
Intervista a
Orlando Castillo Watussi presso Athmosphere Live Club – Milano
Domande a cura di Tommy Salsero, intervista di Enzo “Ciccio” Luoni
foto di DJ Tambor

Quando hai cominciato a cantare e quando sei entrato da professionista nel mondo della salsa?
Bene, ho iniziato a cantare fin da piccolo, non ti so dire esattamente da quando, ma ricordo benissimo il mio esordio da professionista nel mondo della canzone, era il lontano 1969…
Quali sono i musicisti più importanti per la tua formazione musicale?
Beh devo dire che sono proprio tanti, cominciando dalla figura musicale di Cheo Feliciano, Ismael Rivera, un grandissimo amico e direttore d’orchestra Rafael Cortijo, il maestro Tito Puente. Ho un legame particolare, quasi spirituale, con un altro grandissimo musicista,per me era il più bravo come talento, Bobby Rodriguez…con lui sono stato tre anni, Bobby Rodriguez y su nueva compañia. Ti dicevo che sono tanti, anche il maestro Willie Rosario, mi ha dato molti consigli, Ismael Miranda è stato per me un carissimo amico, il maestro Johnny Pacheco….eh si sono tanti, non ti posso dare un numero preciso, e per me è spiacevole dimenticare qualcuno, ma quelli di cui ti ho parlato sono i principali, sono stati i miei pilastri.
Cosa pensi del nuovo boom della salsa classica degli anni 60-70-80, oggi in Italia e nel mondo c’è un vero e proprio boom degli artisti venezuelani il Sexteto Juventud, Ray Pérez, Príncipe y su sexteto, Los satélites, Federico y su combo, Carlos “Tabaco”Quintana etc., puoi raccontarci di questo periodo importantissimo per la salsa in Venezuela?

Ho lavorato con tutti coloro che hai nominato, nella mia carriera in Venezuela. Ho fatto tre album con Federico; c’erano poi i sestetti, i più importanti erano il Sexteto Juventud e quello di Príncipe con il quale ho fatto la mia prima registrazione nel ’71. Ray Pérez e i Los Dementes erano veramente impressionanti, quando suonavano improvvisavano, furono la prima orchestra veramente salsera. Il mio ricordo più bello è che ho iniziato ad ascoltare musica proprio con l’orchestra di Ray Pérez, come orchestra venezuelana di salsa….Alfredo Padilla (timbalero) e Nene Quintero (cantante) sono tra i miei più cari amici.
Oggi si usa molto l’etichetta salsa dura o salsa brava, negli anni Settanta (mi blocca e non mi lascia finire la domanda)…
..ho già capito dove vuoi arrivare Enzo. No non si utilizzavano questi nomi, perché era la musica che si suonava in quel momento e non c’era la necessità di dare delle etichette, come si usa adesso…solo dopo che il tempo passa ci si accorge delle differenze che ci sono state nella musica con il passare degli anni ed ecco che ci si è accorti che quella salsa negli anni Sessanta-Settanta e i primi anni Ottanta era diversa, era “dura”, perché quella che è arrivata dopo era più morbida ed è stata chiamata salsa monga, e così via con le varie classificazioni erotica, romantica….

Molti fanno riferimento al Venezuela per il primo utilizzo della parola Salsa, con chiari riferimenti alla musica e non solo alla parola, Federico con il suo disco Llegó la salsa e la trasmissione radiofonica di Phidias Danilo Escalona. Raccontami cosa successe in quegli anni.
La mia non può essere un’opinione, quello di cui ti andrò a parlare è storia, io c’ero e la conosco, la parola salsa è nata dalla casualità, durante una riunione di lavoro. I presenti erano Phidias Danilo Escalona, un musicista chiamato Víctor Puica e altre due o tre persone; stavano cercando un nome per la trasmissione che Danilo Escalona presentava al mezzogiorno e che fino a quel momento si chiamava La hora del Bembé… e il nome salsa è uscito perché stavano mangiando una parrilla, un piatto tipico venezuelano di carne alla brace che si accompagna con la salsa di pomodoro, il ketchup è il piatto che in assoluto si mangia di più in Venezuela (come in italia c’è la pasta)…in quel momento uno di loro disse: “passami la salsa di pomodoro”….ecco l’idea giusta, la parola salsa era già nella bocca di tutti, soprattutto a mezzogiorno per il pranzo, ed ecco che è stato facile abbinare il nome salsa al programma; da quel giorno si chiamò La Hora de la Salsa y del Bembè, e raggiunse il massimo splendore negli anni 70….la parola salsa arrivò a New York perché Phidias era “compadre” di Tito Rodríguez e già da qualche anno andava a New York a comprare dischi per il suo programma. Le conoscenze di Phidias con la musica latina americana della Grande Mela, hanno permesso di far conoscere e portare le orchestre di salsa di New York in Venezuela per il Carnevale, suonando nel programma del mezzogiorno, anche i musicisti newyorkesi hanno iniziato ad abbinare la parola salsa alla musica e l’hanno riportata in patria…. per loro era un importante vetrina, dato che il programma di Escalona era seguito da tutti, la gente ascoltava la programmazione radio e, allo scoccare puntualissimo del mezzogiorno, iniziava La hora de la salsa che coincideva con il meritato riposo dei lavoratori….ecco come nasce la parola salsa: è una storia di vita, la vita del Venezuela.

Parlami del primo festival della salsa in Venezuela, di cui parla Cheo Feliciano nel pezzo Salsaludando nel disco The singer (1976)…
Il primo festival si svolse a Caracas, al Poliedro, in occasione della sua inaugurazione, era il 1973. Il festival era organizzato da Jesús Antón, in quel momento il più grande promoter di salsa in Venezuela, si chiamava Festival Mundial de la Salsa (Festival de Orquestas de Venezuela),vi parteciparono La Orquestra Universal, El Gran Combo, Los Satelites, dove cantavo io, la Tipica 73…, fu il primo vero concerto di salsa in Caracas, quel festival fu vinto dal Gran Combo con la canzone Cunaviche adentro di un compositore venezuelano che si chiamava Ali Primera, ma i vincitori morali furono la Típica 73.
Qual è il tuo disco preferito tra quelli che hai realizzato fino ad oggi?
Di dischi ne ho fatti molti, ma quello che più mi ha lasciato qualcosa dentro è quello con Bobby Rodriguez y su compañia, dove ci sono Tono Fuego, No me conviene , Maria Cristina, il disco si chiama Mi regreso (ed ecco che magicamente spunta dalla mia borsa e gli occhi di orlando si illuminano) questo disco è per me il più completo, ero in un momento fisico e mentale giusto, il periodo in cui mi sentivo meglio e stavo suonando con l’orchestra che in quel momento era la numero uno a New York.

Mentre venivamo al locale ascoltavamo dei “vecchi” brani ,e tu mi parlavi del suono particolare che avevano, ti piacerebbe poter incidere un disco con le sonorità di quegli anni, con quei suoni “sporchi”?
Guarda io li ho sempre fatti così, tutta la mia discografia fino ad ora ha quel suono. L’ultimo disco che ho inciso, Barrio, quello l’ho fatto nel 1992, in quel momento il “mio” suono rispetto alle produzioni di quel tempo era avanti, c’era la salsa monga, quel disco era fatto per i “bailadores”, anche se non ha avuto molto successo, se lo sentiamo oggi, dopo 15 anni, è ancora attuale, poi in Venezuela ho fatto qualcosa con il figlio di Federico Betancourt, nell’orchestra che si chiamava Magia Caribeña, ho cantato per lui una canzone che avevo cantato con suo padre Señor Gallo, poi ho lavorato con Nati, con Pibo Márquez, l’anno scorso in Venezuela ho fatto molte registrazioni e adesso voglio fare un disco nuovo, il mio, in Venezuela e a Miami con i Lebron Brothers.

Cos’è la salsa oggi e cos’era negli anni 70?
La salsa non è cambiata, non è mai cambiata come salsa, è cambiato il commercio e quello che le gira intorno, se tu guardi moltissimi cantanti di quell’epoca hanno continuato a suonare, possiamo parlare del Gran Combo, Richie Ray, Willie Rosario, Cheo Feliciano, Ismael Miranda, non hanno mai lasciato il loro lavoro, non hanno mai cambiato il loro stile, non è cambiata la salsa; è cambiato il commercio, la vendita dei dischi. Per questo oggi la gente torna ad ascoltare e ballare la salsa dura, quella salsa l’hanno sempre sentita, gli artisti citati sopra, producono in minor quantità rispetto a prima, ma la qualità è la stessa, il livello è sempre altissimo, e la qualità è quella che ha permesso alla salsa dura di resistere e di tornare in auge come adesso. La salsa monga ha sfruttato un periodo di calo fisiologico che stava avendo la salsa degli anni 70, ma c’era troppa produzione e poca qualità, così piano piano è andata a finire mischiandosi con altri movimenti, la salsa dura, quella reale – la vera salsa (suggerisco “buena” e Orlando mi da il suo assenso) – è sopravvissuta ai cambiamenti ed è ancora presente nel 2007 dopo 40 anni.
Com’è oggi il movimento della salsa in Venezuela?
Durissima, gran salsa durissima, ogni volta che torno trovo e conosco molti musicisti giovani,più bravi di quando eravamo giovani noi, perché ora imparano la tecnica musicale, noi usavamo il cuore, eravamo più improvvisatori che tecnici. Io ti parlo come cantante, ma anche coloro che suonavano percussioni, quelli che suonavano il piano o i fiati senza saper leggere uno spartito musicale, loro avevano “guataca”, il feeling, in quel periodo era così. Ora i giovani leggono la musica, studiano, sono musicisti completi, prima di chiamarli salseri sono musicisti, noi eravamo salseros e non musicisti. Per me oggi è un onore e un piacere sapere che la gente giovane arriva nel nostro mondo con più preparazione.
Parliamo ora dei nuovi movimenti, cosa ne pensi del reggaeton, pensi che possano segnare la fine della salsa o….(nemmeno questa volta mi lascia finire e risponde subito)
No, no, no certo che no. Il reggaeton non c’entra niente con la salsa, il reggaeton si può fondere con la salsa, piace ai giovani, il salsatón è ormai in auge nei Caraibi, penso che si debba dare ascolto anche ai giovani, se chiedono questo è giusto dare a loro un prodotto che li faccia divertire mischiare salsa e reggaeton non è male. Il reggaeton non è in competizione con la salsa, è una creazione nuova e giovane che si deve rispettare, io rispetto la gente più giovane di me, perché loro hanno il diritto come abbiamo fatto noi di cambiare un po’ le cose. A Puerto Rico c’è un gran rispetto tra chi suona salsa e reggaeton, guarda Tego Calderón, ha creato le sue basi con la salsa tradizionale e ora Tego è il numero uno di tutti i boricuas (portoricani) che fanno reggaeton e tutti quelli bravi hanno fatto qualcosa con i salseri, vedi Montañez, Nieves e Delgado.
Con quale artista del passato, con il quale non hai mai lavorato, ti sarebbe piaciuto cantare?
Con Benny Moré, indiscutibilmente il più grande.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho un invito per la giornata nazionale della salsa, il 17 marzo a Portorico, andrò a Miami per incidere con i Lebron Brothers, devo cantare a New York e anche in Grecia, ho molte cose da fare, grazie a Dio sono due anni che lavoro molto, soprattutto fuori dall’Italia, speriamo che quest’anno sia ancora così.
Un grazie ad Orlando, un abbraccio e l’autografo di rito sui suoi album!
Orlando saluta tutti gli amici de Lasalsavive:
“È con immenso piacere, e con vero cuore che saluto la gente che ti legge su LaSalsaVive per me salutare gli amici che come te amano la salsa è un onore. Spero che una parte della mia musica sia sempre con voi…“SIEMPRE PA’LANTE Y NUNCA PA’TRAS”.
Español

Entrevista a
Orlando Castillo Watussi en el Athmosphere Live Club – Milán
Preguntas a cargo de Tommy Salsero; entrevista realizada por Enzo “Ciccio” Luoni
Fotos de DJ Tambor

¿Cuándo comenzaste a cantar y cuándo entraste como profesional al mundo de la salsa?
Bien, empecé a cantar desde muy pequeño; no sé decirte exactamente desde cuándo, pero recuerdo perfectamente mi debut como profesional en el mundo de la canción: fue en el lejano 1969…
¿Cuáles son los músicos más importantes para tu formación musical?
Bueno, debo decir que son muchísimos, empezando por la figura musical de Cheo Feliciano, Ismael Rivera, un gran amigo y director de orquesta, Rafael Cortijo, y el maestro Tito Puente. Tengo un vínculo especial, casi espiritual, con otro grandísimo músico; para mí era el más talentoso: Bobby Rodríguez… Estuve con él tres años, en Bobby Rodríguez y su Nueva Compañía. Te decía que son muchos: también el maestro Willie Rosario, que me dio muchos consejos; Ismael Miranda fue para mí un amigo muy querido; el maestro Johnny Pacheco… Eh, sí, son muchos, no puedo darte una cifra exacta y me duele olvidar a alguien, pero los que te he mencionado son los principales: fueron mis pilares.
¿Qué piensas del nuevo auge de la salsa clásica de los años sesenta, setenta y ochenta? Hoy, en Italia y en el mundo, hay un auténtico auge de los artistas venezolanos: el Sexteto Juventud, Ray Pérez, Príncipe y su Sexteto, Los Satélites, Federico y su Combo, Carlos “Tabaco” Quintana, etc. ¿Puedes contarnos sobre ese período tan importante para la salsa en Venezuela?

Trabajé con todos los que has mencionado durante mi carrera en Venezuela. Grabé tres álbumes con Federico; después estaban los sextetos, y los más importantes eran el Sexteto Juventud y el de Príncipe, con el cual hice mi primera grabación en el 71. Ray Pérez y Los Dementes eran realmente impresionantes: cuando tocaban improvisaban y fueron la primera orquesta verdaderamente salsera. Mi recuerdo más bonito es que empecé a escuchar música precisamente con la orquesta de Ray Pérez, como orquesta venezolana de salsa… Alfredo Padilla (timbalero) y Nene Quintero (cantante) están entre mis amigos más queridos.
Hoy se usa mucho la etiqueta “salsa dura” o “salsa brava”; en los años setenta… (me interrumpe y no me deja terminar la pregunta)…
…ya sé a dónde quieres llegar, Enzo. No, no se usaban esos nombres, porque era la música que se tocaba en ese momento y no había necesidad de ponerle etiquetas, como se hace ahora… Solo cuando pasa el tiempo nos damos cuenta de las diferencias que ha habido en la música a lo largo de los años, y entonces nos dimos cuenta de que aquella salsa de los años sesenta, setenta y comienzos de los ochenta era diferente: era “dura”, porque la que llegó después era más suave y se llamó salsa monga, y así sucesivamente con las distintas clasificaciones: erótica, romántica…

Muchos hacen referencia a Venezuela por el primer uso de la palabra salsa, con claras referencias a la música y no solo a la palabra: Federico con su disco Llegó la salsa y el programa de radio de Phidias Danilo Escalona. Cuéntame qué ocurrió en aquellos años.
Lo mío no puede ser una opinión: de lo que voy a hablarte es historia. Yo estuve allí y la conozco. La palabra salsa nació por casualidad, durante una reunión de trabajo. Estaban presentes Phidias Danilo Escalona, un músico llamado Víctor Puica y otras dos o tres personas; estaban buscando un nombre para el programa que Danilo Escalona presentaba al mediodía y que hasta entonces se llamaba La Hora del Bembé… El nombre salsa surgió porque estaban comiendo una parrilla, un plato típico venezolano de carne a la parrilla que se acompaña con salsa de tomate, con ketchup. Es el plato que más se come en Venezuela, como en Italia la pasta… En ese momento, uno de ellos dijo: “Pásame la salsa de tomate”… Y ahí estuvo la idea correcta: la palabra salsa ya estaba en la boca de todos, sobre todo al mediodía, a la hora del almuerzo, y por eso fue fácil asociar el nombre salsa al programa. Desde aquel día se llamó La Hora de la Salsa y del Bembé, y alcanzó su máximo esplendor en los años setenta… La palabra salsa llegó a Nueva York porque Phidias era “compadre” de Tito Rodríguez y, desde hacía algunos años, iba a Nueva York a comprar discos para su programa. Los conocimientos de Phidias sobre la música latinoamericana de la Gran Manzana permitieron dar a conocer y llevar a Venezuela las orquestas de salsa de Nueva York para el Carnaval, tocando en el programa del mediodía. También los músicos neoyorquinos empezaron a asociar la palabra salsa a la música y la llevaron de vuelta a su país… Para ellos era una importante vitrina, ya que el programa de Escalona lo seguía todo el mundo: la gente escuchaba la programación radial y, al dar puntualmente las doce del mediodía, comenzaba *La Hora de la Salsa*, que coincidía con el merecido descanso de los trabajadores… Así nace la palabra salsa: es una historia de vida, la vida de Venezuela.

Háblame del primer festival de salsa en Venezuela, del que habla Cheo Feliciano en el tema Salsaludando, del disco The Singer (1976)…
El primer festival se celebró en Caracas, en el Poliedro, con motivo de su inauguración; fue en 1973. El festival fue organizado por Jesús Antón, en aquel momento el mayor promotor de salsa en Venezuela. Se llamaba Festival Mundial de la Salsa (Festival de Orquestas de Venezuela). Participaron La Orquesta Universal, El Gran Combo, Los Satélites, donde yo cantaba, y la Típica 73… Fue el primer verdadero concierto de salsa en Caracas. El festival lo ganó El Gran Combo con la canción Cunaviche Adentro, de un compositor venezolano llamado Ali Primera, pero los ganadores morales fueron La Típica 73.
¿Cuál es tu disco favorito entre los que has realizado hasta hoy?
He hecho muchos discos, pero el que más me dejó algo por dentro es el que grabé con Bobby Rodríguez y su Compañía, donde están Tono Fuego, No Me Conviene y María Cristina. El disco se llama Mi Regreso. (Y he aquí que, mágicamente, aparece de mi bolso y los ojos de Orlando se iluminan.) Para mí es el disco más completo: estaba en un buen momento físico y mental, en el período en que me sentía mejor, y estaba tocando con la orquesta que en aquel momento era la número uno de Nueva York.

Mientras íbamos al local escuchábamos unos temas “viejos” y tú me hablabas del sonido particular que tenían. ¿Te gustaría poder grabar un disco con las sonoridades de aquellos años, con aquellos sonidos “sucios”?
Mira, yo siempre los he hecho así: toda mi discografía hasta ahora tiene ese sonido. El último disco que grabé, Barrio, lo hice en 1992. En aquel momento, mi “sonido”, comparado con las producciones de esa época, estaba adelantado; existía la salsa monga, pero aquel disco estaba hecho para los “bailadores”. Aunque no tuvo mucho éxito, si lo escuchamos hoy, después de quince años, sigue siendo actual. Luego, en Venezuela, hice algo con el hijo de Federico Betancourt, en la orquesta que se llamaba Magia Caribeña; canté para él una canción que había cantado con su padre, Señor Gallo. Después trabajé con Nati y con Pibo Márquez. El año pasado hice muchas grabaciones en Venezuela y ahora quiero hacer un disco nuevo, el mío, en Venezuela y en Miami con Los Lebrón Brothers.

¿Qué es la salsa hoy y qué era en los años setenta?
La salsa no ha cambiado; nunca ha cambiado como salsa. Lo que ha cambiado es el comercio y todo lo que gira alrededor de ella. Si te fijas, muchísimos cantantes de aquella época han seguido tocando: podemos hablar de El Gran Combo, Richie Ray, Willie Rosario, Cheo Feliciano, Ismael Miranda. Nunca abandonaron su trabajo, nunca cambiaron su estilo. No ha cambiado la salsa; ha cambiado el comercio, la venta de discos. Por eso hoy la gente vuelve a escuchar y bailar salsa dura: esa salsa la han sentido siempre. Los artistas mencionados producen hoy en menor cantidad que antes, pero la calidad es la misma; el nivel sigue siendo altísimo, y esa calidad es la que ha permitido que la salsa dura resistiera y volviera a estar de moda, como ahora. La salsa monga aprovechó un período de descenso fisiológico que estaba atravesando la salsa de los años setenta, pero había demasiada producción y poca calidad; poco a poco terminó mezclándose con otros movimientos. La salsa dura, la real —la verdadera salsa— (sugiero “buena”, y Orlando me da su aprobación), sobrevivió a los cambios y sigue presente en 2007, después de cuarenta años.
¿Cómo está hoy el movimiento de la salsa en Venezuela?
Durísima: una gran salsa, durísima. Cada vez que vuelo, encuentro y conozco a muchos músicos jóvenes, más buenos que nosotros cuando éramos jóvenes, porque ahora aprenden la técnica musical. Nosotros usábamos el corazón; éramos más improvisadores que técnicos. Te hablo como cantante, pero también los que tocaban percusión, los que tocaban piano o vientos sin saber leer una partitura tenían “guataca”, el *feeling*; en aquel tiempo era así. Ahora los jóvenes leen música, estudian y son músicos completos. Antes de llamarlos salseros son músicos; nosotros éramos salseros y no músicos. Para mí, hoy es un honor y un placer saber que la gente joven llega a nuestro mundo con más preparación.
Hablemos ahora de los nuevos movimientos: ¿qué piensas del reguetón? ¿Crees que pueden marcar el fin de la salsa o…? (Tampoco esta vez me deja terminar y responde de inmediato.)
No, no, no, claro que no. El reguetón no tiene nada que ver con la salsa. El reguetón puede fusionarse con la salsa; les gusta a los jóvenes, y el salsatón ya está de moda en el Caribe. Creo que también hay que escuchar a los jóvenes: si lo piden, es justo darles un producto que los haga divertirse. Mezclar salsa y reguetón no está mal. El reguetón no compite con la salsa; es una creación nueva y joven que debe respetarse. Yo respeto a la gente más joven que yo, porque ellos tienen el derecho, como lo tuvimos nosotros, de cambiar un poco las cosas. En Puerto Rico hay un gran respeto entre quienes tocan salsa y reguetón. Mira a Tego Calderón: creó sus bases con la salsa tradicional y ahora Tego es el número uno de todos los boricuas (puertorriqueños) que hacen reguetón. Y todos los buenos han hecho algo con los salseros; mira a Montañez, Nieves y Delgado.
¿Con qué artista del pasado, con el que nunca trabajaste, te habría gustado cantar?
Con Benny Moré, indiscutiblemente el más grande.
¿Cuáles son tus proyectos futuros?
Tengo una invitación para el Día Nacional de la Salsa, el 17 de marzo, en Puerto Rico. Iré a Miami a grabar con Los Lebrón Brothers; debo cantar en Nueva York y también en Grecia. Tengo muchas cosas por hacer; gracias a Dios llevo dos años trabajando mucho, sobre todo fuera de Italia. Esperemos que este año siga siendo así.
Un agradecimiento a Orlando, un abrazo y la dedicatoria de rigor en sus álbumes.
Orlando saluda a todos los amigos de LaSalsaVive:
“Es con inmenso placer y de todo corazón que saludo a la gente que te lee en LaSalsaVive. Para mí, saludar a los amigos que, como tú, aman la salsa es un honor. Espero que una parte de mi música esté siempre con ustedes… “SIEMPRE PA’LANTE Y NUNCA PA’TRÁS”.

