Ultimamente con il ritorno sulle scene della salsa classica molti si sono accorti di un genere chiamato semplicemente “Guaguanco” che ritorna spesso nei testi di moltissimi pezzi, soprattutto degli anni ’60.
Per spiegare la sua storia e vedere come negli anni questo genere si sia evoluto in molteplici direzioni, in paesi come Puerto Rico o in città come New York,  faremo un passo indietro nei primi anni ’40 a Cuba.
Esistono due Guaguanco nella isla grande, il primo appartenente al complesso generico della Rumba e il secondo appartenente al complesso generico del Son. Quest’ultimo nasce nei primi anni ’40 ad opera del più importante rinnovatore della musica cubana: Arsenio Rodriguez.
Arsenio introdusse proprio in quel periodo (1940) le congas all’interno della formazione classica di Son: il Conjunto.

Tra i ritmi che videro la luce inizialmente ci furono il Son Montuno, l’Afro Son e il Son Guaguanco.
La Rumba Guaguanco, con la classica clave 3/2 con il terzo colpo spostato sul levare del quattro non fu diffusa e popolare fino alla fine degli anni ’50, al contrario il Guaguanco piu’ popolare fu proprio quello di Arsenio Rodriguez.

Ma vediamo le differenze tra i due.

Il Son Guaguanco è basicamente un Son, con la classica clave 3/2 o 2/3, che utilizza i bongos negli anni ’30 e successivamente, a partire dagli anni ’40, le congas (in comune con la Rumba Guaguanco); si caratterizza per l’introduzione chiamata “Diana” che è tipica della Rumba e la possiamo riconoscere per il canto melodico derivato dalla musica Andalusa, con il tipico intro “la le lo lay, le lo lay”!
Si tratta questo di un riferimento ovviamente cantato all’inizio del pezzo, ma poi il brano scorre come un normale Son, si utilizzano il Tres, i Bongos, Maracas e Guiro e gli strumenti a fiato, di solito 4 trombe.
Il piano accompagna l’inizio del canto “Diana” con un arpeggio caratteristico a ottave parallele e che tutti hanno sentito almeno una volta nei brani di Salsa.


Il tempo di esecuzione è quello tradizionale del Son, mentre le congas richiamano a volte alcune forme utilizzate nella Rumba, soprattutto nella prima parte.
Si tratta come vedete di un omaggio al folklore “nero” di Cuba che Arsenio ha voluto mettere nel “bianco” Son.
Il Son Guaguanco ottenne un buon successo in breve tempo, anche se non al livello del Son Montuno, che invece invase tutto il Caribe e gli Stati Uniti.
Arsenio, cieco per un incidente quando era ancora bambino, decise alla fine degli anni ’40 di trasferirsi a New York, dove sperava di curare la sua malattia.
Arrivato negli Stati Uniti intorno al 1950, scoprì suo malgrado che nessuno avrebbe potuto ridargli la vista, ma sicuramente il suo arrivo portò tutta la sua genialità nel comporre musica e creare nuovi ritmi.
La sua Hay fuego en el 23 divenne in breve tempo un grandissimo successo, ancora oggi uno degli standard universali della Salsa!

Il successo pero’ non gli fu decretato subito, Arsenio arriva in pieno boom di Latin Jazz, Mambo e Cha Cha Cha, suonate da enormi Big Band come quelle di Beny Morè, Machito, Tito Puente e Tito Rodriguez.
Il suono del suo Conjunto tradizionale era fuori tempo per quel periodo…oppure, (e il tempo gli darà ragione) troppo avanti!
Il Son Guaguanco a Cuba rimase ancora attuale per qualche anno, grazie al conjunto Chapottin, grande trombettista che eredita tutta la band di Arsenio, che era partito da solo per la sua avventura americana,(suonava infatti a New York con un gruppo portoricano), ma la sua storia a Cuba finisce alla fine degli anni ’50, quando la “Revolucion” fa sparire ogni riferimento alle Big Band americane e le forme folkloriche tradizionali cubane come la Rumba, rifanno la loro comparsa imponendo l’autentico Guaguanco folklorico.
Come spesso accade, alcune forme artistiche nate in un posto si trasformano continuando a vivere di nuova linfa altrove.
E’ il caso del Danzon in Messico o del Bolero in America Latina o del Mambo a New York! Proprio qui nella Grande Mela, passato il boom del Mambo, del Cha Cha Cha e dopo la fugace apparizione della Pachanga che ebbe i suoi momenti di gloria dal 1960 al 1963, il Son Guaguanco divenne un punto di riferimento per tutti quelli che non vollero piegarsi al successo del Latin Soul, nelle sue varie forme di Boogaloo e Shing A Ling.
Ovviamente non poteva rimanere nella sua forma originaria, troppo lenta e priva di arrangiamenti sofisticati.
A trasformarla e a renderla appetibile ci pensarono Tito Puente e soprattutto Tito Rodriguez. Si cambiò la base sostituendo il Son con la Guaracha, ritmicamente molto più veloce, mantenendo però la “Diana” e gli altri riferimenti “Afro” della versione originale ed arrangiandola in chiave Jazz!
Con Tito Rodriguez si fa anche piu’ marcato l’uso della figura ritmica della cascara, che sostituisce quella classica del Son, con la campana Bongò.
La cascara (figura ritmica che troviamo nella Rumba) sarà una delle caratteristiche del nuovo Guaguanco.
Il successo arrivò subito e travolse Puerto Rico, dove la splendida voce di Tito Rodriguez ebbe la meglio sulle percussioni del grande Tito Puente.

Tutti i gruppi dell’epoca nella Grande Mela ne furono influenzati tanto da far nascere l’etichetta di NEW YORK GUAGUANCO.

A Puerto Rico però si ebbe la più importante variazione del nuovo genere: alcuni gruppi, intorno al 1965-66 tra cui Mon Rivera, Richie Ray e Bobby Cruz, aggiunsero al nuovo Guaguanco alcuni ritmi del folklore portoricano, come il ritmo Jala Jala o il Sicà fondendolo assieme ai nuovi arrangiamenti provenienti dalla Grande Mela, come il Soul e il Rhythm and Blues.

Di fatto questa “mezcla” qualche anno più tardi avrebbe preso il nome di Salsa, ecco perchè molti chiamavano a Puerto Rico Guaguanco, quello che a New York chiamavano Salsa! La fine del genere viene decretato proprio dalla Salsa, che con nuovi suoni e ritmi (tra cui la Rumba Guaguanco) amplia quella fusione musicale che aveva reso celebre il N.Y. Guaguanco. A Puerto Rico comunque viene registrata l’ultima perla del genere ad opera del grande Roberto Roena in un bellissimo disco del 1977 :
La Octava Maravilla (Fania INT 914)

In questo splendido disco troviamo l’ultima fusione, il Guaguanco con la musica brasiliana, come nel meraviglioso brano Rico Guaguanco dove si fondono la Samba con i suoi strumenti tipici come la “Cuica”o il “Berimbau”, con il Guaguanco.

Ahi que Rico y vario es el Guaguanco!

by Tommy Salsero

Español

¿Guaguancó o salsa? Historia del son-guaguancó

Últimamente, con el regreso a los escenarios de la salsa clásica, muchos se han dado cuenta de un género llamado simplemente “Guaguancó“, que aparece con frecuencia en las letras de muchísimos temas, sobre todo de los años 60.
Para explicar su historia y ver cómo, con el paso de los años, este género se fue desarrollando en múltiples direcciones, en países como Puerto Rico o en ciudades como Nueva York, daremos un paso atrás hasta los primeros años 40 en Cuba.
Existen dos Guaguancó en la isla grande: el primero pertenece al complejo genérico de la
Rumba
y el segundo pertenece al complejo genérico del
Son
. Este último nace a comienzos de los años 40 gracias al más importante renovador de la música cubana: Arsenio Rodríguez.
Arsenio introdujo precisamente en ese periodo (1940) las congas dentro de la formación clásica del Son: el Conjunto.

Entre los ritmos que vieron la luz inicialmente estuvieron el Son Montuno, el Afro Son y el Son Guaguancó.
La Rumba Guaguancó, con la clásica clave 3/2 y el tercer golpe desplazado al levare del cuatro, no se difundió ni se hizo popular hasta finales de los años 50; en cambio, el Guaguancó más popular fue precisamente el de Arsenio Rodríguez. Pero veamos las diferencias entre ambos.
El Son Guaguancó es básicamente un Son, con la clásica clave 3/2 o 2/3, que utiliza bongós en los años 30 y posteriormente, a partir de los años 40, congas (en común con la Rumba Guaguancó); se caracteriza por la introducción llamada “Diana”, típica de la Rumba, y la podemos reconocer por el canto melódico derivado de la música andaluza, con el típico intro “la le lo lay, le lo lay”.
Se trata, obviamente, de un recurso cantado al inicio del tema, pero después la pieza fluye como un Son normal: se utilizan el tres, los bongós, maracas y güiro, además de los instrumentos de viento, normalmente 4 trompetas.
El piano acompaña el inicio del canto “Diana” con un arpegio característico a octavas paralelas, que todos han escuchado al menos una vez en los temas de Salsa.

El tempo de ejecución es el tradicional del Son, mientras que las congas remiten a veces a algunas formas utilizadas en la Rumba, sobre todo en la primera parte.
Se trata, como ven, de un homenaje al folklore “negro” de Cuba que Arsenio quiso incorporar al Son “blanco”.
El Son Guaguancó obtuvo un buen éxito en poco tiempo, aunque no al nivel del Son Montuno, que en cambio invadió todo el Caribe y Estados Unidos.
Arsenio, ciego a causa de un accidente cuando todavía era niño, decidió a finales de los años 40 trasladarse a Nueva York, donde esperaba curar su enfermedad.
Llegado a Estados Unidos hacia 1950, descubrió para su desgracia que nadie podría devolverle la vista, pero sin duda su llegada aportó toda su genialidad para componer música y crear nuevos ritmos.
Su Hay fuego en el 23 se convirtió en muy poco tiempo en un grandísimo éxito, todavía hoy uno de los estándares universales de la Salsa.
El éxito, sin embargo, no le fue reconocido de inmediato: Arsenio llegó en pleno boom del Latin Jazz, el Mambo y el Cha Cha Cha, interpretados por enormes Big Bands como las de Beny Moré, Machito, Tito Puente y Tito Rodríguez.
El sonido de su Conjunto tradicional estaba fuera de época para aquel momento… o quizá, y el tiempo le daría la razón, ¡demasiado adelantado!

El Son Guaguancó en Cuba siguió vigente durante algunos años más gracias al conjunto Chapottin, gran trompetista que heredó toda la banda de Arsenio, que había partido solo en su aventura americana (tocaba en Nueva York con un grupo puertorriqueño), pero su historia en Cuba termina a finales de los años 50, cuando la “Revolución” hace desaparecer cualquier referencia a las Big Bands americanas y las formas folclóricas tradicionales cubanas como la Rumba vuelven a aparecer, imponiendo el auténtico Guaguancó folclórico.
Como suele ocurrir, algunas formas artísticas nacidas en un lugar se transforman y siguen viviendo con nueva savia en otro sitio.
Es el caso del Danzón en México, del Bolero en América Latina o del Mambo en Nueva York. Precisamente aquí, en la Gran Manzana, tras el boom del Mambo y del Cha Cha Cha, y después de la fugaz aparición de la Pachanga, que tuvo sus momentos de gloria entre 1960 y 1963, el Son Guaguancó se convirtió en un punto de referencia para todos los que no quisieron plegarse al éxito del Latin Soul, en sus diversas formas de Boogaloo y Shing A Ling.
Obviamente no podía permanecer en su forma original, demasiado lenta y carente de arreglos sofisticados.
Quienes la transformaron y la hicieron más atractiva fueron Tito Puente y, sobre todo, Tito Rodríguez. Se cambió la base, sustituyendo el Son por la Guaracha, rítmicamente mucho más rápida, manteniendo sin embargo la “Diana” y las demás referencias “afro” de la versión original y arreglándola en clave Jazz.
Con Tito Rodríguez también se hace más marcado el uso de la figura rítmica de la cáscara, que sustituye a la figura clásica del Son, con la campana del bongó.
La cáscara (figura rítmica que encontramos en la Rumba) será una de las características del nuevo Guaguancó.
El éxito llegó de inmediato y arrasó en Puerto Rico, donde la espléndida voz de Tito Rodríguez se impuso sobre las percusiones del gran Tito Puente.

Todos los grupos de la época en la Gran Manzana se vieron influenciados hasta tal punto que nació la etiqueta de NEW YORK GUAGUANCÓ.

En Puerto Rico, sin embargo, se produjo la variación más importante del nuevo género: algunos grupos, alrededor de 1965-66, entre ellos Mon Rivera, Richie Ray y Bobby Cruz, añadieron al nuevo Guaguancó algunos ritmos del folclore puertorriqueño, como el ritmo Jala Jala o el Sicá, fusionándolos con los nuevos arreglos provenientes de la Gran Manzana, como el Soul y el Rhythm and Blues.

De hecho, esta “mezcla” unos años más tarde recibiría el nombre de Salsa, y por eso muchos en Puerto Rico llamaban Guaguancó a lo que en Nueva York llamaban Salsa. El final del género lo decretó precisamente la Salsa, que con nuevos sonidos y ritmos (entre ellos la Rumba Guaguancó) amplió aquella fusión musical que había hecho célebre al N.Y. Guaguancó. En Puerto Rico, no obstante, quedó registrada la última joya del género a cargo del gran Roberto Roena en un magnífico disco de 1977: La Octava Maravilla (Fania INT 914).

En este espléndido disco encontramos la última fusión: el Guaguancó con la música brasileña, como en el maravilloso tema Rico Guaguancó, donde se funden la Samba y sus instrumentos típicos como la “Cuica” o el “Berimbau” con el Guaguancó.

¡Ahi que rico y variado es el Guaguancó!
by Tommy Salsero

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