
Le recensioni de LaSalsaVive
di Claude

Il mondo della Salsa Classica sembra irrimediabilmente confinato – a livello creativo – negli anni passati; ciononostante, vuoi per una riscoperta della medesima, vuoi per la diffusione indotta dal facile accesso ad Internet, si assiste oggigiorno ad un vero e proprio boom di reinterpretazioni (le cosiddette “cover”), tra le quali alcune son “sincere” ed efficaci, ed altre un po’ meno.
Tutti i generi musicali son stati oggetto di rifacimenti e la Salsa Classica non ha fatto certo eccezione fin già dagli anni ’60 e ’70 quando il sound adottato era praticamente lo stesso (lo scopriamo oggi con l’emergere delle versioni “viniliche” di orchestre ignote i cui dischi vengono definiti su Ebay come “rare and obscure”); quando però a cimentarsi con successo in questa opera c’è un gruppo contemporaneo, allora bisogna veramente dargli atto di essersi “distinto”.
Il fatto è che, dopo decenni di disco music, musica “elettronica” e scontatezza compositiva volta a compiacere radio e discoteche (unitamente ad una “estetica sonora” che si è fatta sempre più “pulitina”), riesce difficile a molti arrangiatori coniugare il gusto del passato con quello attuale.
Un ottimo esempio ci viene però fornito dall’orchestra Magia Caribeña del timbalero Federico Jr., il figlio di Federico Betancourt, direttore del mitico Combo Latino; “Llegó La Salsa II parte” è un omaggio da parte di “Federiquito” ai principali brani che regalarono il successo al padre, definito all’epoca El Pionero de la Salsa poiché, in un Venezuela dominato dai ritmi popolari dei Billo’s Caracas Boys e dei Los Melodicos, irruppe nel ’66 con le proprie rivisitazioni in “Salsa” di note hit di Mon Rivera, Moncho Leña, Joe Cotto ed altri compositori latini.
Federico Betancourt y su Combo Latino – Pancho y Ramona
LA STORIA
L’album d’esordio si chiamava – appunto – Llegó la Salsa, e riportava sulla copertina per la prima volta nella storia della musica latina il nome “Salsa”, inteso come “concetto di genere musicale”.

Gli anni ’60 furono un’epoca di grande creatività in tutto il mondo artistico (non solo musicale), e quello del “bailable latino” non ne fu esente; i ritmi afro-cubani (rumba, son, guaracha, mambo, etc.) irradiati già da anni in tutto il Caribe, venivano riarrangiati – a partire dalla seconda metà degli anni ’60, secondo una nuova “forma” e con una rinnovata energia ispirata dalle atmosfere urbane delle capitali latine (tra le quali includiamo anche lo Spanish Harlem di New York).
Erano proprio le orchestre newyorquine quelle che il Dj di Radio Caracas “Danilo Phidias Escalona” trasmetteva quotidianamente nel suo programma “La Hora de la Salsa, del Sabor y el Bembé”.
Racconta Federico padre in una recente intervista a un periodico di Medellín, “El Sonero De Barrio”: “Avremmo potuto chiamare indifferentemente il nostro primo LP Llegó el Sabor, ma decidemmo insieme a Phideas di utilizzare il termine Salsa; il risultato fu che quel disco – per la particolare novità negli arrangiamenti curati dal trombettista Eduvigis Carrillo – venne richiesto nei negozi come “il disco della Salsa”: dal successo di vendita di questo innovativo album quel termine venne popolarizzato in Venezuela, e di lì a poco venne “esportato” anche a New York da cui provenivano molte orchestre che, nel boom petrolifero di allora, effettuavano frequenti tournée nel ricco Venezuela dell’epoca”.
Il resto è storia nota; il proprietario della Fania Records Jerry Masucci si appropriò del termine Salsa per circoscrivere tutta la musica latina da lui prodotta e promuoverla commercialmente: incurante delle differenze tra i vari ritmi afro-antillani, mise sotto lo stesso ombrello bolero, merengue, guaracha, bomba, etc. per diffondere, con successo, il nuovo nome al di fuori del mondo latino.
Salsa, semanticamente, si traduce in tutte le lingue come qualcosa che “dà sapore” a qualcos’altro, e fu tramite questa allegoria che il nostro Phideas trasse ispirazione per definire il rinnovamento della musica latina dell’epoca, nel suo passaggio da “Cubana” a “Latino-Caraibica” dopo che Cuba si isolò politicamente dai suoi vicini; ma i detrattori citano il testo di un Son Cubano degli anni ’30, Échale Salsita, in cui l’autore Ignacio Piñeiro lamenta lo scarso sapore delle “butifarras” costretto a mangiarsi lontano da casa propria: essi, nella loro ossessione di venire continuamente “espropriati” da musicisti che non siano Cubani, pur partendo da una analoga allegoria gastronomica, si dimenticano però che stan parlando di un brano di genere Son, e non di uno di genere Salsa (che negli anni ’30 non poteva ovviamente esistere), e addirittura arrivano, nel loro delirio di onnipotenza, a proclamare Cuba come la “Inventrice” del genere Salsa!

IL DISCO
Tornando al CD dopo la doverosa premessa storica, esso vede la partecipazione di importanti collaboratori dell’epoca d’oro del Combo Latino, come Carlín Rodríguez (voce in Pao Pao), Dimas Pedroza (voce in Cocolía, El Jaleo, No Le Digan), Orlando Castillo Watussi (voce in Sr. Gallo), Federico padre (güiro in Pao Pao); tra gli altri musicisti, oltre al grande artista newyorchese Jimmy Bosch (trombone in Cocolía e Las Malas Lenguas), spicca la godibilissima presenza di un sorprendente emulo del Calavén: Angel Flores (voce in Mi Querida Bomba… ascoltare per credere!).
Il CD inizia con tre Salse; la famosa Cocolía che aprì il lato A del primo album venezuelano di Salsa (e riproposto da Magia Caribeña come brano di punta, nonché già presente tra le compilation della nostrana Latino! Magazine), la potente Señor Gallo (che spopola già da due anni), e El Jaleo (uno splendido brano reinterpretato da tantissime orchestre, tra le quali amo ricordare quella di Kako).
Federico Betancourt con Magia Caribeña – Señor Gallo
Si prosegue con la cadenciosa Guajira-Chá Pao Pao, seguita da Dolores (cantata da Edgar Dolor), una stupenda Pachanga del grande Mon Rivera, che in seguito si sviluppa in Salsa e che non esiterà a far ballare i conoscitori di questo stile, per poi arrivare a Mi Querida Bomba, dove lo Scat Singing di Angel Flores è veramente impressionante… (io non conosco altri cantanti latini all’altezza).
Si ritorna alla Salsa energica con Las Malas Lenguas (voce: Jorge Mendoza) e con la hit Federico Boogaloo, per tornare in Guajira con l’ottima No Le Digan, presente anch’essa (insieme a Sr. Gallo) nel precedente CD di Magia Caribeña “Como Q’ No?”.
L’ultima Salsa, La Cumbia Cucuta, è un omaggio alla Colombia, cantata ancora da Jorge Mendoza, inframmezzata da un Afro in sei ottavi, da un tratto di Cumbia e terminante in Salsa.
Questo album, ottimamente arrangiato da Federico Jr, ha il pregio di unire la creatività del passato alle sonorità contemporanee, ma senza snaturarne il vigore originario; come premesso all’inizio di questa recensione, “alcune reinterpretazioni sono sincere ed efficaci”: e questa, decisamente, lo è.
Letto qualche vaccata? Correct any entry? Dillo al Claude: salsaclaude@gmail.com
Español
MAGIA CARIBEÑA – LLEGÓ LA SALSA, II PARTE
Las reseñas de LaSalsaVive
por Claude

El mundo de la Salsa Clásica parece irremediablemente confinado —en el plano creativo— a los años pasados; sin embargo, ya sea por su redescubrimiento o por la difusión propiciada por el fácil acceso a Internet, hoy asistimos a un auténtico auge de reinterpretaciones —las llamadas “covers”—, algunas sinceras y eficaces, y otras algo menos.
Todos los géneros musicales han sido objeto de nuevas versiones, y la Salsa Clásica no fue una excepción ya desde los años sesenta y setenta, cuando el sonido adoptado era prácticamente el mismo. Hoy lo descubrimos con la aparición de versiones “vinílicas” de orquestas desconocidas, cuyos discos se definen en eBay como “rare and obscure”. Pero cuando es un grupo contemporáneo el que se embarca con éxito en esta labor, entonces realmente hay que reconocer que se ha “distinguido”.
El hecho es que, después de décadas de música disco, música “electrónica” y composiciones previsibles destinadas a complacer a radios y discotecas —junto con una “estética sonora” cada vez más pulcra—, a muchos arreglistas les resulta difícil combinar el gusto del pasado con el actual.
No obstante, un excelente ejemplo nos lo ofrece la orquesta Magia Caribeña, del timbalero Federico Jr., hijo de Federico Betancourt, director del mítico Combo Latino. Llegó La Salsa, II Parte es un homenaje de “Federiquito” a las principales piezas que dieron éxito a su padre, definido en su época como El Pionero de la Salsa, ya que, en una Venezuela dominada por los ritmos populares de los Billo’s Caracas Boys y Los Melódicos, irrumpió en 1966 con sus propias revisiones en “Salsa” de conocidos éxitos de Mon Rivera, Moncho Leña, Joe Cotto y otros compositores latinos.
Federico Betancourt y su Combo Latino – Pancho y Ramona
LA HISTORIA
El álbum debut se llamaba precisamente Llegó la Salsa, y por primera vez en la historia de la música latina llevaba en su portada la palabra “Salsa”, entendida como concepto de género musical.

Los años sesenta fueron una época de gran creatividad en todo el mundo artístico —no solamente musical—, y el ámbito del bailable latino no quedó al margen. Los ritmos afrocubanos —rumba, son, guaracha, mambo, etc.—, difundidos desde hacía años por todo el Caribe, comenzaron a ser rearreglados, a partir de la segunda mitad de los años sesenta, según una nueva “forma” y con una energía renovada, inspirada por las atmósferas urbanas de las capitales latinoamericanas, entre las que incluimos también el Spanish Harlem neoyorquino.
Precisamente eran las orquestas de Nueva York las que el DJ de Radio Caracas Danilo Phidias Escalona transmitía diariamente en su programa La Hora de la Salsa, del Sabor y el Bembé.
Cuenta Federico padre, en una entrevista reciente concedida al periódico de Medellín El Sonero de Barrio: «Nuestro primer LP habría podido llamarse indistintamente Llegó el Sabor, pero junto a Phidias decidimos utilizar el término Salsa. El resultado fue que aquel disco —por la novedosa particularidad de los arreglos realizados por el trompetista Eduvigis Carrillo— empezó a ser solicitado en las tiendas como “el disco de la Salsa”. A partir del éxito comercial de ese innovador álbum, el término se popularizó en Venezuela y, poco después, fue “exportado” también a Nueva York, de donde procedían muchas orquestas que, en el auge petrolero de aquellos años, realizaban frecuentes giras por la próspera Venezuela de entonces».
El resto es historia conocida: el propietario de Fania Records, Jerry Masucci, se apropió del término Salsa para englobar toda la música latina que producía y promoverla comercialmente. Sin tener en cuenta las diferencias entre los diversos ritmos afroantillanos, reunió bajo el mismo paraguas bolero, merengue, guaracha, bomba, etc., logrando difundir con éxito el nuevo nombre más allá del mundo latino.
Semánticamente, “salsa” se traduce en todos los idiomas como algo que “da sabor” a otra cosa, y fue precisamente mediante esta alegoría como nuestro Phidias encontró inspiración para definir la renovación de la música latina de la época, en su tránsito de “cubana” a “latino-caribeña”, después de que Cuba se aislara políticamente de sus vecinos.
Sin embargo, sus detractores citan la letra de un son cubano de los años treinta, Échale Salsita, en el que el autor Ignacio Piñeiro se lamenta del poco sabor de las “butifarras” que se ve obligado a comer lejos de su casa. En su obsesión por sentirse continuamente “expropiados” por músicos que no sean cubanos, aunque partan de una alegoría gastronómica similar, olvidan que están hablando de una pieza de género son y no de género salsa —que, evidentemente, no podía existir en los años treinta—, y llegan incluso, en su delirio de omnipotencia, a proclamar a Cuba como la “inventora” del género Salsa.

EL DISCO
Volviendo al CD, después de la necesaria introducción histórica, cuenta con la participación de importantes colaboradores de la época dorada del Combo Latino: Carlín Rodríguez —voz en Pao Pao—, Dimas Pedroza —voz en Cocolía, El Jaleo y No Le Digan—, Orlando Castillo Watussi —voz en Sr. Gallo— y Federico padre —güiro en Pao Pao—. Entre los demás músicos, además del gran artista neoyorquino Jimmy Bosch —trombón en Cocolía y Las Malas Lenguas—, destaca la muy disfrutable presencia de un sorprendente émulo de Calavén: Ángel Flores, voz en Mi Querida Bomba… ¡hay que escucharlo para creerlo!
El CD comienza con tres salsas: la célebre Cocolía, que abría la cara A del primer álbum venezolano de salsa y que Magia Caribeña retoma como tema principal —además de haber aparecido ya en recopilaciones de la revista italiana Latino! Magazine—; la potente Señor Gallo, que lleva dos años causando sensación; y El Jaleo, una espléndida pieza reinterpretada por muchísimas orquestas, entre las cuales me gusta recordar la de Kako.
Federico Betancourt con Magia Caribeña – Señor Gallo
Se continúa con la cadenciosa guajira-chá Pao Pao, seguida de Dolores, cantada por Edgar Dolor, una estupenda pachanga del gran Mon Rivera que posteriormente se desarrolla en salsa y que no dejará de hacer bailar a los conocedores de este estilo. Después llega Mi Querida Bomba, donde el scat singing de Ángel Flores resulta verdaderamente impresionante… ¡no conozco a otros cantantes latinos de su nivel!
Se regresa a la salsa enérgica con Las Malas Lenguas, con la voz de Jorge Mendoza, y con el éxito Federico Boogaloo, para volver a la guajira con la excelente No Le Digan, incluida también —junto con Sr. Gallo— en el anterior CD de Magia Caribeña, Como Q’ No?.
La última salsa, La Cumbia Cúcuta, es un homenaje a Colombia, nuevamente cantado por Jorge Mendoza, intercalado con un afro en seis por ocho, un pasaje de cumbia y un final en salsa.
Este álbum, excelentemente arreglado por Federico Jr., tiene el mérito de unir la creatividad del pasado con sonoridades contemporáneas sin desvirtuar su vigor original. Como se anticipaba al inicio de esta reseña, «algunas reinterpretaciones son sinceras y eficaces»: y esta lo es, sin duda.
