mayo de 1942 en Nueva York de madre afroamericana (de Virginia) y padre filipino.
Bandleader, pianista, cantante y compositor, crece en el Spanish Harlem y aprende los primeros rudimentos musicales en la cárcel, como tantos otros coetáneos del barrio, donde cumple una condena de cinco años por haber conducido un auto robado, conquistando dos diplomas musicales (básico y segundo año).
Estudia música con Mark Francis y aprende el estilo pianístico de su ídolo Eddie Palmieri! Siempre en la cárcel aprende a bailar de los latinos, profundizando los puntos en común entre las dos comunidades, y cuando sale de la cárcel muchas de sus ideas musicales estaban listas para ser escritas y difundidas. “La música fue mi salvación”, cuenta y se puso a trabajar creando su primer grupo musical, en un centro correctivo juvenil. Posteriormente durante unos seis meses probó con la banda de Jhonny Colon, que siempre ayudaba a los jóvenes latinos en dificultad (abrió también una escuela de música en el spanish Harlem).
Peter pidió a Colon si Tony Rojas y Tito Ramos, sus viejos amigos, podían cantar también en su grupo, obteniendo una respuesta contrariada por parte de Colon que llegó a pedirle que saliera de la sala de ensayo donde estaban tocando. Humillado y herido, Bataan juró a sí mismo que crearía una nueva fusión musical con un grupo superior al suyo.
Encontrado el cantante Gergie Pagàn, llamó al grupo “The Latin Singers” (“Los Cantantes Latinos“). El encuentro con el famoso promotor Federico Pagani fue importante, llamó al grupo “Joe Bataan & The Latin Singers” y les hizo firmar el primer contrato para una serie de conciertos en diversos locales. En este punto Joe quería dar el gran paso, grabando su primer disco.
Para grabar discos tanto para la Tico como para la Cotique había que pagarse las grabaciones, Peter había firmado el contrato con su seudónimo de Joe Bataan y no con su verdadero nombre, en diversos contratos, y fue expulsado del circuito incluso antes de entrar! Su fortuna fue encontrar a Jerry Masucci que, gracias a su olfato comercial y la dirección artística de Johnny Pacheco, se convirtió muy pronto en el único rey de todo el mercado musical latino. Masucci a diferencia de las otras dos etiquetas más grandes, la Tico y la Alegre, no cobraba nada, más aún pagaba también a los artistas por las músicas, previendo sin embargo un contrato de 5 años dentro de los cuales, todos los ingresos de los derechos de autor serían enteramente de la Fania. Posteriormente los derechos pasarían a los artistas bajo contrato (contrato que en realidad no se mantuvo con muchísimos artistas, entre ellos Ruben Blades que resolverá sus problemas con la Fania en 2004 gracias a un acuerdo extrajudicial).
Gracias a esto, todos los nuevos y jóvenes talentos musicales firmaron para la Fania, y decretaron su éxito.
En el giro de pocos años la Fania habría adquirido todas las otras casas discográficas latinas de Nueva York incluidas la Tico y la Alegre, las dos casas discográficas latinas más importantes. El primer disco (de ocho) para la Fania Records fue Gipsy Woman de 1967 y fue presentado en el programa de radio de Dick “Ricardo” Sugar, obteniendo un éxito extraordinario…
Joe decidió cantar inicialmente sus propias composiciones junto a Gergie Pagàn. Desafortunadamente su muerte ocurrida después de la salida de Gipsy Woman, obligó a Joe a buscar otro cantante y logró convencer a Tito Ramos (ex Johnny Colon) a entrar en la banda para la grabación del segundo disco Subway Joe. Esto explica también por qué algunas sonoridades recuerdan aquellas de los primeros discos de Jhonny Colon.
Tito Ramos posteriormente fundará junto a Tony Rojas el grupo “T.N.T.“, otra banda histórica del Latin Soul. Joe se convirtió en breve tiempo en el ídolo indiscutido de las dos comunidades presentes dentro del barrio. El sonido de los dos trombones, (su grupo contaba con ocho elementos), se convirtieron muy pronto en la característica del Latin Soul, con ese sound sucio y agresivo, característica que encontraremos también en la Salsa.
Los temas extraídos de los primeros álbumes como Gypsy Woman de 1967, Subway Joe de 1968 o los sucesivos Riot y Poor Boy, se convirtieron en los hits más escuchados del momento.
Grandes clásicos para recordar son Gipsy Woman, Chickie’s Trombone (dedicado precisamente a su trombonista Chickie a quien va el mérito de las sonoridades sucias de sus discos), Mestizo, Ordinary Guy, Subway Joe, My Prayer, My Cloud y el extraordinario Juanito. Participa como intérprete en dos discos históricos de la Fania: Fania All-Stars Live At The Red Garter 1968 Vol 1 y 2. En el segundo volumen interpreta un standard de Marvin Gaye: If This World Were Mine.
Siempre en 1968 gana para la revista de moda Farandula el Award como el mejor grupo.
Este éxito fue decretado por diversos factores, por ejemplo Joe Bataan además de ser perfectamente aceptado por la comunidad afroamericana a la cual pertenecía, siempre se había declarado un hijo de la cultura newyoricans.
Su música fue aquella seguramente más profunda, sobre todo por la parte referente a las letras.
Cantando de la gente pobre, con el lenguaje que él conocía bien, de la gente marginada, se convirtió en uno de los primeros ídolos “sociales” de la comunidad, anticipando lo que sucedería de ahí a poco con Hector Lavoe y Ruben Blades.
El grupo de Joe Bataan & the Latin Singers, estaba entre los cinco grupos latinos que podían presumir el mayor récord de ventas de discos a finales de los años 60.
Contemporáneamente Joe comenzó a grabar también en el sector del Pop americano vendiendo bastantes discos también en ese campo.
Pero Bataan siempre en la búsqueda de nuevos estímulos, intenta romper el contrato con la Fania para grabar con una nueva etiqueta la “Ghetto records“, pero el contrato anterior con la Fania se lo impide, hasta 1974.
Finalmente libre graba con la nueva etiqueta “Mericana” de Joe Cayre, el disco Salsoul que contiene grandes hits como The Latin Strut, Johnny’s No Good (que se convertirá en un hit en Francia gracias al cover del grupo rock Blone Latin) y que llegará al éxito (más de 20.000 copias en la primera semana de salida) gracias a la promoción del disc jockey de R&B Frankie Crocker!
Su hambre de conocimiento lo llevó a anticipar musicalmente los tiempos de la Disco Music, con el gran éxito en U.S.A. y U.K. de 1975 The Bottle, extraído de Afrofilipino ’75 para la etiqueta Salsoul (división de la Mericana), versión instrumental del tema de Gil Scott Heron Song. Disco que ve también la participación de verdaderas estrellas del mundo del Jazz/Fusion como David Sanborn en el Sax, Randy Brecker en la trompeta y Sammy Garcia en las percusiones.
Con el sucesivo disco LASO, abreviación de Latin Soul, interpretó el soul con los ritmos brasileños.
Uno de los primeros ejemplos de Rap latino llegó en el disco de 1980 Joe Bataan And His Mestizo Band con el tema Mestizo Suite: Mestizo/Rap-O Clap-O/Sadie (She Smokes) de una duración de más de 15 minutos!
A mediados de los años 80 trabajó como consejero de la comunidad latina del Bronx. En los años 90 toca en Nueva York, de recordar en 1995 el concierto con Tito Puente y Dave Valentin o aquel en su amado Puerto Rico en 1999 en Bayamon.
El regreso de Joe Bataan
Bataan nunca fue olvidado, visto su compromiso en múltiples frentes musicales, por ejemplo en el Funk/Soul, en la disco music, en la salsa, en el Latin Soul, en el Rap. Con el reciente boom del Acid Jazz/Funk y de la House Music muchísimos de sus viejos LP habían sido depredados, para ser utilizados bajo forma de breves frases musicales o pequeños riff en producciones actuales.
Finalmente una casa discográfica española la Monster a través del catálogo Vampisoul se interesa en el fenómeno latino, en particular aquel Soul/Jazz de los años 60 con diversas reediciones, entre las que están Jhonny Colon, Mongo Santamaria, Joe Cuba, Larry Harlow y obviamente Joe Bataan.
Característica interesante es la doble versión de estas obras maestras en formato LP de 220 gramos modelo vinilo de la Virgin, y en formato digipack CD, además de versiones a 45 rpm para Juke Box!
Tres las obras dedicadas al gran Joe:
- Young, Gifted & Brown (doble cd/Lp Compilation con 3 temas inéditos)
- Chick A Boom / Cycles (45 rpm “Vintage Juke Box Series)
- …y finalmente el disco de 2005 Call My Name!


He aquí algunas notas de producción del disco extraídas del sitio de la Vampisoul y que reporto en italiano:
Para citar a la Spanish Harlem Orchestra es “Un grand dia en el Barrio” ahora que el Señor Nueva York, Joe Bataan, ha vuelto con su nuevo álbum titulado Call My Name para la Vampisoul Records.
El primer exponente del Latin soul, co-fundador de la Salsoul Records y pionero del rap en español, Bataan ha publicado su último álbum en los primeros años ’80. Pero se ha presentado todavía en los últimos diez años y su influencia se ha expandido notablemente. “Por mucho tiempo era conocido en Nueva York por el Latin Soul; en California era famoso entre los Chicanos; en Japón por The Bottle (su versión de Heron Tune de Gil Scott). Ahora todo esto se ha fusionado en este nuevo álbum.”
Grabado en los Studios de Brooklyn “funky Dap-Tone”, Call My Name tiene elementos clásicos de los años ’70, pero juega también con un sound increíblemente fresco anclado a la inimitable voz caliente e intensa del cantante. Call My Name es esencialmente fruto de la visión de Daniel Collas (Trans Love Airways) que fue capaz de comprender el ambiente musical de donde provenía Bataan y ha extraído de las varias fases de la inmensa carrera del cantante sin copiar ni siquiera un sonido. El encuentro fue accidental.
“Estaba tocando en el SOB’s de Nueva York y me pidió cantar en su álbum. Normalmente grabo música solo con mi grupo, pero pensé, “¿por qué no aprovechar esta ocasión?”. Sabía que la Vampisoul estaba reproduciendo muchos de mis trabajos del catálogo de la Fania (la legendaria etiqueta neoyorquina de salsa).”
Después de 40 años de música, Bataan está satisfecho de los esfuerzos de Collas, “Debes entender lo que significa para una persona como yo, es tan gratificante cuando alguien aprecia lo que has hecho. En mis últimos años me hace sentir bien que mi música sea escuchada por completo”.
Joe Bataan desde 2005 hasta hoy

El éxito de Call My Name de 2005 marca el inicio de una nueva fase artística para Joe Bataan, que después de más de veinte años de ausencia de las escenas discográficas vuelve a grabar con renovado entusiasmo.
En 2006 publica “The Message” con los Raza All-Stars para la etiqueta ITP, un proyecto que celebra sus raíces latinas y afroamericanas, continuando a explorar la fusión entre soul, funk y ritmos latinos.
En 2009 llega “King of Latin Soul”, producido por la Vampisoul en colaboración con Los Fulanos, una banda funk latina de Barcelona. El álbum representa un regreso a los orígenes de su sound, con nuevas versiones de algunos de sus temas más célebres como “Subway Joe”, “Mestizo”, “The Bottle” y “Johnny’s No Good”, además de algunos temas menos conocidos de su discografía, todos rearrreglados con una fresca pátina funk contemporánea.
Entre 2010 y 2014 se publican diversas recopilaciones y reediciones: “Singin’ Some Soul” (2010), “The Lost Sessions New York 1976” (2010) – grabaciones inéditas encontradas en los archivos – y “Sweet Soul” (2014), que permiten a las nuevas generaciones redescubrir el catálogo histórico del King of Latin Soul.
En 2015 Joe Bataan llega por primera vez a Francia, presentándose en el Théatre des Etoiles de París en el mes de junio, seguido de un concierto histórico en el Jazz Mix de Vienne. Durante este tour europeo encuentra al grupo francés Setenta, con quien en el septiembre del mismo año graba “My Rainbow”, un bolero soul que se convertirá en parte del álbum “Paris To Nueva York” publicado en 2016.
En 2017 colabora con Spanglish Fly para el tema “New York Rules”, incluido en el álbum “Ay Que Boogaloo!” producido por la Chaco World Music. Este tema incluye referencias a sus clásicos “Subway Joe” y “Rap-O Clap-O”, celebrando sus raíces neoyorquinas. Una versión remix de “My Rainbow” es incluida en la banda sonora de la serie “She’s Gotta Have It” (2019) dirigida por Spike Lee, llevando la música de Bataan a una nueva generación de oyentes.
Desde 2015 en adelante, Joe Bataan intensifica su actividad en vivo, convirtiéndose en una presencia constante en los festivales y en los conciertos dedicados a la música soul y latina. Se presenta regularmente en California, Nueva York y en todo el territorio estadounidense, manteniendo viva la tradición del Latin Soul. Particularmente significativos son los conciertos en el Celebrate Brooklyn festival, en el White Eagle Hall de Jersey City y las numerosas apariciones en Los Ángeles, donde es acogido como una leyenda viviente.
En 2023 Joe Bataan publica el sencillo “Joe Bataan Con Orquesta Rene in East L.A.”, celebrando el vínculo con la comunidad chicana de California, que siempre lo ha apoyado y apreciado desde los años ’70.
En 2024 participa en el Latin Rock on the Dock festival en Vallejo, California, junto a otros artistas como Ozomatli y Puro Bandido, confirmando su influencia duradera en la escena musical latina contemporánea.
Hasta hoy, a la edad de 83 años (enero 2026), Joe Bataan continúa presentándose en vivo, llevando su inconfundible Latin Soul a los escenarios americanos y europeos. Su legado musical es reconocido no solo en el mundo de la salsa y del Latin Soul, sino también en el hip hop (gracias a los numerosos samplings de sus temas), en la disco music y en el funk contemporáneo.
El catálogo Vampisoul continúa reeditando sus trabajos clásicos con ediciones remasterizadas y vinilos de alta calidad, garantizando que el sound del King of Latin Soul permanezca accesible a las nuevas generaciones de aficionados.
La carrera de Joe Bataan representa más de seis décadas de innovación musical, un puente cultural entre las comunidades afroamericana y latina de Nueva York, y un testimonio viviente de la capacidad de la música de unir, inspirar y transformar.
Su contribución a la cultura musical latina y americana ha sido inmortalizada en el documental “We Like It Like That” (2016), dedicado a la historia del Latin Boogaloo, género del cual Bataan fue uno de los principales innovadores e intérpretes.
Discografía desde el inicio hasta hoy:
Era Fania Records (1967-1972):
- 1967 – Gypsy Woman (Fania Records)
- 1968 – Subway Joe (Fania Records)
- 1968 – Riot (Fania Records)
- 1969 – Poor Boy (Fania Records)
- 1969 – Singin’ Some Soul (Fania Records)
- 1970 – Mr. New York and The East Side Kids (Fania Records)
- 1972 – Saint Latin’s Day Massacre (Fania Records)
- 1972 – Sweet Soul (Fania Records)
Era post-Fania (1973-1981):
- 1973 – Salsoul (Mericana Records)
- 1975 – Afrofilipino (Salsoul Records)
- 1980 – Rap-O / Clap-O (Salsoul Records)
- 1981 – Joe Bataan II (Salsoul Records)
Período de pausa y regreso (1992-2005):
- 1992 – The Years Of Soul (Century Records Co.)
- 1997 – Last Album Last Song (Bataan Music Records)
- 2005 – Call My Name (Vampisoul)
- 2006 – The Message (con Raza All-Stars, ITP)
- 2009 – King of Latin Soul (Vampisoul)
- 2010 – Singin’ Some Soul (reedición)
- 2010 – The Lost Sessions New York 1976 (inéditos)
- 2014 – Sweet Soul (reedición)
- 2016 – Paris To Nueva York (con Setenta, Latin Big Note)
- 2019 – New York Rules (sencillo)
- 2023 – Joe Bataan Con Orquesta Rene in East L.A. (sencillo)
Para más información visita el sitio oficial de Joe Bataan
Textos y artículos consultados para la biografía:
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Mambo Kingdom de Max Salazar