Intervista a Ralph Mercado: El Todopoderoso

Traduzione a cura di Paola “Calleluna” Sampaolo


Articolo tratto da “El Manisero- Revista de la Musica Latina” numero 0 – ottobre 1993

Ventisei anni fa, nel 1967, Ralph Mercado attaccava da solo, per le strade di New York, i manifesti che annunciavano i concerti di alcune orchestre latine che, più tardi, si convertirono in “Estrellas de Fania”.
Nel suo lavoro di propaganda lo aiutava una galiziana, Dolores Santos, la stessa che lo scorso 22 luglio ci fece da anfitriona, nella sua casa di Cullera (Valencia), per un incontro di 5 ore con il manager mondiale della Salsa.
Attualmente Ralph Mercado è il capo di una Holding di imprese mondiali che si dedicano alla Salsa e a tutti i suoi ingredienti: concerti, edizioni discografiche, festival internazionali, videoclips, films, promozioni, ecc. E’ socio di Jerry Masucci per “Las Estrellas de Fania”; è proprietario di RMM records & video Corp., un’organizzazione con studi propri e Joint Venture in America Latina, Europa e Giappone; i suoi marchi discografici: RMM Records, Soho latino, Tropijazz e Sonero Records si trovano in tutto il mondo e gli artisti del suo catalogo superano la cinquantina tra i quali i famosi Celia Cruz, Tito Puente, Oscar D’Leon, Cheo Feliciano e i nuovissimi come Giovanni Hidalgo, Tony Vega, La India, ecc.
Tutto questo spettro industriale, commerciale e musicale fa sì che Ralph Mercado sia, in questo momento, il padrone e signore del mondo della Salsa o, come dice il titolo, “el todopoderoso”, l’onnipotente. Dalla nostra lunga conversazione estrapoliamo per i lettori alcune notizie interessanti.

Cenni storici

D: Si inizia a conoscerti alla fine degli anni ’60 con la creazione delle “Estrellas de Fania”, come furono gli inizi?

R: Fu molto semplice. Da sempre c’erano le “estrellas”, negli anni ’60 c’era la “Alegre All star”, la “People all Star” e allora nacque l’idea, assieme a Jerry Masucci, di creare la Fania All Star con la gente nuova. Il primo disco fu realizzato nel 1968, però il successo della Salsa nacque con gli artisti che erano presenti allo storico concerto del Cheetah nel 1971, da lì nacque il meglio e continuiamo a godere con quelle canzoni. L’invenzione non fu niente male.

D: E Johnny Pacheco che faceva all’epoca?

R: Johnny era socio di Jerry ed era il direttore musicale della Fania. Anche se molte persone non lo sanno, Johnny è una persona molto importante nel movimento della Salsa. Lui scriveva molti pezzi, è un eccellente compositore. Io credo che senza di lui la Fania non sarebbe esistita. Jerry era il negoziatore, adesso conosce un pò la musica , però Pacheco era il musicista, quello che permise tutto ciò.

D: Ne sono successe di cose da allora, no?

R: Immaginati! Vedi una delle cose migliori che ho fatto nella mia carriera è quella di essermi infilato nell’affare dei video, perchè con i dischi non puoi creare molte cose ma con i video si. Io ho visto molti shows nella mia vita che non sono stati mai documentati, gente che oggi non c’è più come La Lupe, Hector Lavoe, facemmo degli shows favolosi e non abbiamo niente che li ricordi. Adesso filmiamo tutto quello che facciamo e cerchiamo di documentarlo. E’ STORIA!

D: La morte di Lavoe dovette essere molto sentita, no?

R: A New York fu una cosa incredibile, migliaia di persone lo piansero. Io ebbi a che fare con lui per otto anni, nella sua epoca d’oro, fu sempre molto problematico però era quello più amato dalla gente.

D: Hector soffrì molto ed ebbe molti problemi con le droghe.

R: Si. Circa da quattro anni si era ritirato. Lui ebbe sempre molti problemi personali però il peggio avvenne nel giugno del 1989, stavamo preparando uno spettacolo nel mio studio con un promoter di Portorico, mettemmo insieme non so quanti gruppi, però lo show fu sospeso perchè il promoter non pagò, io licenziai tutti e Hector si presentò al Coliseum, lui voleva cantare al suo pubblico e lì non c’era nessuno, era vuoto. Questo lo depresse molto e il giorno dopo si buttò giù dal nono piano di un hotel di Portorico. E’ un peccato che un tipo con tanto talento vivesse la vita come la visse lui.

D: Hector faceva Perez di cognome, chi gli mise Lavoe?

R: Si, lui si chiamava Hector Perez, però quando aveva 13 o 14 anni un amico mio, Arturo Franquis, gli mise “la voz” e tu già sai come parliamo noi latini, no? Allora la voz si convertì in Lavoe.

La sorpresa Giapponese

D: Tu lanciasti al successo l’ “Orquestra de la luz”, come cominciò la storia della salsa giapponese?

R: La storia vera è la seguente: il signor Richie Milier, che lavorava per me, venne un giorno nell’anno ’88-’89 e mi porta il video di una banda giapponese, io già avevo ascoltato qualcosa però avevo già tanti problemi e non c’era bisogno di un problema con dei giapponesi che suonano Salsa. Non gli prestai attenzione però lui continuava a martellarmi con i giapponesi ebbene li misi in un festival, però non nello show principale. Li misi di giovedì al Palladium, loro si pagarono il viaggio a New York e il resto, io gli detti mille dollari, per pagargli qualcosa e allora quella notte li feci suonare e io non potevo immaginare una cosa così, cominciarono a suonare un pezzo di Celia Cruz, e un altro e… alla fine, le 3000 e rotte persone che c’erano impazzivano e si divertivano, non avevo visto mai un pubblico così.

D: In quel momento decidesti di tenerteli?

R: Potevo far si che il gruppo lavorasse per me in tutto il mondo però non mi interessava, troppo rischioso, non si sa mai se un gruppo vende più di tre dischi. Allora feci l’affare con la BMG, loro firmarono con BMG, però io avevo l’esclusiva di tutti i paesi latini nel mondo. Avevo la licenza per tre anni.

D: Adesso non appartengono più alla tua orbita, che è successo?

R: Quelli erano fenomeni e continuarono per la loro strada. Sono dei musicisti incredibili, molto preparati, li posso comparare a qualsiasi musicista latino, però nella vendita di dischi scesero molto. Io credo che il primo impatto fu il più forte, la novità, però ciascun nuovo disco che facevamo scendeva nelle vendite un pò di più. Ho deciso di cercare altri fenomeni.

La rinnovazione salsera

D: Però c’è carenza nell’ambiente.

R: Oddio, c’è un movimento molto giovane nella Salsa che ancora non si conosce. Io sono molto entusiasta con il nuovo ragazzo che abbiamo, Marc Anthony, che ha appena vinto il suo primo disco d’oro con l’LP “Otra nota” registrato con il mio marchio Soho Latino. E anche La India è una cosa fresca per noi come pure Tony Vega, Gilberto Santa Rosa, un ragazzo cubano chiamato Ray Ruiz e un altro peruviano che si chiama Antonio Cartagena. Poi ci sono dei gruppi colombiani che stanno facendo molto scalpore, il Grupo Niche, Guayacàn, Joe Arroyo e un ragazzo che si chiama Checo Acosta. E tra tutti io personalmente metterei in risalto Giovanni Hidalgo che è in questo momento il più grande “tumbador” del mondo.

D: Che pensi della musica cubana attuale, quella che si fa sull’isola?

R: Quello che viene da Cuba è sempre interessante. Quello che si produce a Cuba me l’hanno proposto varie volte, però in verità io, data la situazione nella quale verso, non posso produrlo nonostante sia manager di Celia Cruz e suo rappresentante da molti anni… però negli Stati Uniti non si ascolta molto la musica cubana attuale, io credo che si ascolti di più in Europa.

D: Secondo tutte le previsioni, Cuba si avvicina ad un’apertura. Credi che questo influirà sulla movida salsera internazionale?

R: Si io credo che sarà una cosa molto interessante il giorno nel quale si aprirà si avranno molti cambiamenti nella musica in generale. La musica di Cuba influisce sempre perchè la Salsa è musica cubana con un pò di influenza portoricana e newyorkese. Però ogni paese ha il suo stile, e i musicisti hanno un proprio punto di vista, ci sono tipi ai quali piacciono le cose tipiche e ad altri quelle moderne, l’armonia dei ritmi, le percussioni, le cose adesso sono molto differenti.

Salsa Monga

D: Nell’orizzonte della rinnovazione salsera uno dei fenomeni più discussi è stato quello della Salsa erotica. Come vedi tu questa questione?

R: Questa cosa fu introdotta da Louie Ramirez con Ray de la Paz nell’anno ’80 quando fecero un gruppo che si chiamava “Noche caliente” e registrarono dei pezzi di boleros e baladas. Nel 1986 arrivarono Lalo Rodriguez, Eddie Santiago e tutto il movimento… noi lo chiamavamo Salsa monga (ride).

D: Perchè monga?

R: Bene, perchè era più lenta e alla fine non succede nulla!

D: Però questa salsa è andata forte in tutto il mondo.

R: Certo che si. Vedi, la salsa romantica aiutò molto il mercato perchè le donne cominciarono a comprare dischi, cosa che prima facevano solo gli uomini, questo è molto importante e bisogna tenerne conto. Fece sì anche che la gioventù si avvicinasse alla nostra musica.

D: Comunque dopo “Devorame otra vez” non continuò il fenomeno.

R: Noi in quest’affare vendiamo dischi e il successo di Lalo Rodriguez con “Devorame otra vez” fu enorme e veloce, quello che accadde dopo fu che l’artista non potè difendere il suo successo. Quel pezzo fu il primo che vendette in Spagna più di centomila copie, poi lo prese Azucar Moreno e ne approfittò. Fu un successo impressionante però la gente vuole una musica più aggressiva, con più feeling.

D: Qual è la situazione attuale del mercato della Salsa?

R: Io credo che New York e Portorico siano il baluardo della Salsa tanto per le vendite che per i concerti e gli artisti, anche se altre città come Miami e Chicago si muovono in questa direzione, il pezzo forte restano New York e Portorico. Adesso anche la Colombia è un mercato molto vantaggioso, il Messico si sta aprendo e noi, per la prima volta, iniziamo a fare dischi in Brasile.

D: Che succede in Brasile con la salsa?

R: Portai Celia 6 anni fa a San Paolo. Facemmo un concerto, carino, però niente di commerciale. Adesso quello che voglio è registrare dei dischi in portoghese, uno di Celia con Chico Buarque e un altro di Oscar D’Leon con una donna della quale non ricordo il nome. L’idea è di fare pezzi brasiliani a tempo di salsa. Mal che vada lo registriamo in spagnolo, però cerchiamo un altro swing.

D: Bene Ralph, per finire, ci piacerebbe sapere qual è il tuo artista preferito o il disco che porteresti con te in un’isola deserta.

R: (risate nervose) Me lo rendi difficile, fratello. Vedi, io ho trascorso molti anni con Celia e non so cosa possa accadere il giorno che non la porti con me. Però, nonostante tutto, c’è un musicista che per me è fondamentale, mi riferisco al maestro Machito, ti parlo di quello che rappresentò Machito nella mia giovinezza, quando suonava nel Palladium, la Casa del Mambo, che stava in Broadway con la 53esima. Io sono sempre stato un fan di Machito, quando ero ragazzo, avevo 13 o 14 anni, avevo tre dollari e l’entrata costava 1,95 e 40 centesimi la birra. Avevo mezzo baffo e mi preparavo tutta la settimana per andare il venerdì ad ascoltare e divertirmi con Machito.

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