La collaborazione di Willie Colón e Rubén Blades alla Fania Records parte 2

Metiendo Mano (1977): Willie Colón/Rubén Blades

Pablo Pueblo / Según el color / La Maleta / Me recordarás / Plantación adentro / La Mora / Lluvia De Tu Cielo / Fue varón / Pueblo

Leopoldo Pineda, trombone / Papo Vázquez, trombone / Lewis Kahn, trombone / Salvador Cuevas, basso / Milton Cardona, conga, clave, talking drum, quinto / José Mangual Jr., bongos, maracas, percussioni / Nicky Marrero, timbales / José Torres, piano / Sonny Bravo, piano / Tom Malone, tuba, harp synthesizer / Yomo Toro, cuatro, chitarra acustica / Rubén Blades, voce solista, chitarra acustica / Willie Colón, solo trombone

Eccoci nel 1977. Questo è l’anno in cui Héctor lascia l’orchestra di Willie e in cui viene ingaggiato Rubén, che si fa avanti con un bagaglio di composizioni al suo attivo. Delle 9 canzoni del disco “Metiendo Mano”, album che dà veramente inizio alla collaborazione tra i due artisti, lui ne ha scritte quattro. Il processo creativo è più o meno sempre lo stesso: Rubén dà vita alle sue composizioni ed è Willie che decide l’arrangiatore (spesso lui stesso).

Pablo Pueblo:

Caratteristico tra i personaggi delle canzoni di Rubén, “Pablo Pueblo” è certamente in gran parte responsabile dell’immediato successo dell’album. In questo pezzo alcune caratteristiche della canzone spagnola e latino-americana sono riprese e rielaborate, in particolare quelle della canzone e della poesia epica.

La canzone, nei Caraibi e in Sud-America, è stata a lungo usata come cronaca sociale, vestendo in parte il ruolo che ora ricopre il giornalismo televisivo. Spesso si possono trovare testi in cui l’importanza del personaggio è data dalla descrizione degli avvenimenti e dei suoi atteggiamenti eroici.

Il Don Chisciotte di Cervantes è costruito su questo modello in cui si sostituisce l’eroe abituale con un personaggio ridicolo.
Ad esempio la prima canzone del disco di Pete Rodriguez composta e cantata da Rubén nel 1970 parla della morte di un guerrigliero di fantasia, Juan González (probabilmente ispirato al Che che era morto solo 3 anni prima).
Un’altra prova (dell’importanza della musica, ndr) è il fatto che ci sono molte testimonianze di campagne politiche svolte a Cuba, Puerto Rico e Santo Domingo in cui i candidati ingaggiano musicisti per comporre canzoni che spieghino perché sia necessario votare per loro, e che sono basate più o meno sullo stesso principio, quello di raccontare storie esemplari o atteggiamenti eroici di un personaggio.

Il personaggio di Pablo Pueblo (pueblo = popolo), d’altra parte, è un eroe quotidiano che ritorna da lavorare ogni giorno dalla fabbrica e si chiede come farà la sua famiglia a tirare avanti con lo stipendio da fame che percepisce.

Questo pezzo (arrangiato da Luis “Perico” Ortiz) è la prima uscita della “salsa impegnata” sulla scena salsera di New York. Non è più un pezzo che dice “Sei così bella, baby, vieni a ballare con me”, ma parla di come sono le persone e di come vivono ogni giorno.

Regreso un hombre en silencio de su trabajo cansado
Su paso no lleva prisa su sombra nunca lo alcanza
Lo espera el barrio de siempre con el farol en la esquina
Con la basura en el frente y el ruido de la cantina
Pablo Pueblo llega hasta el zaguán oscuro
Y vuelve a ver las paredes con las viejas papeletas
Que prometían futuros en lides politiqueras
Y en su cara se dibuja la decepción de la espera
Pablo Pueblo hijo del grito y la calle
De la miseria y del hambre del callejón y la pena
Pablo Pueblo su alimento es la esperanza
Su paso no lleva prisa su sombra nunca lo alcanza
Llega al patio pensativo y cabizbajo
En su silencio de cobre con los gritos por abajo
La ropa allá en los balcones el viento la va secando
Escucha un trueno en el cielo tiempo de lluvia avisando
Entra al cuarto y se queda mirando
A su mujer y a los niños y se pregunta hasta cuándo
Toma sus sueños raídos los parcha con esperanzas
Hace del hambre una almohada y se acuesta triste de alma
Pablo Pueblo hijo del grito y la calle
De la miseria y del hambre del callejón y la pena
Pablo Pueblo su alimento es la esperanza
Su paso no lleva prisa su sombra nunca lo alcanza

Coro:
Pablo Pueblo Pablo Hermano

Pregones:

Trabajó hasta jubilarse y nunca sobraron chavos
Votando en las elecciones pa’ después comerse un clavo
Pablo con el silencio de cobre con los gritos por abajo
Eh eh eha echa pa’ lante pablito que a la vida mete mano
A un crucifijo rezando y el cambio esperando ay Dios
Mira a su mujer y a los nenes y se pregunta hasta cuándo
Llega a su barrio de siempre cansado de la factoría
Buscando suerte en caballos y comprando lotería
Gastándose un dinerito en dominó y tomándose un par de tragos
Hijo del grito y la calle de la pena y del quebranto
Ay Pablo Pueblo, ay Pablo Hermano

Maleta:

In “Maleta”, Rubén racconta di come la vita a New York sia veramente troppo stressante e come questa invece fosse molto migliore nella sua terra natia. “Maleta”, (la valigia), è quella di tutti gli immigranti, sempre pronti a rifarla (a parole) ma mai capaci di farlo (nei fatti).

Oiga mira agarra a ese ladrón oiga que eso
– Pero ¿qué pasó?
– Otra vez es la quinta vez en el día que me roban pues
– ¿Porqué no metes el dinero en las medias como yo pues?
– Buena idea ah pero si me han llevado las medias también
– Ay mi madre
– Me voy de aquí chico
– Pues me voy contigo vámonos

Estribillo:

Hazme la maleta mamá
Yo me voy de Nueva York
Yo me regreso a mi tierra
Que allá la cosa es mejor
Yo vine aquí con la idea de buscarme algún billete
Pero hay tantos locos sueltos que ni superman se mete

Estribillo:

Que allá la vida es barata y lo importante no es dinero
La luz del sol es más clara y hace más azul al cielo

Estribillo:

Que bonito es el sentarse bajo una verde palmera
Y de aire puro llenarse el pecho y el alma entera

Coro:

Hazme la maleta que me voy


Pregones:

Eh mama buena
Yo me regreso a mi tierra
Allá la luz del cielo es más clara
Y brilla más lindo el sol
Aquí nadie me conoce
Y a nadie le importo yo
Todo el día es un corre corre
Que mucho locos hay en Nueva York
Los chavos se están acabando
Y este frío me está matando
Aquí no me quedo yo
La la la le la la la le le que le que la vida es más barata
Lo importante no es dinero
Voy a ver a to’ mis pana
Y a las cosas que más quiero
Acelera que acelera que me voy
Acelera que me voy hoy
Halo solo goodbye
Ay ay ay no me piden que no hay
Señores no estoy jugando
En guagua o caminando
Me voy aunque sea nadando
Ah ah llegó la inmigración
Willie me llevan Willie !!!!
– I’d like to have a word with you sir
– ¿Qué le pasó a ese?
– Se lo llevaron por no tener la tarjeta verde pues
– ¿Y por qué no la lleva… en las medias como yo pues ?
– Ooh pero que medias más grandes usted tiene

Fue Varón: Questa canzone racconta il nervosismo tipico del futuro padre che aspetta nella sala d’attesa in maternità dov’è la moglie. Ciò che è veramente interessante in questo pezzo è la ricchezza e la qualità dei “soneos” di Rubén. Per i non addetti ai lavori, i “soneos” sono le parti in cui il cantante improvvisa in risposta al coro. Certamente, nel caso di una registrazione, non è veramente una questione di improvvisazione. Gli interventi del cantante sono preparati, scritti in precedenza, a volte anche provati in studio. Ma generalmente questa parte è improvvisata e, anche se non in tutti i casi, è comunque lasciata alla libera interpretazione del cantante. Ci sono comunque alcune eccezioni, come ad esempio per Ismael Rivera che si è sempre preoccupato di mantenere nella registrazione la stessa spontaneità che aveva sul palco.

Rubén dimostra qui molta inventiva sia a livello ritmico che a livello melodico, ma anche nell’umorismo dei testi dei “soneos”. Ad esempio le parole del dottore: “Quattro sono già nati, ora aspettiamo gli altri due”, oppure “vai a dire a Tite Curet Alonso (compositore di uno dei pezzi dell’album) che il più piccolo ha parlato, ha parlato!”

Gli altri pezzi del disco sono:

Según el color: cantata a due voci con Willie;

Me recordarás: un bolero cantato con registro cupo che non è familiare a Rubén con un bellissimo assolo di chitarra elettrica di Yomo Toro;

Plantación Adentro: un brano di Tite Curet Alonso, una leggenda ed il più prolifico compositore portoricano, a proposito di un altro personaggio, l’indiano Camilo Manrique, ucciso sotto i colpi del suo capo, dove si sente Rubén imitare diversi strumenti (trombone, cuica brasiliana) durante il mambo;

La Mora: la sua struttura di montuno alterna cori corti a cori lunghi e un mambo moresco;

Lluvia de Tu Cielo: un pezzo abbastanza lento con abbastanza “soneos” ed un assolo di trombone di Willie;

Pueblo: un guaguancó autentico con il percussionista Milton Cardona, grande specialista del genere.

I personaggi di Camilo Manrique (in “Plantación Adentro”) e di Pablo Pueblo, più vicini agli eventi di tutti i giorni in certe città dell’America Latina più che a New York, permettono al disco di riscuotere un gran successo all’estero. Nonostante l’immaginario e le parole della salsa abbiano sempre preso spunto da Cuba o dall’Africa, o ancora dalle strade del Bronx, Rubén ha preferito cercare le sue ispirazioni nella vita di tutti i giorni dei grandi agglomerati urbani in tutta l’America Latina. Più vicino al pubblico che i fantasmi cubani o africani, più universale dei difficili quartieri di New York.

La qualità dei musicisti e degli arrangiamenti è un’altra delle ragioni del successo di questo album. In questo album non troviamo solo il leggendario José Mangual Jr., ma anche, come in tutti gli altri dischi firmati Colón/Blades, il bassista El Salvador “Sal” Cuevas, che inizia a sviluppare il suo stile personale ispirato dalla tecnica dello slap tipico del funk. Le più moderne sonorità del suo modo di suonare il basso sono una vera rivoluzione nell’uso di questo strumento. Sal Cuevas è per i bassisti un personaggio di spicco tanto quanto Rubén Blades o Héctor Lavoe lo sono per i cantanti.

La collaborazione di Willie Colón e Rubén Blades alla Fania Records parte 3

Siembra (1978): Willie Colón/Rubén Blades

Plastico / Buscando Guayaba / Pedro Navaja / Maria Lionza / Ojos / Dime / Siembra

Leopoldo Pineda, trombone / José Rodríguez, trombone / Ángel ‘Papo’ Vázquez, trombone / Sam Burtis, trombone / José Torres, Fender Rhodes / Salvador Cuevas, basso / Eddie Rivera, basso / Eddie Montalvo, tumbadora / Jimmy Delgado, timbales / Bryan Brake, batteria / Al Santiago, maracas / Willie Colón, coro / Rubén Blades, coro / José Mangual Jr., coro / Adalberto Santiago, coro

Nel 1978 esce il secondo disco in cui i due uomini collaborano ed ha l’effetto di una bomba nel panorama salsero di New York. È il disco che più in fretta diventò oro e che rimane tuttora, secondo alcuni, il disco con il record di vendite nella storia di questa musica (informazione abbastanza difficile da controllare in maniera oggettiva visto che il proprietario della Fania Records, Jerry Masucci, non sembra molto trasparente).

Come nell’album precedente la durata dei pezzi eccede largamente il formato usuale dei programmi radio del periodo, circa 3 minuti. Per quanto riguarda questo secondo album, uno arriva a toccare i 7 minuti e 20 con “Pedro Navaja”. I DJ delle radio newyorkesi tagliavano sistematicamente la fine dei pezzi per rispettare la durata tradizionale e questo faceva esplodere i centralini delle stazioni per le chiamate degli ascoltatori che richiedevano di ascoltare i pezzi nella loro interezza. Ma infastidire dj non era abbastanza per loro: i due iniziarono anche ad accettare lavori senza intermediari e la “salsa impegnata”, con i suoi messaggi, i suoi testi erano molto più da ascolto che da ballo e questo non piaceva ai proprietari dei club che vendevano meno drink visto che i clienti sudavano meno durante i loro concerti.

Dei 7 titoli dell’album, Rubén ne compose 6, dando coerenza ed unità all’album. I pochi difetti dell’album precedente sono completamente cancellati in questa produzione con composizioni più ricche e melodie semplici, testi più consistenti e arrangiamenti più sofisticati.

Plástico: Il 1978 appartiene ad un periodo grande anche per la disco music. L’introduzione di questo pezzo è un piccolo ammiccamento alla moda del momento. Il testo parla di persone che vendono la propria anima per mantenere il proprio status sociale, per poi addentrarsi profondamente in un proclama di unità del popolo latino-americano. La canzone procede con 5 lunghi versi prima di arrivare al “montuno”, la parte più ballabile. Se la salsa era famosa per la sua frivolezza e la sua leggerezza, Plástico appare con uno sferzante attacco politico.

Ella era una chica plástica
De esas que veo por ahí
De esas que cuando se agitan
Sudan Chanel number three
Que sueñan casarse con un doctor
Pues el puede mantenerlas mejor
No le hablan a nadie si no es su igual
A menos que sea fulano de tal

Son lindas delgadas de buen vestir
De mirada esquiva y falso reír
Él era un muchacho plástico
De esos que veo por ahí
Con la penilla en la mano
Y cara de yo no fui
De los que por tener conversación
Discuten que marca de carro es mejor
De los que prefieren el no comer
Por las apariencias que hay que tener
Pa’ andar elegantes y así poder
Una chica plástica recoger
Era una pareja plástica
De esas que veo por ahí
Él pensando solo en dinero
Ella en la moda en Paris
Aparentando lo que no son
Viviendo en un mundo de pura ilusión
Diciendo a su hijo de cinco años:
“No juegues con niños de color extraño”
Ahogados en deudas para mantener
Su status social en modo “cóctel”
Era una ciudad de plástico
De esas que no quiero ver
De edificios cancerosos
Y un corazón de oropel
Donde en vez de un sol amanece un dólar
Donde nadie ríe donde nadie llora
Gente de rostros de poliéster
Que escuchan sin oír y miran sin ver
Gente que vendió por comodidad
Su razón de ser y su libertad
Oye latino oye hermano oye amigo
Nunca vendas tu destino por el oro ni la comodidad
Nunca descanses pues nos falta nadar bastante
Vamos todos adelante para juntos terminar
Con la ignorancia que nos trae sugestionados
Con modelos importados que no son la solución
No te dejes confundir busca el fondo y su razón
Recuerda se ven las caras pero nunca el corazón
No te dejes confundir busca el fondo y su razón
Recuerda se ven las caras pero nunca el corazón
Recuerda se ven las caras y jamás el corazón

Coro:

Se ven las caras, se ven las caras, ¡ vaya ! pero nunca el corazón

Pregones:

Del polvo venimos todos y allí regresaremos como dice la canción
Recuerda que el plástico se derrite si le da de lleno el sol
Estudia trabaja y se gente primero ahí está la salvación
Pero que mira mira no te dejes confundir busca el fondo y su razón
Pa’ lante pa’ lante pa’ lante pa’ lante pa’ lante y así seguiremos unidos y al final venceremos
Pero señoras y señores
En medio del plástico
También se ven las caras de esperanza
Se ven las caras orgullosas
Que trabajan por una Latinoamérica unida
Por un mañana de esperanza y de libertad

Coro:

Se ven las caras

Pregones:

Se ven las caras de trabajo y de sudor
De gente de carne y hueso que no se vendió
De gente trabajando buscando el nuevo camino
Orgullosa de su herencia y de ser latinos
De una raza unida, la que Bolívar soñó

Siembra

Panamá… presente
Puerto Rico… presente
México… presente
Venezuela… presente
Perú… presente
República Dominicana… presente
Cuba… presente
Costa Rica… presente
Colombia… presente
Honduras… presente
Ecuador… presente
Bolivia… presente
Argentina… presente
Nicaragua sin Somoza… presente
El barrio… presente
La esquina… presente

Buscando Guayaba: In questo pezzo Rubén esce dallo schema alla ricerca di temi più sentimentali. L’arrangiamento è più semplice, la sequenza delle parti accademica. Ma la semplicità di questo pezzo rende possibile a Rubén mostrare tutta la sua inventiva nel montuno che arriva velocemente dopo una piccola introduzione. Inizia, come da tradizione, da un assolo di ottoni, in questo caso il trombone di Willie. Rubén si cimenta nell’imitazione vocale di un assolo di chitarra, prima di aggiungere la sua voce al riff della sezione ottoni come fa di solito.

Me fui pal’ monte buscando guayaba
Por la vereda del ocho y el dos
Y aunque encontré una casa dorada
Esa guayaba no la hallaba yo
Mucho he viajado por todo el mundo
Y nunca nunca pude encontrar
Una guayaba que me gustara
Y detuviera mi caminar
Y aunque encontré una casa dorada
Esa guayaba no pude hallar

Coro:

Buscando guayaba ando yo
Que tenga sabor que tenga mendo

Pregones:

Una guayaba salve y morena una guayaba que esté bien buena
Bururú barará donde va Miguel, bururú barará fue a buscar también guayaba
Que pero que tenga mucho mendo pero que tenga que tenga muchísimo sabor
Busco una guayaba busco una guayaba busco una guayaba por la vereda del ocho y el dos
Rinquin oye el guitarrista no vino así que van a tener que soportar un solo de boca
Afinación quin quin con con

Coro:

Buscando guayaba ando yo

Pregones:

Que tenga sabor que tenga mendo
Guayabita sabanera
Aquí ando que yo quiero una guayaba
Venga y deme un abanico ay ayúdame comay
Ya la veo que usted ya la veo que usted no coge y no dice donde hay
Dime que esa guayaba bonita dónde la encuentro ay dios
Ven ven caminando y siempre voy andando señor
Bururú barará dónde vá Miguel
Ven y ayude lalala dime dónde está que nunca yo la he encontrado
Acompáñame porque puede suceder
Que yo encuentré esa mujer y la aprenda a querer
La busco por el monte y por la marqueta
No no no no no no te escondas más si aparécete prieta
Que tenga sabor y que tenga mendo

Pedro Navaja: Arrangiato da Luis Perico Ortiz Pedro Navaja è un piccolo gioiello da più punti di vista. Anche questo pezzo parla della vita di tutti i giorni in una grande concentrazione urbana sia nell’America Settentrionale che in quella meridionale. È la storia di un piccolo gangster, del quale la canzone dipinge un ritratto incisivo, che aggredisce una prostituta. Durante l’aggressione la ragazza si difende sparando a Pedro Navaja. Entrambi muoiono ed i corpi vengono trovati da un ubriaco che li deruba e se ne va cantando in modo stonato ciò che immediatamente dopo diventa il coro del montuno successivo.

Basata sulla storia di “Mackie Messer” della Threepenny Opera di Kurt Weill e Bertolt Brecht diventa parte del repertorio jazz tradizionale sotto il titolo di “Mack The Knife”, cantata anche tra gli altri da Ella Fitzgerald, tradotto in portoghese in “Opera do Malandro” ed in francese da Bernard Lavilliers con il titolo “Pierrot La Lame“, “Pedro Navaja” è costruito in modo sofisticato. Inizia con un’introduzione strumentale, con le sirene della polizia sullo sfondo che ci portano direttamente in media res. Quindi gli strumenti entrano progressivamente accompagnando Rubén: le congas nel primo verso, il bongo ed i timbales nel secondo, il basso ed il piano nel terzo e nel quarto gli ottoni. L’ingresso dei fiati fa crescere la tonalità di un semitono. Questa crescita, funzionale all’aumento dell’intensità drammatica e musicale, è riprodotta nei versi sesto, ottavo e nono.

Por la esquina del viejo barrio lo vi pasar
Con el tumbao que tienen los guapos al caminar
Las manos siempre en los bolsillos de su gabán
Pa’ que no sepan en cuál de ellas lleva el puñal
Usa un sombrero de ala ancha de medio lado
Y zapatillas por si hay problemas salir volao
Lentes oscuros pa’ que no sepan que está mirando
Y un diente de oro que cuando ríe se ve brillando
Como a tres cuadras de aquella esquina una mujer
Va recorriendo la acera entera por quinta vez
En un zaguán entra y se da un trago para olvidar
Que el día está flojo y no hay clientes pa’ trabajar
Un carro pasa muy despacito por la avenida
No tiene marcas pero tos’ saben que es policía
Pedro Navaja las manos siempre dentro del gabán
Mira y sonríe y el diente de oro vuelve a brillar
Mientras camina pasa la vista de esquina a esquina
No se ve un alma está desierta to’a la avenida
Cuando de pronto esa mujer sale del zaguán
Y Pedro Navaja aprieta un puño dentro del gabán
Mira pa’ un lado mira pa’ el otro y no ve a nadie
Y a la carrera pero sin ruido cruza la calle
Y mientras tanto en la otra acera va esa mujer
Refunfunando pues no hizo pesos con que comer
Mientras camina del viejo abrigo saca un revólver esa mujer
Y va a guardarlo en su cartera pa que no estorbe
Un treinta y ocho Smith & Wesson del especial
Que carga encima pa’ que la libre de todo mal
Y Pedro Navaja puñal en mano le fue pa’ encima
El diente de oro iba alumbrando to’a la avenida quiso fácil
Mientras reía puñal le hundia sin compasión
Cuando de pronto sonó un disparo como un cañón
Y Pedro Navaja cayó en la acera mientras veía a esa mujer
Que revólver en mano y de muerte herida a él le decia
Yo que pensaba hoy no es mi día estoy salá’
Pero Pedro Navaja tú estás peor tu estás en na’
Y créanme gente que aunque hubo ruido nadie salió
No hubo curiosos no hubo preguntas nadie lloró
Solo un borracho con los dos cuerpos se tropezó
Cogió el revólver el puñal los pesos y se marchó
Y tropezando se fue cantando desafinao
El coro que aqui les traje y dirá el mensaje de mi canción
La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida ay dios

Coro:

La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida ay dios

Pregones:

Pedro Navaja matón de esquina quien a hierro mata a hierro termina
Valiente pescador mal anzuelo que tiraste que en vez de una sardina un tiburón engachaste
Ocho millones de este historias tiene la ciudad de Nueva York
Como diría mi abuelita el que el último ríe se ríe mejor
Cuando lo manda el destino no lo comia ni el más bravo si naces pa’ martillo del cielo te caen los clavos
En barrio de guapo cuidao en la acera cuidao camara que el que no corre vuela
Como en una novela de Kafka el borracho dobló por el callejón
En la ciudad de Nueva York dos personas fueron encontradas muertas esta madrugada los cuerpos sin vida de Pedro Navaja…

Siembra, infine, l’ultimo pezzo del disco, che ne è anche il titolo, è una dichiarazione che dice, in sostanza: “Semina se vuoi raccogliere qualcosa, ma non dimenticare mai che i frutti che otterrai dipendono dal seme”.

Nel 1988 Rubén ne inserirà una nuova versione nell’album intitolato “With Strings” che, come indicato dal nome, fu registrato con l’ausilio di un’orchestra campionata, in maniera melensa e kitsch, estrapolò solo la traccia della melodia originale e trasformò il pezzo in un languido bolero.

Gli altri brani del disco, Maria Lionza, Ojos e Dime, tutti e tre eccellenti, sono lievemente diversi da quelli dell’album “Metiendo Mano”. A quel tempo era comune registrare un disco che includesse un po’ di tutto (così come succede ora). A questo proposito possiamo ricordare il bolero e la rumba del disco precedente. Anche questo è uno degli obblighi commerciali ai quali il duo non volle piegarsi, preferendo registrare un disco coerente, presentando una reale unità, e in qualche modo chiudendo il cerchio collocando le due canzoni una all’inizio e l’altra alla fine. Un modo di concepire un disco che fu totalmente ripreso, due anni dopo, nelle registrazioni successive.

Fine terza parte.

Arrivederci alla prossima puntata: “El Cantante“.

La collaborazione di Willie Colón e Rubén Blades alla Fania Records parte 4

El Cantante e i concerti

El Cantante: il 1978, anno di pubblicazione di Siembra è anche l’anno d’uscita dell’album “Comedia” di Héctor Lavoe. Prodotto da Willie Colón il disco contiene una canzone scritta da Rubén Blades che avrebbe voluto cantare lui stesso. In un momento in cui Héctor Lavoe doveva rilanciare la sua carriera in seguito ai suoi molti problemi personali, Rubén decide di offrirgliela, credendo che Héctor avrebbe potuto farne buon uso. Se uno pensa che Rubén scrisse 6 delle 7 canzoni di Siembra può pensare che “El Cantante” fu originariamente creata per essere inclusa in questo disco e che fu scambiata con un’altra originariamente scritta per Héctor. Una supposizione che riguarda solo me, in quanto non ne ho trovato conferma.

Ad ogni modo “El Cantante” è il pezzo che tutti continuano ad associare con Héctor e che costituisce, con il suo arrangiamento di 10 minuti e 20 secondi in un crescendo di violini, un eccellente esempio di ciò che si può fare con gli strumenti campionati senza cadere completamente in un canone commerciale. Il testo parla del ruolo del cantante e delle difficoltà di rivestirlo. Il pubblico si aspetta di dimenticarsi le proprie pene ed i propri problemi per la durata del concerto e nessuno si preoccupa che sia egli stesso felice.

Nel 1986 Rubén si riappropria del pezzo nell’album “Doble Filo”. Nella sua versione i violini scompaiono ed il ritmo è un po’ più energico. Confrontare i due pezzi, in particolare i “soneos” dei due cantanti, è particolarmente interessante per coloro che non conoscono bene la salsa. Così come abbiamo visto per il pezzo precedente, il cantante ha una parte, il montuno, nella quale improvvisa le parole, il ritmo e la melodia liberando l’immaginazione e le qualità di interprete.

È ovvio che, durante la registrazione del disco, questa parte non è veramente improvvisata. Ma i soneos non fanno parte del testo di una canzone anche quando sono preparati e non improvvisati: è il cantante a decidere. E nel caso di “El Cantante” i soneos di Héctor, quasi lirici, e quelli di Rubén, più ritmati, danno al pezzo una tinta completamente diversa.

Oltre alle semplici differenze musicali è nei testi che la differenza è notevole. Héctor risponde alle critiche, cita i cantanti che l’hanno ispirato e riprende poi il tema precedente, insistendo sul fatto che mentre canta aiuta il pubblico a dimenticare i suoi problemi. Da parte sua Rubén usa i soneos per spiegare cosa vuol dire per lui cantare: dipingere la vita nei quartieri popolari delle grandi città americane, del Sud e del Nord, ed essere la voce di una popolazione a cui non si dà mai voce. Una professione di fede che rende possibile comprendere perché Rubén abbia seguito la carriera politica qualche anno dopo.

Yo soy el cantante
Que hoy han venido a escuchar
Lo mejor del repertorio
A ustedes voy a brindar
Y canto a la vida de risas y penas
De momentos malos y de cosas buenas
Vinieron a divertirse y pagaron en la puerta
No hay tiempo para tristezas, vamos cantante comienza
Me paran siempre en la calle
Muchas hay gente que comenta
Oye Héctor tu estás hecho
Siempre con hembras y en fiestas
Y nadie pregunta si sufro si lloro
Si tengo una pena que duele muy hondo
Yo soy el cantante porque lo mio es cantar
El público paga para poderme escuchar
Yo soy el cantante
Muy popular donde quiera
Pero cuando el show se acaba
Soy otro humano cualquiera
Y sigo mi vida por risas y penas
Por ratos amargos y con cosas buenas
Yo soy el cantante y mi negocio es cantar
A los que me siguen mi canción voy a brindar
[Version Héctor Lavoe]

Coro:

Hoy te dedico mis mejores pregones

Pregones:

Son mejor que los de ayer compárenme criticones
Si no me quieren en vida cuando muera no me lloren
Yo te canto de la vida olvida tu pena y tus dolores
Baila si quieres bailar canta si quieres cantar mama
Yo soy el cantante vamos a celebrar no quiero tristezas lo mio es cantar cantar
El pregón de la montaña es así que eran canciones
No es tan fácil de cantar como crecen to’ señores
La vida me ha dado todo desengaños e ilusiones
Un saludo a mi contrario mando yo también merecen honores
Al mundo entremezco yo prepárense bailadores
Cantando olvido la pena y también los sinsabores
Escucha bien este coro dice todo si señores
Hay quienes que cantan con falda yo canto con pantalones
Vamos a hacer una descarga con los cantantes mejores
Mi saludo a Celia, Rivera, Feliciano esos son grandes cantores
Ellos cantan de verdad siempre ponen a gozar a la gente
Escuchen bien su cantar aprendan de los mejores
[Version Rubén Blades]

Coro:

Hoy te voy a dar mis mejores pregones

Pregones:

De la calle pinto una acuarela decenas son mis canciones
Mi sentimiento es el tuyo tuyas son mis emociones
Soy un humano bendito con el poder de crear ilusiones
Traigo canciones con gusto a calle vamos a probar de sus sabores
Que yo te canto de risas y de amor de politica esperanza y también de dolor
Porque hay que cantarlo todo
Que verifica verifica verifica verifica verifica esta información pa’ que vea que me ha mejorado el pregón un montón
Lo que salga en noche sinceridad y sale de día sigue siendo verdad
Victor Manuela almendra y sal profesor yo lo pineda bien ludica
Y a mi socio el gran Willie Colón mi agradecimiento sin condición
Para todos los barrios de cualquier va la voz del sonero de Panamá
Es el amor de humilde de cualquier cantor que representa al pueblo y a su emoción
Yo canto desde siempre y cantaré hasta el día de mi muerte y yo bien lo sé
Por eso es que no canto tonterías y escribo siempre al mismo son todos los días
Hoy les vengo a dar si si como de costumbre lo mejor que hay en mi

L’anno seguente sembra essere dedicato (escludendo la pubblicazione di un album solista per entrambe gli artisti), per quanto mi possa ricordare, a una tournée in America. A New York il successo fu eccellente e i concerti avevano un pubblico più vasto dei gruppi che generalmente erano orientati verso il mondo del ballo. Ma è nell’America Latina che il successo fu enorme, perché il pubblico ebbe l’impressione finale di ospitare un gruppo che era preoccupato di ciò che succedeva al di fuori di Puerto Rico e New York.

Il 10 febbraio 1979, in particolare, Rubén e Willie presero parte, assieme a Héctor Lavoe, Celia Cruz e Tito Puente, a uno dei concerti più importanti nella storia della salsa conosciuto con il nome “Combinación Perfecta” nel Radio City Music Hall di New York.

Fine quarta parte.

Arrivederci alla prossima puntata: “Maestra Vida“.

La collaborazione di Willie Colón e Rubén Blades alla Fania Records parte 5

Maestra Vida e Canciones del Solar

Maestra Vida Primera Parte:
Prologo / Manuela / Carmelo (Parte I) / Como Tú / Carmelo (Parte II) / Yo Soy Una Mujer / La Fiesta / El Nacimiento de Ramiro / Déjenme reír (Para No Llorar)

Maestra Vida Segunda Parte:
Epílogo / Manuela, Después… / Carmelo, Después… / El Velorio / El Entierro / Maestra Vida / Hay Que Vivir

Leopoldo Pineda, trombone / José Rodríguez, trombone / Lewis Kahn, trombone / Reinaldo Jorge, trombone / Willie Colón, trombone / José Torres, piano / Milton Cardona, tumbadora, quinto, claves / José Mangual Jr., bongos / Salvador Cuevas, basso / Johnny Andrews, timbales / Rubén Blades, voce, chitarra acustica, maracas, percussioni / Adalberto Santiago, maracas, cori

Sulla scia di “Siembra” i due uomini iniziarono a considerare l’idea di mantenere la coerenza del discorso nell’intero album (e anche in due), producendo insieme (nonostante sia presente sull’album solo il nome di Rubén) un concept album, che si estende in due LP a 33 giri, venduti separatamente, come “Maestra Vida” dove si racconta la vita di una famiglia in due generazioni.
Costruito più o meno come un’opera, con un’introduzione strumentale e piccole scene di dialoghi tra le canzoni, questo doppio disco affronta temi seri come la morte, la solitudine degli anziani che attendono una visita dei propri nipoti e che finiscono per morire dimenticati da tutti, ma anche più leggeri, in breve, la vita nel “solar” (la residenza di una comunità) di ogni città d’America, con la nascita di un bambino festeggiata dall’intero edificio (facendo molta attenzione all’arredamento che non aveva ancora finito di pagare), i dialoghi di persone che si ritrovano all’osteria, all’angolo, ecc. C’è un certo César Miguel Rondón che ha scritto il testo della narrazione e dei dialoghi. Qualche anno fa ha scritto il libro che è sul mio comodino, “El libro de Salsa, Crónica de la Música del Caribe Urbano”.

Canciones del Solar de los Aburridos

Tiburón / Te Están Buscando / Madame Kakalu / El Telefonito / Y Deja / Ligia Elena / ¿De qué?

Johnny Andrews / Rubén Blades / Sam Burtis / Milton Cardona / Willie Colón / Salvador Cuevas / Jimmy Delgado / Andy González / Reynaldo Jorge / Lewis Kahn / José Rodríguez / Joe Santiago / Joe Torres

Questo disco datato 1981 è ambientato nello stesso “solar” del doppio album precedente, El Solar de los Aburridos (degli uomini annoiati), e riprende tutte le storie che accadono ai vicini della famiglia di “Maestra Vida”. Anche se “Tiburón”, “El Telefonito”, e “Ligia Elena” conoscono un grande successo, l’album è molto meno originale e rivoluzionario dei tre precedenti. Non si può non notare in “Ligia Elena” la persistenza di temi sociali. Ligia Elena è una ragazza di buona famiglia, nata per sposarsi con un dottore o con un avvocato, che però fugge con un trombettista di colore. Mentre la madre è disperata per il suo triste destino, lei che sognava di avere “nipoti con capelli, occhi e denti belli”, tutte le altre ragazze ricche del distretto si domandavano quando sarebbe arrivato il loro trombettista.

Ligia Elena la candida niña de la sociedad
Se ha fugado con un trompetista de la vecindad
El padre la busca afanosamente
Y lo está comentando todo la gente
Y la madre pregunta angustiada: “¿En dónde estará?”
De nada sirvieron regaños ni viajes ni monjas
Ni las promesas de amor que le hicieron los niños de bien
Fue tan buena que dio aquel humilde trompeta
Que entre acordes de cariño eterno se fue ella con él
Se han mudado a cuarto chiquito con muy pocos muebles
Y allí viven contentos y llenos de felicidad
Mientras tanto sus padres preguntan en dónde fallaron
Ligia Elena con su trompetista amándose están
Dulcemente se escurren los días en aquel cuartito
Mientras que en las mansiones lujosas de la sociedad
Otras niñas que saben del cuento al dormir se preguntan
Ay señor y mi trompetista cuando llegará
Otras niñas que saben del cuento al dormir se preguntan
Ay señor y mi trompetista cuando llegará

Coro:

Ligia Elena está contenta y su familia está asfixia’

Pregones:

Ligia elena está contenta y su familia esta asfixiá
Se escapó con un trompeta de la vecindad
Se llevaron la niña del ojo en papá
¿En dónde fallaron? pregunta mamá
Se han colado un niche en la blanca sociedad
Pudo más el amor que el dinero señor
Que buena la nota que dio aquel trompeta
Eso de racismo brother no está en na
Deja que la agarremos jura el papá
Ligia está llena de felicidad

– Mira doña Gertrudis le digo que estoy pero es que mire a mi lo que más me… a mi lo que más me… a mi lo que más me choca es que esa malagradecida yo pensaba que me iba a dar un nietecito con los cabellos rubios y los ojos rubios y los dientes rubios así como… y viene y se marcha con ese tuza ay… ay… ay no… ay esta juventud…

Apparentemente, dopo aver rimpiazzato la chitarra ed il trombone nei dischi precedenti, sembrava mancare ancora uno strumento per quel pezzo, perché lui aveva fatto tutti i mambo cantati sopra i tromboni.Io amo in particolar modo i cori di questo pezzo, dove tutta la famiglia, asfissiata dalla storia di Ligia Elena piange la propria disperazione, ed il coro che fa “Mmmmm Mmmmm” mentre Rubén interpreta la madre afflitta.

Fine quinta parte.

Arrivederci alla prossima puntata: “The Last Fight”.

La collaborazione di Willie Colón e Rubén Blades alla Fania Records parte 6

Rubén, che inizia ad avere problemi con Jerry Masucci, il fondatore e proprietario dell’etichetta, ha urgenza di finire presto con il suo contratto. Infatti questo album è stato registrato molto in fretta ed è la colonna sonora di un film in cui Rubén recita la parte di un pugile. Si tratta del primo di una lunga serie, poiché lavora regolarmente come attore per il cinema, in particolare in “Milagro” di Robert Redford, “Predator 2” di Stephen Hopkins o “Color of the Night” di Richard Rush, film conosciuto principalmente per il fatto che si vede Bruce Willis completamente nudo. Egli recita anche in un episodio degli “X-files” ed ha una parte ricorrente nella serie ospedaliera “Gideon’s Crossing”, che era visibile nella televisione francese.

Musicalmente l’album non è famoso (Rubén afferma che si tratta dell’unico album che rimpiange di aver fatto nella sua carriera), ma l’orchestra non riesce mai a suonare veramente male ed il pezzo “What Happened” può essere salvato nonostante il fatto che Rubén tenti di cantare in inglese. Anche il coro è in inglese (“What happened? I don’t know”), il che è piuttosto inusuale ma alla fine abbastanza divertente. Apparentemente è la storia dell’ubriaco che scoprì il corpo di Pedro Navaja nell’album “Siembra”. In quanto tale Rubén mantiene la continuità nelle sue idee, poiché registra nel 1988 nell’album “Escenas” il brano “Sorpresas”, in cui si apprende che in realtà Pedro Navaja non era realmente morto.

Rubén Blades & Willie Colón Live | Pedro Navaja Capitol Theatre 1980

Successivamente: L’ultimo concerto della loro collaborazione ha luogo a Berlino nel 1982. Durante la loro collaborazione Rubén trova il tempo per registrare un altro album e Willie ne fa 3 (incluso uno insieme a Celia Cruz), e le loro carriere continuano fino ad oggi. Dopo aver registrato questi sei album insieme, Willie ne ha registrati dodici e Rubén quindici. Dopo le decisive collaborazioni con Héctor Lavoe e Rubén Blades, Willie Colón scelse di dare maggiore spazio alla propria voce, cantando in molti dei suoi dischi successivi. Nel 1995 la Sony decide di unirli tutti insieme a tutti i musicisti dei grandi tempi della loro collaborazione alla Fania. Il disco che ne emerge, “Tras la tormenta”, però è lontano dall’essere interessante quanto i dischi degli anni 1977-1982. In effetti, come afferma Rubén moderatamente, la registrazione non è potuta essere realizzata come lui avrebbe voluto. Dietro a questa dichiarazione molto diplomatica si nasconde il fatto che in qualsiasi momento i due uomini non potevano registrare insieme. Solo 3 dei 10 pezzi sono cantati dai due musicisti, grazie al montaggio nello studio di registrazione.

Ma l’anno della pubblicazione di “Tras La Tormenta” è un anno speciale per i due artisti, poiché entrambi affrontano un’estenuante campagna elettorale. Willie Colón è uno dei candidati nelle elezioni senatoriali di New York, mentre Rubén Blades, dopo la partenza di Noriega, è tra i candidati nelle elezioni presidenziali a Panamá, dove ottiene un onorevole terzo posto, perdendo voti perché aveva vissuto troppo a lungo a New York in passato. Ma in questo periodo, in 4 dischi (gli ultimi due non hanno la stessa importanza storica), “Metiendo Mano”, “Siembra”, “Maestra Vida, prima e seconda parte”, c’è la storia di una piccola rivoluzione.

Qui si assiste al modo in cui la salsa, apparendo attorno al 26 agosto del 1971 nel Cheetah Club, giunge alla maturità, passando da temi semplici e frivoli alla consapevolezza del contesto socio-culturale che le diede nascita e vita. Ecco come un genere musicale, che solitamente veniva suonato per celebrare il fatto di dimenticare la realtà che caratterizzava la vita della frangia più povera della popolazione urbana delle Americhe, utilizza questa stessa realtà per includerla nel suo processo creativo. Un tentativo che inoltre può solo rimpiangere di essere seguito in maniera molto limitata, nonostante il suo evidente successo.

Fine della sesta e ultima parte.

Ringraziamo Salsafrance.com per averci concesso l’autorizzazione a pubblicare e tradurre questo articolo

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