New York by Claude parte 1

Le recensioni de LaSalsaVive

New York by Claude

Eccomi qua!

Debbo dire che sto viaggio è stato proprio sofferto, a partire dal fatto che dovevo farlo un anno fa, poi a Natale, e infine se non lo facevo entro il 10 Giugno avrei perso il biglietto, che era gratis e quindi era un peccato.

Tutto ha tramato contro la mia partenza, come 12 ore prima di partire, che non mi ricordavo piu il codice del bancomat: son stato tutta la Domenica ad elaborare Matrici di 2° livello e Logaritmi per giocarmi con sicurezza il secondo tentativo di codice da non sbagliare… e ce l’ho fatta… ma che paura!

DAY ONE: LA LLEGADA A NUEVA YOLL!!!

Domenica sera passo la notte su una panchina di Linate (non mi fido a prendere un taxi alle 5 del mattino: e se poi non arriva? Mica viaggio per lavoro che se perdo il posto in business posso prender quello dopo!) e alle 5.30 chiedo al check in:

“Vero che per vedere Manhattan devo mettermi a sinistra?”

E la tipa: “Non… non saprei…”

Alle 6 per togliermi la curiosità chiedo al Finanziere: “Ma quant’è il massimo di cd che posso portarmi dall’estero?” Il tipo gentilmente prima sfoglia un libro poi per non farmi perder tempo mi porta altrettanto gentilmente dal Dirigente il quale sentenzia: “Massimo 170 €, oltre a quella cifra paghi almeno l’IVA, non sull’eccedenza ma su tutto” Chiedo: “E la Siae?” E lui: “Non ci interessa la Siae, noi solo dazio e IVA”.

Ridendo sotto i baffi (avevo stanziato 500 €, in seguito sforati a 770 $), mi imbarco alle 6.55 su un aereo pieno di persone in grigio che evidentemente alle 9 hanno il primo appuntamento di business a Parigi; io là in bermuda e sandali mi faccio invece un sabroso croissant da 2,30 € Shocked e mi sottopongo all’interrogatorio della addetta della Continental (al telefono mi avevano avvertito che quella compagnia faceva i “controlli interni”)

“Bonjour, lo zainetto ce l’ho qua, la valigia è già là” E lei (rifiutando il mio francese): “Quanti colli in totale?” Penso: “1+1=2” ma rispondo: “…. due!” Lei: “La borsa sull’aereo è chiusa?” Penso: “Ma c’ho la faccia di un cretino?” ma rispondo: “… sì!” Lei: “E’ stata chiusa da chi?” Penso: “Non ho piu la mamma che mi lava e stira” ma rispondo: “… da me!”

La tipa è un po’ adirata dello stupore dipinto sul mio volto al sentire simili domande, allora converto il mio atteggiamento in ludico e trasformo il terzo grado in un utile, fantastico esercizio grammaticale:

She: “Sir, Did anybody touch your luggage after your closure?

And me: “No Madame, nobody touched my luggage after my closure!

She: “Do you carry any weapons or anything that might be used as a weapon?

And me: “No, I don’t carry any weapons, nor anything that might be used as a weapon!

L’ultima è bellissima, sentite qua:

“Do you have any cellphone with you?”

E io (serisssssimo, e molto British): “Yes, ce l’ho appeso al collo!”

Infine: “That’s all, Sir, you may now proceed to check in: have a nice trip with Continental!”

Dico: “Thank you so much!” ma penso: “Fanculo te, la Continental e tutto l’11 Settembre!”

Chiedo al check in: “Vero che per vedere Manhattan devo mettermi a sinistra?”

E la tipa: “Non… non saprei…”

E io: “Vabbè va, mi fido della mia memoria, son quasi sicuro di averlo letto sulla guide Routard”

Cavolo, sull’ala m’ha messo quella scema!!! Ue, non si vedeva una mazza da quanto grande era quell’ala, sarà stato un 747 o similare!!!

Vibrate proteste verso lo steward e cambio di posto… vicino al gabinetto e tutto il suo vaiven di persone Evil or Very Mad

Tutto continuava a tramare contro il mio sofferto viaggio, e a sto punto mi domandavo cosa ancora doveva succedermi…

Dopo 8 ore di lettura del libro di Rondón per cercare di capire cosa prendere tra le cose che non conoscevo, compilo un simpatico questionario verdino dell’Immigration:

Rispondere SI’ oppure in alternativa rispondere NO:

A: Avete forse voi una malattia contagiosa, problemi mentali, fisici, soffrite di tossicodipendenza o forse fate uso di stupefacenti?

Penso: “Questi vogliono che io risponda NO”

B: Entrate forse voi negli Stati Uniti con l’intenzione di lasciarvi andare ad attività criminali o immorali?

Penso: “Questi vogliono che io risponda NO”

C: Avete forse voi perpetrato, tra il 1933 e il 1945, dei genocidi in nome e per conto della Germania Nazista o di qualche suo Alleato?

D: …. (e via con amenità similari)

La bottomline è semplicemente fantastica:

“Se per caso avete risposto NO ad una o piu di queste simpatiche domande, prego contattate il piu vicino ufficio dell’Immigrazione, perché POTRESTE avere qualche problemuccio nell’ottenere il visto d’entrata.

Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy

Dopo aver visto – giustamente – Manhattan alla mia sinistra, atterro a Newark a mezzogiorno e alle 13 circa sono già nella mitica West 110th street a cercare l’hotel del Black Harlem da mezza stella dove 3 anni fa un noto ballerino savonese alloggiò per 30 $ durante i suoi studi da Eddie Torres…

E’ lì, appena uscito dal metrò, il Park View Hotel, e ora ne capisco il nome: è proprio davanti al limite nord del Central Park; mi ci addentro notando, invero, un po’ di tipi strani, ma non ci faccio caso, cosa pretendo io da un posto da 30 $?

Arrivo bello fresco con il mio trolley da turista davanti al portiere il quale mi sentenzia: “This is a shelter” E io: “What?” E lui “A shelter, a HOMELESS shelter”.

Cavolo, non era piu un albergo, ora c’avevano messo dentro i barboni!

Gli chiedo: “Ma in questa area, conosce mica un alberghino senza pretese, tipo quello che poteva essere questo, ai tempi dei suoi massimi splendori?”

E lui: “No man…. NOT IN THIS AREA”

Shocked Shocked Shocked

Quel “not in this area” non era mica bello da sentire! Voglio dire, con tutto quel parlare secondo cui la borghesia bianca starebbe conquistando sempre piu Harlem a suon di nuovi condomini a prezzi piu bassi di Manhattan, che fine aveva fatto?

Persino Clinton ha messo qui i suoi uffici, l’ho letto sulla Guide Routard!

Tutto trama contro il mio viaggio, ma mi faccio coraggio e lungo la Lenox Avenue, facendomi spazio tra negre enormi e ragazzi atletici dai pantaloni enormi percorro 15 strade north per arrivare alla frequentatissima West 125th street piena di banche, Mac Donald’s e chiese dalle confessioni piu disparate, per cercare l’altro hotel dello Spanish Harlem suggeritomi dal noto ballerino savonese.

La strada è proprio bella, c’è un casino incredibile, vendono di tutto, è proprio uno dei centri commerciali di Harlem, riesco persino a vedere qualche viso pallido come il mio, quando a un certo punto mi imbatto in un uomo che vende cose buttate sul marciapiede.

“Quanto vengono sti vinili? Conjunto Quisqueya, Luis Perico Ortiz, Ruben Blades…”

E lui: “Two Dàlars each”

Penso: “Minkia!!!” ma rispondo molto freddo “Mo vado a posare la borsa EN CASA ‘E MI HERMANO e poi torno da te, sai com’è, ARRIVO ORA DA PONCE”

Mi fa: “Bueno, ‘ta luego”

Salgo le scale del Washington Hotel e un barbone da dietro mi fa: “It’s a shelter” e io: “Bè… grazie per avermi risparmiato le scale!”

Tutto continua a tramare contro di me e a sto punto mi rimane solo di tornar south nella West 122nd per dormire a 20 $… ma in compagnia di altri dato che trattasi di ostello.

Che pero, mi dicono, è chiuso temporaneamente causa incidente occorso al proprietario.

LO SCENARIO DEL QUARTIERE DEL CLAUDE: LA LENOX AVENUE

Mi gioco l’ultima carta, invero un po’ costosa (per un single): telefono a Gisele, la trovo (è bianca! Siamo in due!), mi mostra la house in 134 West 119th che affitta a camere e prendo una doppia (son tutte doppie) a 55 $ a notte.

Mi rode perdere due CD a notte, ma per fortuna c’è la cucina, e con 11 $ faccio una spesa che mi eviterà di spender soldi in cene (e tasse, e mance), minimizzando cosi i costi e massimizzando il numero di CD da comprare.

La tipa mi fa una pezza enorme: dice in continuazione che New York è una fantastica città e infine racconta che ha rischiato di morire in un incidente, e capisco così che è lei stessa la proprietaria dell’ostello!

LA MIA CASETTA DA TELEFILM AMERICANO

La pago, mi faccio una doccia, mi preparo cena e poi vado a riposarmi un attimo pensando: “Cavolo, ma come fanno gli Americani ad andare a ballare alle 5PM???”

Mi sveglio e dico: “Ma è l’alba o il tramonto?” Per fortuna è il tramonto, e arrivo per tempo al Taj (si pronuncia Tash ma con la sh dolce, come l’inizio di Jean Claude) dove trovo all’entrata il buon Henry Knowles che si fuma una sigaretta (non è vero che gli Americani non fumano!).

“You are gonna have fun, welcome to Taj!”

Con 8 $ entro in un bar molto carino (se arrivavo tra le 5 e le 7 PM entravo gratis [e mi pagavo mezzo CD]), dove su un parquet bellissimo la gente – vestita da “lavoro” – balla sulla selezione di un dj che non è Knowles ma che si destreggia benissimo.

Tutta salsa classica alternata a romantica, con una scelta dei brani di tipo (mi spiegheranno in seguito) “lounge”, ossia non aggressivo; il tipo non mixa e unisce la fine di una canzone tronca con l’inizio di un’altra splendidamente, la pista peraltro riconosce i finali, svuota e si riempie di nuovo a fisarmonica proprio come succede in tutti i locali di Milano dove non si mixa (come quello in cui lavoro io).

Alla faccia di chi ritiene necessari i mix, tiè!!!

Ballan tutti New York Style (non ne dubitavo!), son tutti belli rotondi e voltuosi, ma lo fanno sia sull’uno che sul due (e questo un po’ mi sorprende, ma non mi turba certo).

La Timba qui non esiste (per quella ci son serate apposite indicate in Justsalsa.com) e la bachata è limitatissima, cosi come lo è il merengue; il reggaeton non viene messo, perlomeno non fino a mezzanotte quando decido di andarmene senza neanche aver fatto un ballo da quanto stanco ero: in fondo, ero uscito solo per rendermi conto del tipo di serata.

LA SERATA DI DJ HENRY KNOWLES AL TAJ LOUNGE, DI LUNEDI

Il metrò è una figata: dalla West 23rd street alla West 116th con la linea rossa 2 o 3 in meno di mezzora arrivo, e da lì in due minuti sono a baita.

http://www.mta.nyc.ny.us/nyct/maps/submap.htm

Figo sto metro, neh? Altro che Sesto Marelli!

La mia è una location troppo strategica, anche perché il giorno dopo con 5 minuti di bus o – in caso di sole – 10 minuti a piedi east, arrivo nello Spanish (=East) Harlem per visitare i due piu soddisfacenti negozi di musica latina…

By Claude

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