Domande a cura della redazione de Lasalsavive, Tommy Salsero, Enzo “Ciccio” Luoni, (si ringraziano inoltre Fabrizio Zoro e la Radio Svizzera Italiana) traduzione di Max Chevere, foto di Cafè Caribe, Daikil e Max Chevere
Milano, 15 luglio 2006

Come si formò musicalmente e come arrivò alla musica latina?
Tutta la mia famiglia era formata da musicisti, mio padre bassista e cantante, mia madre cantava l’opera, mio zio suonava il violino ed il sassofono e di conseguenza sin da bambino a casa mia ascoltavo musica 24 ore al giorno.
Quando avevo 13 anni andai alla scuola di musica a Manhattan (New York) e frequentando il barrio latino ebbi modo di girare per i negozi di musica e ascoltare i cantanti ed i gruppi che in quel periodo andavano per la maggiore, come Tito Puente, Machito, Tito Rodriguez e questa musica mi colpì molto, al punto che decisi di approfondirne la conoscenza.
In quell’epoca, anni 50, se non eri afro-americano e se non facevi uso di droghe eri quasi escluso dal giro del jazz ed io ero un ebreo bianco che non si drogava e di conseguenza mi avvicanai al genere musicale più vicino al jazz: la musica latina.
Iniziai a suonarla con gruppi afro americani, anche se si trattava spesso di canzoni molto semplici, come Mambo N.5 e Mambo N.2, e sapendo leggere musica molto bene fui accettato nel gruppo.
Durante la prima prova cominciai a suonare leggendo le note scritte nello spartito ma il direttore dell’orchestra sentendomi mi disse “ehi ragazzo, tu suoni in modo terribile!” e mi mandò fuori dal gruppo. Ero molto triste perchè non ne comprendevo il motivo.
Mi recai al primo negozio di dischi e comprai due LP uno di Noro Morales ed uno di Joe Loco, che erano pianisti molto famosi in quel periodo e imparai a memoria gli assoli.
Quando andai ad altri saggi e cominciai a suonare gli assoli di Joe Loco e Noro Morales, mi dissero:“ehi ragazzo ma tu suoni molto bene!!!”
Iniziai a suonare a 15 anni con una band chiamata Randy Carlos ed ebbi l’opportunità di fare le prove per due mesi a Catskills, una località di montagna a circa un’ora e mezza da New York City che era piena di hotel dove suonavano le migliori band di Rumba formate da cinque/sei musicisti e fra questi c’erano artisti come: Charlie Palmieri, Eddie Palmieri, Tito Puente, Joe Loco.
Cominciai a suonare con un gruppo piccolo che divenne nel tempo molto famoso.
Nel periodo natalizio del 1956 andai a Cuba con il mio collegio per una vacanza di dieci giorni, e per me fu come vedere un Paradiso, questa è la verità, in ogni strada si trovavano gruppi, trios, charangas, trovas, Benny More’ di quà, Aragon di là, fu un’esperienza fantastica.
Quando rientrammo a New York decisi di tornare a Cuba per studiare con questi grandi musicisti le radici della musica afro-cubana anche se nel 1959 con l’ascesa al potere di Fidel Castro, tutti gli americani furono obbligati ad andarsene dall’isola e così dovetti tornare a casa.
A quell’epoca Jerry Masucci studiava con me all’Università dell’Havana (Cuba) e di fronte c’era una cafeteria (coffe shop) che si chiamava “Fania” dove c’erano un piano acustico, un contrabbasso, delle congas, e altre percussioni e tutti gli studenti si trovavano lì per descargar (jam session) e questo nome rimase impresso a Jerry.
Nel 1964 suonavo nella Fiera mondiale di New York con Johnny Pacheco che cercava un avvocato per aprire un’attività di casa discografica indipendente per registrare musica differente, e Pacheco pensò di chiamare Jerry Masucci (che era avvocato), lui gli prestò 30.000 dollari e così nacque la Fania Records.
In quel periodo non esistevano gruppi di trombe e tromboni, c’erano orchestre di trombe o di tromboni e flauto come Eddie Palmieri,Machito con sax e trombe, e quindi cominciai a scrivere musica differente; suonavamo un giorno a settimana (il venerdì) con questa nuova formazione (Orquesta Harlow) che includeva trombe e tromboni in un locale che si chiamava “Chez Josè” a New York.
Un giorno arrivò Jerry Masucci e dopo averci sentiti suonare disse: “Hey kid!Io ho una compagnia discografica e devo farti firmare un contratto discografico.Mi ha mandato il mio direttore musicale per sentire il tuo gruppo”.E sapete chi era il suo direttore musicale?…Johnny Pacheco! (e scoppia in una grossa risata).
E così io fui il primo artista a firmare per la Fania Records.

Vorrei chiederle qualcosa della sua esperienza musicale con Joe Cuba e Cheo Feliciano
Negli anni 50 Joe Cuba era molto famoso nel barrio “montañas” perchè suonava con un sestetto compatto che comprendeva cantanti come Cheo Feliciano e Jimmy Sabater, (ndr: all’epoca c’erano in genere orchestre di dimensioni maggiori), inoltre lui suonava in modo differente e scriveva musica differente in uno stile da strada, “de barrio”.
Adesso e’ molto malato ma vivo, ha settantotto anni e non può camminare ma continua a lavorare in quanto è ancora molto lucido (ndr Joe Cuba morirà alcuni anni più tardi).
Che pensa della salsa di oggi?
Adesso c’è una rinascita della salsa dura, specialmente a Portorico e negli Stati Uniti, anche in Venezuela.
Io credo che la musica latina si rinnovi con cicli settennali, negli anni cinquanta c’era il mambo, dopo è arrivata la musica latina, poi è arrivato il boogaloo, a seguire la salsa dura, poi il latin hustle, quindi la salsa monga.
Adesso i giovani che ascoltano salsa stanno riscoprendo la salsa dura, anche se non conoscono Larry Harlow o Johnny Pacheco quando sentono una canzone di salsa monga ed una di salsa dura ci pensano un attimo e poi scelgono subito la salsa dura (scoppia in una fragorosa risata!). Ed in questo modo stanno riscoprendo la salsa dell’epoca d’oro.
Molti grandi artisti adesso sono morti (TIto Puente, Celia Cruz, Pete El Conde, Hector Lavoe), siamo rimasti Eddie Palmieri ed io, Johnny Pacheco ormai non suona più,e adesso io sono diventato uno dei grandi artisti viventi e negli Stati Uniti la gente che adesso ha cinquant’anni ha una concezione della musica legata a quei tempi e di conseguenza quando vogliono organizzare un concerto o promuovere qualche iniziativa latina, chiamano gli artisti come Larry Harlow o Eddie Palmieri.
E adesso il mio telefono suona continuamente!

Cosa pensa degli artisti che mischiano il reggaeton con la salsa (salsaton)?
Bene, come sai gli artisti che suonano reggaeton copiano i temi musicali dei musicisti che suonavano salsa dura. Adesso i proprietari della FANIA di EMUSICA hanno preparato un nuovo progetto per mischiare il reggaeton con la salsa della Fania che dovrebbe uscire il prossimo Dicembre (con Tego Calderon e Ivy Queen fra gli altri) e del quale sono il direttore musicale.
Ad esempio Ivy Queen canterà Quimbara e sarà una fusione fra salsa e reggaeton.
Negli anni settanta lei seguiva due principali filoni musicali, uno principalmente legato alla tradizione cubana e l’altro più innovativa e d’avanguardia…
(Larry interrompe la domanda…)In realtà io ne ho tre.
Una produzione musicale mischiata con la musica americana, un’altra legata alla tradizione del Conjunto e l’altra di Charanga.
E questo perchè ho la fortuna di avere alcuni musicisti nella mia orchestra che alternano due violini ed i fiati allo stesso tempo, perchè come sapete hanno tre suoni diversi.
Nell’anno 69 io avevo un gruppo che si chiamava Amber Gris che era formato da due o tre ragazzi del gruppo afro americano Blood Sweat Tears, quando registrammo “Me and my Monkey” mischiando musica americana con salsa e dove suonavano molti musicisti americani.
Infatti negli anni settanta ci furono molti esperimenti di musicisti afro americani che suonavano con i latini, un pò quel che accade oggi con la salsa e l’hip hop, ed oggi quel che fanno a Cuba con la timba mescolando funky con rumba…
Il problema a Cuba dopo l’avvento di Fidel Castro, con generi come Mozambique, Songo, Timba è che la gente negli Stati Uniti non li sa ballare.
Un gruppo cubano è venuto a suonare al Copacabana di New York e dopo il primo pezzo il proprietario ha fermato il gruppo e annullato il concerto. Alla gente non piaceva e questo perchè non sapevano ballare la timba.
Secondo me l’embargo a Cuba è negativo, molto negativo.
La musica di Cuba è incredibile, i musicisti altrettanto.
Vi immaginate cosa sarebbe potuto nascere dalla fusione della salsa con la timba?
Un altro problema secondo me è legato ai Congressi di Salsa.
Ai ballerini non interessa sapere chi sta suonando.
Pensano alle scarpe, se sono visti da altre persone ma non gli interessa della musica.
Negli anni del Palladium i ballerini erano ispirati dai musicisti ed i musicisti erano ispirati dai ballerini e più i ballerini ballavano bene, più l’orchestra caricava i pezzi.

Tornando ai Congressi…avevo chiamato l’ufficio di Albert Torres e mi risponde un ragazzo, gli dico:”vorrei parlare con Albert Torres” e lui: “chi parla?” ed io: “Larry Harlow”.
Mi risponde:”in questo momento non si trova in ufficio…come si scrive Larry Harlow?” (scoppia una grande risata). Gli dico:”Sei latino?E quanti anni hai?” e lui”quindici”!
Non sanno chi sono io o chi è Eddie Palmieri.
Interviene il cantante di Larry Harlow: un altro problema è legato alle radio, particolarmente quelle di New York, che spingono quasi esclusivamente il reggaeton.Adesso la musica sta bene, abbiamo nuovi musicisti e vorremmo poter esprimere la nostra musica.Purtroppo le radio non danno spazio alla salsa, non c’è equità fra salsa e reggaeton.
Riprende Larry:Ad esempio La Mega (la catena di Radio) che è presente negli Stati Uniti e a Portorico con diverse radio.
I proprietari sono due cubani, la radio è una delle più importanti di New York, tanto per dire 30 secondi di pubblicità costano 2.000 dollari! E’ incredibile! Nell’ultima registrazione che ho fatto con la “Leyenda Latina” nel 1998 mi ero proposto alla radio La Mega dicendo che avevo realizzato un disco con musicisti di varie estrazioni (latin jazz, charanga, salsa romantica)ma la risposta fu:”non avete nulla di reggaeton?” Ed io riposi:”come???”.
La gente a Portorico conosce la musica, la radio Z93 propone salsa 24 ore al giorno.
Interviene di nuovo il cantante: in questo momento abbiamo molto bisogno dei siti internet come il vostro (riferito a Lasalsavive), e dell’aiuto dei dj, che sono altrettanto importanti.
In Europa non abbiamo molte radio che trasmettono latino, ed i siti internet ed i dj hanno un ruolo fondamentale per divulgare questa musica…
E non solo.
Pensate che per venire a suonare in Europa ho dovuto subire la concorrenza di gruppi cubani che vendono i propri spettacoli a 3000 euro e noi non possiamo suonare a quella cifra.
A parte alcune realtà come a Milano dove hanno pagato una cifra giusta, il volo e l’hotel a cinque stelle, ce ne sono state altre (come alle Isole Canarie o ad Amsterdam) che ci volevano per 3000 Euro perchè dicevano che i gruppi cubani chiedono quella cifra.
Vedete, loro suonano per poco, il viaggio da Cuba è quasi gratis, magari si accontentano di sistemazioni economiche perchè a Cuba non c’è quasi nulla.
Interviene il cantante: noi non vogliamo togliere nulla ai cubani, loro sono ottimi musicisti.
Il punto è che l’embargo a Cuba sta rovinando anche i musicisti degli Stati Uniti perchè da Cuba vendono gli spettacoli per pochissimo e questo crea problemi anche a noi.
Per fortuna che ci sono orchestre come quella di Larry Harlow che danno l’opportunità anche ai più giovani di poter suonare, in questa orchestra ci sono molti musicisti che hanno già realizzato un proprio disco.
Ancora Larry: Pensate alla Leyenda Latina, i musicisti che ne fanno parte sono tutti dei grandi.
Bobby Sanabria ha fatto molti dischi, Luis Bauzo ha suonato con Machito per diversi anni, il sassofonista ha suonato con Mariah Carey, Lewis Kahn ha suonato con tantissimi musicisti, Chembo Corniel con Tito Nieves. Sono tutti dei grandi musicisti.
Attualmente chi sta facendo la miglior salsa a New York e Portorico?
Più o meno sono sullo stesso livello.C’è una differenza, a New York sono più creativi. Le armonie jazz,gli arrangiamenti ed i compositori sono più moderni.
Negli anni 50 la musica era molto semplice, fatta di storie semplici come quelle con il cha cha cha.
Non c’era storia.Negli anni seguenti, soprattutto negli anni sessanta e settanta la musica cambiò moltissimo.Era il tempo delle rivoluzioni giovanili, di Woodstock, del Vietnam,delle proteste, della guerra, ed i compositori realizzarono canzoni con tematiche importanti, di amore e umanità, mentre gli arrangiatori iniziarono ad utilizzare armonie più moderne dal jazz, e piano piano nasce la musica che si chiama salsa.
Successivamente con i film della Fania si aprirono le porte del Sud America, e a seguire dell’Europa e del Giappone e adesso è incredibile, vado in Finlandia e trovo orchestre di salsa che cantano in finlandese!In Giappone anche.
C’è il gruppo di Sakamoto che suona come Machito!
Il prossimo mercato ad aprirsi alla salsa sarà quello della Cina.

Come mai Lewis Kahn ha mantenuto il suo nome e lei che si chiama Lawrence Ira Kahn l’ha cambiato?
Entrambe le nostre famiglie sono di origine austriaca, di Vienna, entrambe ebree. Il mio bisnonno aveva 19 fratelli e sorelle.
Mio padre a 19 anni suonava il sassofono, se ne andò a Washington dove ebbe un’incidente automobilistico. Il dottore che l’operò e gli salvò la vita si chiamava Harlowe, io ho tolto la “e” ed in suo onore ho preso il suo cognome.
Però la gente in Sud America aveva difficoltà a pronunciare il mio nome d’arte e per semplificarlo nacque il secondo soprannome “El Judio Maravilloso” che per loro era più immediato di Larry Harlow.
Qual’è il cantante che nella sua carriera le è piaciuto maggiormente?
Io iniziai con un cantante cubano che si chiamava Felo Brito, che era anche un ballerino nell’orchestra di José Fajardo.
Da allora, anche quando tornai a New York da Cuba, continuai a cercare musicisti cubani. Avevo Chocolate Armentero, Monguito el unico come secondo cantante.
Quando Ismael Miranda aveva 15 anni lavorava per mio fratello Andy che aveva un sestetto. Capii subito che per la sua età aveva una marcia in più, lo presi dall’orchestra di mio fratello e lo feci cantare al lato di Monguito per un anno.
Era un incredibile maraquero ed un ottimo sonero, fin dall’inizio si intravedevano le sue grandi qualità di sonero, ad es.aveva i suoi piccoli segreti, aveva qualcosa di Miguelito Cuni e sapeva già utilizzare i piccoli trucchi del soneo, l’uso di certe parole come “camarà” per finire la frase, imparò molto in un anno e dissi ciao a Monguito.
A 16 anni diventò il mio primo cantante, era l’epoca del boogaloo, quando registrai dischi come El Exigente. C’era una canzone che si chiamava las luces (le luci), perchè le luci erano tipiche della psicadelia che andava in quegli anni.
Fu un periodo molto pazzo della mia vita! (esplode in una fragorosa risata)
Miranda restò con me per sette anni, poi andò a Portorico ed io chiamai Junior Gonzalez per registrare “Hommy” dove c’erano altri grandi artisti come Justo Betancourt, Celia Cruz, Pete El Conde Rodriguez, e nel palco imparò moltissimo da loro.
Dopo arrivò Nestor Sanchez, che per me è uno dei grandi fra i soneros.
Mi piaciono molto anche Tito Allen, Andy Montañez, Oscar D’Leon che sono davvero grandi soneros con le parole e la poesia che arrivano dal cuore.
Io non sono un fanatico di Hector Lavoe, che però ebbe un gran periodo con Willie Colon.
Hector era un soneros de la calle (della strada), però per me non aveva melodia, usava bene la parola, però non aveva melodia creativa.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
E voglio morire sul palco! (altra fragorosa risata!)
Il nuovo progetto di Estrella de Fania e registrare un nuovo disco con La Leyenda Latina, e poi ho una bellissima famiglia e sono molto contento.

Ascolta i saluti di Larry Harlow a La Salsa Vive!

Si ringrazia l’organizzazione del Festival Latino Americando per la disponibilità dimostrata
Español
Entrevista a Larry Harlow
Preguntas a cargo de la redacción de Lasalsavive, Tommy Salsero, Enzo “Ciccio” Luoni (se agradece también a Fabrizio Zoro y a la Radio Svizzera Italiana), traducción de Max Chevere, fotos de Café Caribe, Daikil y Max Chevere
Milán, 15 de julio de 2006
Larry Harlow con Tommy y Max
¿Cómo se formó musicalmente y cómo llegó a la música latina?
Toda mi familia estaba formada por músicos: mi padre era bajista y cantante, mi madre cantaba ópera, mi tío tocaba el violín y el saxofón y, en consecuencia, desde niño en mi casa escuchaba música las 24 horas del día.
Cuando tenía 13 años fui a la escuela de música en Manhattan (Nueva York) y, frecuentando el barrio latino, tuve la oportunidad de recorrer las tiendas de discos y escuchar a los cantantes y grupos que en aquella época eran los más populares, como Tito Puente, Machito, Tito Rodríguez, y esta música me impresionó tanto que decidí profundizar en su conocimiento.
En aquella época, en los años 50, si no eras afroamericano y si no consumías drogas estabas casi excluido del circuito del jazz, y yo era un judío blanco que no se drogaba y, en consecuencia, me acerqué al género musical más cercano al jazz: la música latina.
Empecé a tocarla con grupos afroamericanos, aunque a menudo se trataba de canciones muy sencillas, como Mambo n.5 y Mambo n.2, y como sabía leer música muy bien fui aceptado en el grupo.
Durante el primer ensayo empecé a tocar leyendo las notas escritas en la partitura, pero el director de la orquesta, al oírme, me dijo: “¡Hey chico, tocas terriblemente!” y me echó del grupo. Estaba muy triste porque no entendía el motivo.
Fui a la primera tienda de discos y compré dos LP, uno de Noro Morales y otro de Joe Loco, que eran pianistas muy famosos en aquel periodo, y aprendí de memoria sus solos.
Cuando fui a otros ensayos y empecé a tocar los solos de Joe Loco y Noro Morales, me dijeron: “¡Hey chico, pero tocas muy bien!”.
Empecé a tocar a los 15 años con una banda llamada Randy Carlos y tuve la oportunidad de ensayar durante dos meses en los Catskills, una zona de montaña a aproximadamente una hora y media de Nueva York, llena de hoteles donde tocaban las mejores bandas de rumba formadas por cinco o seis músicos; entre ellos había artistas como Charlie Palmieri, Eddie Palmieri, Tito Puente, Joe Loco. Empecé a tocar con un grupo pequeño que con el tiempo se volvió muy famoso.
En el periodo navideño de 1956 fui a Cuba con mi colegio para unas vacaciones de diez días, y para mí fue como ver un Paraíso, esa es la verdad: en cada calle se encontraban grupos, tríos, charangas, trovadores, Benny Moré por aquí, Aragón por allá, fue una experiencia fantástica.
Cuando regresamos a Nueva York decidí volver a Cuba para estudiar con esos grandes músicos las raíces de la música afrocubana, aunque en 1959, con la llegada al poder de Fidel Castro, todos los norteamericanos fueron obligados a abandonar la isla y así tuve que regresar a casa.
En aquella época Jerry Masucci estudiaba conmigo en la Universidad de La Habana (Cuba) y enfrente había una cafetería (coffee shop) que se llamaba “Fania”, donde había un piano acústico, un contrabajo, congas y otras percusiones, y todos los estudiantes se reunían allí para hacer descargas (jam sessions), y ese nombre se le quedó grabado a Jerry.
En 1964 yo tocaba en la Feria Mundial de Nueva York con Johnny Pacheco, que buscaba un abogado para abrir una casa discográfica independiente para grabar música diferente, y Pacheco pensó en llamar a Jerry Masucci (que era abogado); él le prestó 30.000 dólares y así nació Fania Records.
En aquel periodo no existían grupos con trompetas y trombones juntos, había orquestas de trompetas o de trombones y flauta como la de Eddie Palmieri, o Machito con saxos y trompetas, y entonces empecé a escribir música diferente; tocábamos un día a la semana (los viernes) con esta nueva formación (Orquesta Harlow), que incluía trompetas y trombones, en un local que se llamaba “Chez José” en Nueva York.
Un día llegó Jerry Masucci y, después de escucharnos tocar, dijo: “¡Hey kid! Tengo una compañía discográfica y tengo que hacerte firmar un contrato. He mandado a mi director musical para que escuchara a tu grupo”. ¿Y saben quién era su director musical?… ¡Johnny Pacheco! (y estalla en una gran carcajada).
Y así fui el primer artista en firmar para Fania Records.

Me gustaría preguntarle algo sobre su experiencia musical con Joe Cuba y Cheo Feliciano
En los años 50 Joe Cuba era muy famoso en el barrio “montañas” porque tocaba con un sexteto compacto que incluía cantantes como Cheo Feliciano y Jimmy Sabater (nota del redactor: en aquella época normalmente había orquestas de mayor tamaño); además, él tocaba de manera diferente y escribía música distinta, con un estilo callejero, “de barrio”.
Ahora está muy enfermo pero vivo, tiene setenta y ocho años y no puede caminar, pero sigue trabajando porque todavía está muy lúcido (nota: Joe Cuba morirá algunos años más tarde).
¿Qué piensa de la salsa de hoy?
Ahora hay un renacimiento de la salsa dura, especialmente en Puerto Rico y en Estados Unidos, también en Venezuela.
Creo que la música latina se renueva en ciclos de siete años: en los años cincuenta estaba el mambo, después llegó la música latina, luego llegó el boogaloo, después la salsa dura, luego el latin hustle y después la salsa monga.
Ahora los jóvenes que escuchan salsa están redescubriendo la salsa dura; aunque no conozcan a Larry Harlow o a Johnny Pacheco, cuando escuchan una canción de salsa monga y una de salsa dura lo piensan un momento y enseguida eligen la salsa dura (estalla en una estruendosa carcajada). Y de esta manera están redescubriendo la salsa de la época de oro.
Muchos grandes artistas ahora han muerto (Tito Puente, Celia Cruz, Pete El Conde, Héctor Lavoe), quedamos Eddie Palmieri y yo; Johnny Pacheco ya no toca, y ahora me he convertido en uno de los grandes artistas vivos, y en Estados Unidos la gente que ahora tiene cincuenta años tiene una concepción de la música ligada a aquellos tiempos y, en consecuencia, cuando quieren organizar un concierto o promover alguna iniciativa latina llaman a artistas como Larry Harlow o Eddie Palmieri.
Y ahora ¡mi teléfono no para de sonar!

¿Qué piensa de los artistas que mezclan el reggaetón con la salsa (salsatón)?
Bueno, como sabes, los artistas que hacen reggaetón copian los temas musicales de los músicos que tocaban salsa dura. Ahora los propietarios de Fania de Emusica han preparado un nuevo proyecto para mezclar el reggaetón con la salsa de Fania, que debería salir el próximo diciembre (con Tego Calderón e Ivy Queen, entre otros), y del cual soy el director musical.
Por ejemplo, Ivy Queen cantará “Quimbara” y será una fusión entre salsa y reggaetón.
En los años setenta usted seguía dos principales líneas musicales, una principalmente ligada a la tradición cubana y otra más innovadora y de vanguardia…
(Larry interrumpe la pregunta…)
En realidad tengo tres.
Una producción musical mezclada con la música estadounidense, otra ligada a la tradición del conjunto y otra de charanga.
Y esto porque tengo la suerte de tener algunos músicos en mi orquesta que alternan dos violines y los metales al mismo tiempo, porque, como saben, tienen tres sonidos distintos.
En el año 69 yo tenía un grupo que se llamaba Amber Gris, formado por dos o tres chicos del grupo afroamericano Blood, Sweat & Tears, cuando grabamos “Me and My Monkey”, mezclando música americana con salsa, y allí tocaban muchos músicos estadounidenses.
De hecho, en los años setenta hubo muchos experimentos de músicos afroamericanos que tocaban con los latinos, un poco como sucede hoy con la salsa y el hip hop, y como hacen hoy en Cuba con la timba mezclando funky con rumba…
El problema en Cuba después de la llegada de Fidel Castro, con géneros como el mozambique, el songo, la timba, es que la gente en Estados Unidos no sabe bailarlos.
Un grupo cubano vino a tocar al Copacabana de Nueva York y después del primer tema el propietario paró al grupo y anuló el concierto. A la gente no le gustaba y eso porque no sabían bailar la timba.
Según mi opinión, el embargo a Cuba es negativo, muy negativo.
La música de Cuba es increíble, los músicos también.
¿Os imagináis lo que habría podido nacer de la fusión de la salsa con la timba?
Otro problema, según yo, está ligado a los congresos de salsa.
A los bailarines no les interesa saber quién está tocando.
Piensan en los zapatos, en si los ven otras personas, pero no les interesa la música.
En los años del Palladium los bailarines se inspiraban en los músicos y los músicos se inspiraban en los bailarines, y cuanto mejor bailaban los bailarines, más se encendía la orquesta.

Volviendo a los congresos… llamé a la oficina de Albert Torres y me respondió un chico; le digo: “Quisiera hablar con Albert Torres” y él: “¿Quién habla?” y yo: “Larry Harlow”.
Me responde: “En este momento no está en la oficina… ¿cómo se escribe Larry Harlow?” (estalla una gran carcajada). Le digo: “¿Eres latino? ¿Y cuántos años tienes?” y él: “¡Quince!”.
No saben quién soy yo o quién es Eddie Palmieri.
Interviene el cantante de Larry Harlow:
Otro problema está relacionado con las radios, particularmente las de Nueva York, que impulsan casi exclusivamente el reggaetón.
Ahora la música está bien, tenemos nuevos músicos y quisiéramos poder expresar nuestra música.
Por desgracia las radios no dan espacio a la salsa, no hay equidad entre salsa y reggaetón.
Retoma Larry:
Por ejemplo, La Mega (la cadena de radio), que está presente en Estados Unidos y en Puerto Rico con varias emisoras.
Los propietarios son dos cubanos, la radio es una de las más importantes de Nueva York; para que te hagas una idea, ¡30 segundos de publicidad cuestan 2.000 dólares!
¡Es increíble! En la última grabación que hice con la “Leyenda Latina” en 1998 me presenté a la radio La Mega diciendo que había realizado un disco con músicos de varios estilos (latin jazz, charanga, salsa romántica), pero la respuesta fue: “¿No tienen nada de reggaetón?”. Y yo respondí: “¿Cómo???”.
La gente en Puerto Rico conoce la música, la radio Z93 propone salsa las 24 horas del día.
Interviene de nuevo el cantante:
En este momento necesitamos mucho de sitios de internet como el suyo (refiriéndose a LaSalsaVive), y de la ayuda de los DJ, que son igualmente importantes.
En Europa no tenemos muchas radios que transmitan latino, y las páginas de internet y los DJ tienen un papel fundamental para divulgar esta música…
Y no solo eso.
Piensa que para venir a tocar a Europa he tenido que enfrentar la competencia de grupos cubanos que venden sus espectáculos por 3.000 euros, y nosotros no podemos tocar por esa cifra.
Aparte de algunas realidades como Milán, donde pagaron una cifra justa, el vuelo y el hotel de cinco estrellas, ha habido otras (como en las Islas Canarias o en Ámsterdam) que nos querían por 3.000 euros porque decían que los grupos cubanos piden esa cifra.
Verás, ellos tocan por poco, el viaje desde Cuba es casi gratis, quizás se conforman con alojamientos económicos porque en Cuba casi no hay nada.
Interviene el cantante:
Nosotros no queremos quitar nada a los cubanos, ellos son excelentes músicos.
El punto es que el embargo a Cuba también está perjudicando a los músicos de Estados Unidos, porque desde Cuba venden los espectáculos por muy poco y esto nos crea problemas también a nosotros.
Por suerte hay orquestas como la de Larry Harlow que dan la oportunidad también a los más jóvenes de poder tocar; en esta orquesta hay muchos músicos que ya han realizado su propio disco.
Vuelve Larry:
Piensa en la Leyenda Latina: los músicos que la forman son todos grandes. Bobby Sanabria ha hecho muchos discos, Luis Bauzó tocó con Machito durante varios años, el saxofonista ha tocado con Mariah Carey, Lewis Kahn ha tocado con muchísimos músicos, Chembo Corniel con Tito Nieves. Son todos grandes músicos.
Actualmente, ¿quién está haciendo la mejor salsa en Nueva York y Puerto Rico?
Más o menos están al mismo nivel.
Hay una diferencia: en Nueva York son más creativos. Las armonías de jazz, los arreglos y los compositores son más modernos.
En los años 50 la música era muy sencilla, hecha de historias simples como las del cha cha chá.
No había historia. En los años siguientes, sobre todo en los sesenta y setenta, la música cambió muchísimo. Era la época de las revoluciones juveniles, de Woodstock, de Vietnam, de las protestas, de la guerra, y los compositores hicieron canciones con temáticas importantes, de amor y humanidad, mientras los arreglistas empezaron a utilizar armonías más modernas del jazz, y poco a poco nació la música que se llama salsa.
Posteriormente, con las películas de Fania, se abrieron las puertas de Sudamérica y, después, de Europa y Japón, y ahora es increíble: voy a Finlandia y encuentro orquestas de salsa que cantan en finlandés. ¡En Japón también!
Está el grupo de Sakamoto que toca como Machito.
El próximo mercado que se abrirá a la salsa será el de China.

¿Por qué Lewis Kahn ha mantenido su nombre y usted, que se llama Lawrence Ira Kahn, lo ha cambiado?
Nuestras familias son ambas de origen austríaco, de Viena, ambas judías. Mi bisabuelo tenía 19 hermanos y hermanas.
Mi padre, a los 19 años, tocaba el saxofón; se fue a Washington, donde tuvo un accidente de coche. El médico que lo operó y le salvó la vida se llamaba Harlowe; yo le quité la “e” y en su honor tomé su apellido.
Pero la gente en Sudamérica tenía dificultad para pronunciar mi nombre artístico, y para simplificar nació el segundo apodo “El Judío Maravilloso”, que para ellos era más inmediato que Larry Harlow.
¿Cuál es el cantante que más le ha gustado en su carrera?
Yo empecé con un cantante cubano que se llamaba Felo Brito, que también era bailarín en la orquesta de José Fajardo.
Desde entonces, incluso cuando regresé a Nueva York desde Cuba, seguí buscando músicos cubanos. Tenía a Chocolate Armenteros, Monguito “El Único” como segundo cantante.
Cuando Ismael Miranda tenía 15 años trabajaba para mi hermano Andy, que tenía un sexteto. Me di cuenta enseguida de que, para su edad, tenía algo más; lo saqué de la orquesta de mi hermano y lo hice cantar al lado de Monguito durante un año.
Era un increíble maraquero y un excelente sonero; desde el principio se percibían sus grandes cualidades de sonero, por ejemplo tenía sus pequeños secretos, tenía algo de Miguelito Cuní y ya sabía utilizar los pequeños trucos del soneo, el uso de ciertas palabras como “camarâ” para terminar la frase; aprendió mucho en un año y le dije adiós a Monguito.
A los 16 años se convirtió en mi primer cantante; era la época del boogaloo, cuando grabé discos como El Exigente. Había una canción que se llamaba “Las Luces”, porque las luces eran típicas de la psicodelia que se llevaba en aquellos años.
¡Fue un periodo muy loco de mi vida! (estalla en una estruendosa carcajada).
Miranda se quedó conmigo siete años, luego se fue a Puerto Rico y yo llamé a Junior González para grabar “Hommy”, donde había otros grandes artistas como Justo Betancourt, Celia Cruz, Pete “El Conde” Rodríguez, y en el escenario aprendió muchísimo de ellos.
Después llegó Néstor Sánchez, que para mí es uno de los grandes entre los soneros.
También me gustan mucho Tito Allen, Andy Montañez, Oscar D’León, que son realmente grandes soneros, con palabras y poesía que salen del corazón.
No soy un fanático de Héctor Lavoe, que sin embargo tuvo una gran época con Willie Colón.
Héctor era un sonero de la calle, pero para mí no tenía melodía; utilizaba bien la palabra, pero no tenía una melodía creativa.
¿Cuáles son sus proyectos para el futuro?
¡Quiero morir sobre el escenario! (otra estruendosa carcajada).
El nuevo proyecto de Estrella de Fania y grabar un nuevo disco con La Leyenda Latina, y luego tengo una bellísima familia y estoy muy contento.

Escucha los saludos de Larry Harlow a La Salsa Vive.

Se agradece a la organización del Festival Latinoamericando por la disponibilidad demostrada.

